Arte, Cultura & Spettacoli

Gli 80 anni di Vico Calabrò

''80 brindisi nel mio ottantesimo giorno"

di Corona Perer - Ludovico Calabrò è nato il 27 aprile 1938 ad Agordo in provincia di Belluno. Ha sangue siciliano, educazione cadorina, adozione feltrina. Quest'anno ha festeggiato un'entrata epica.

“Ho iniziato il mio ottantesimo anno di vita con la soddisfazione del lavoro costante e con la gioia della frequentazione di tanti amici” ha spiegato a Cibiana di Cadore dove ha festeggiato l' ottantesimo giorno del suo ottantesimo anno trvandosi lì per il restauro di un suo affresco  nella piazzetta di Masariè. Cibiana non è un paese a caso: se oggi si chiama il "paese dei murales" lo si deve a una sua intuizione, ai suoi contatti, al suo amore per i dipintores erranti.

E' così che ha preso corpo una mostra di ottanta opere nelle sale espositive del Taula' dei Bos”. La festa per lui era iniziata con un momento di raccoglimento  nella chiesetta di Masariè. “Ho voluto ricordare tutti gli artisti che hanno lavorato con me a Cibiana”. E' grazie a lui se i Treccani e gli Schweizer hanno raggiunto il borgo per affrescarlo insieme a tante altre firme venute da tutto il mondo, persino dalla Russia. Poi, dalle ore 11 alle 22, è stato un susseguirsi di brindisi al Taulà dei Bos, grazie anche al sostegno dell'Amministrazione Comunale. Qui i "discepoli" sono stati invitati a dipingere una tovaglia e sull'arte si è poi brindato e assaggiato i salumi tipici e i formaggi del luogo, con Vico che trova una parola per tutti, che a tutti spiega la mostra, che firma cataloghi e osserva gli amici venuti da lontano con misurata commozione.

Lui è uomo di poche parole, non ostenta sentimenti, ma è sensibilissimo come un artista deve essere. Guarda e "vede". Ascolta e "sente". Una bella festa coronata da una mostra di 80 opere organizzate per cicli: gli affreschi, le grafiche, gli intarsi.

Due anni fa – era l'agosto del 2015 – annunciò che a quarant'anni dalla realizzazione del suo primo affresco a S. Vittore a Feltre  avrebbe compiuto sempre lì il suo ultimo affresco “....tornando là dove tutto è cominciato". La sua vita è piena di passaggi simbolici. Fu grazie a Don Giulio Gaio, custode del santuario dei Santi Vittore e Corona che Vico Calabrò, all'epoca già affermato artista, si incamminò nella tecnica che più ama e alla pratica preferita: quella di frescante girovago. E così utilizzando tre lunette rimaste libere della sacrestia vecchia adibita a segreteria, partì l'opera che andava a completare la monumentale processione affrescata nel 1975 quando si raccontavano i 20.000 fedeli in cammino verso il santuario nel 1943 per invocare la tanto attesa pace. Un evento storico che Don Giulio Gaio chiese all'artista di immortalare, e così fu.

Ma se allora dipinse senza voler nessuno intorno con l'umiltà di chi si sentiva inadeguato all'opera, per il suo ultimo affresco rese nota l'intenzione (e anche la volontà) di essere seguito dalla gente di Feltre che negli anni aveva cominciato a sentirlo come uno dei suoi, per aver amato, e dipinto la storia feltrina che il cadorino-siculo-vicentino porta anche oggi nel cuore. E così gente che andava e veniva per vedere i progressi dell'affresco e discutere con lui, soprattutto i suoi tanti discepoli assistenti. Alla settima "giornata" l'artista era già sulla parte centrale della parete e del racconto. Tutto venne annotato in un diario: visite, nomi, amici, ricordi, pro-memoria per il futuro suggeriti da questo o quello.

Venne anche il momento del distacco. “Eccoci alla conclusione. Ultima sera a Sanvetor – annota il maestro -  Lascio quest' eremo dove ho tanto imparato e dove ho replicato la gioia di quarant' anni addietro. Mi rendo conto che in questo luogo sono state offerte occasioni eccezionali alla mia professione. Spero di non montarmi la testa e ringrazio Corona e Vetor. Ora però smetto". Poi, però accade che ai proclami o alle regole, si affianchino le eccezioni. E così qualche tempo dopo Vico non resistette alla tentazione di dire “sì”.

Ed ancora una volta la sua storia di costante dono di arte è diventata una nuova opera per il Giubileo della Misericordia: la tela pellegrina, sgorgata dalla preghiera di papa Francesco per l’anno Giubilare della Misericordia. Lunga 11 metri e alta 2 metri, un’opera ricca di riferimenti teologici e spirituali elevati, dipinta coralmente nella Comunità CIF di Pedavena portata poi in pellegrinaggio e infine donata alla Comunità delle Suore Sacramentine cieche di Don Orione in Tortona (AL), non vedenti, donne straordinarie e coraggiose, che vedono con il cuore e con le mani.

Prorio come questa artista che - con cuore e mani - di arte ne ha donata tanta nei suoi 60 anni da artista, dentro 80 fecondi anni di vita. Lunga vita, Maestro!


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Autore: Corona Perer

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