Attualità, Persone & Idee

La Turchia annuncia la fine dell'emergenza

Dal fallito colpo di stato (luglio 2016) chiusi almeno 156 giornali

Termina dopo due anni lo stato d’emergenza in Turchia. "Un passo nella giusta direzione che dev’essere però accompagnato da misure urgenti per evitare che si tratti unicamente di una mossa cosmetica”, ha dichiarato Fotis Filippou, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa, commentando la notizia che lo stato d’emergenza non verrà ulteriormente rinnovato alla sua scadenza odierna.

“Centinaia di giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti, compreso il presidente onorario di Amnesty International Turchia Taner Kiliç, sono finiti in carcere solo per aver svolto il loro lavoro”, ha aggiunto Filippou.

Decine di migliaia di persone sono state imprigionate grazie a un potere giudiziario che manca della minima indipendenza e che manda dietro le sbarre reali o presunte voci critiche senza alcuna prova che abbiano effettivamente commesso reati. Organizzazioni non governative e mezzi d’informazione sono stati chiusi e oltre 130.000 lavoratori del settore pubblico sono stati arbitrariamente licenziati.

La campagna #FreeTurkeyMedia promossa a febbraio 2017 da Amnesty International ha finora raccolto 2 0.000 adesioni. Il rapporto intitolato “Il giornalismo non è un reato. La repressione della libertà di stampa in Turchia”è stato il fulcro di #FreeTurkeyMedia.

Vi hanno aderito giornalisti, vignettisti e artisti per chiedere il rilascio degli oltre 120 giornalisti finiti in carcere in Turchia dopo il tentato colpo di stato della scorsa estate e per sollecitare la fine della brutale repressione in atto nei confronti della libertà d’espressione nel paese. Tra le adesioni, si contano già quelle dell’artista cinese Ai Weiwei e dei tre giornalisti di “Al Jazeera” - Peter Greste, Mohamed Fahmy e Baher Mohamed - arrestati in Egitto nel 2013 e che hanno trascorso oltre 400 giorni in carcere.

Il tutto in un più ampio contesto repressivo contro persone sospettate di avere idee critiche nei confronti del governo, che ha portato oltre 47.000 persone in prigione e ha causato il licenziamento sommario di oltre 100.000 dipendenti pubblici.
 


Autore: Angela Pagani

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)

Articoli correlati