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Jerash, la Pompei d'Oriente

Mete per il 2019: la città nascosta per secoli sotto la sabbia

Jerash, l'antica Gerasa, ha più di 6500 anni.  Il suo massimo splendore si ebbe durante il dominio romano. Nascosta per secoli sotto la sabbia, è stata scavata e restaurata negli ultimi 70 anni  rivelando un ottimo esempio di urbanistica d'epoca romana. Per questo è chiamata anche
la "Pompei d'Oriente", vi si entra dall'Arco di Traiano.

La Giordania è una terra affascinante che ha sempre attratto gli antichi viaggiatori. Terra di passaggio di carovanieri, su scenari di grande bellezza e maestosità. Incanta la forza primordiale del deserto, i suoi colori, la sua mutevolezza, il verde improvviso che si apre su distese che sanno di sabbia, roccia, sole e sale. I suoi gioielli? Petra certamente, il deserto dove si incontrano i suoi pastori, il Mar Morto, il sinuoso e verde cammino del fiume Giordano che segna un confine carico di significati per l'umanità. E poi Jerash con i suoi magnifici colonnati.

Seconda soltanto a Petra tra le destinazioni preferite dei turisti in Giordania, si trova su una pianura circondata da aree boschive collinari e fertili bacini. Conquistata dal generale Pompeo nel 63 a.C., cadde sotto il dominio dei Romani e fu annessa alla Lega della Decapoli, l'alleanza delle dieci grandi città romane. La città visse il suo periodo di massimo splendore sotto il dominio dei Romani, quando era nota con il nome di Gerasa; oggi è una delle città di epoca romana meglio conservate al mondo.

Costituisce una splendida testimonianza della grandezza e delle caratteristiche dell'opera di urbanizzazione condotta dai Romani nelle province dell'impero in Medio Oriente: strade lastricate, colonne, templi in cima ad alture, meravigliosi teatri, spaziose piazze pubbliche, bagni termali, fontane e mura interrotte da torri e porte cittadine.

La Giordania incantò i Turchi come i Romani, fu terra di commercio e di storia, ed è parte integrante della Terra Santa. Baciata quasi da una speciale benedizione vive in pace nell'angolo di pianeta più agitato. E sempre diventa un viaggio dell'anima. 

I migliori incontri si fanno sempre per strada. Sulle alture di Madaba, lungo la strada che conduce a Muqewir, dove sono i resti del palazzo di Erode il Grande,  è facile imbattersi nel rito della mungitura a fine giornata delle pecore. La curiosità di chi si ferma per scattare la foto turistica, si accompagna alla curiosità di chi guarda...chi fotografa: sono due curiosità che si confrontano, oriente e occidente, riti normali diventati per noi rarissimi. Anche i pastori si emozionano: a metà tra eccitazione e imbarazzo si mostrano timidi ma onorati dell'attenzione dei flash.

Non si può raccontare la Gente di Giordania senza dire del mito che è racchiuso nel deserto Wadi Rum dove si respira la suggestione di Lawrence d'Arabia e dove lo si incontra - senza averlo visto -  nella preghiera silenziosa di un beduino. E' l'ora del tramonto, i turisti fotografano il sole che scende. Lui guarda invece dalla parte opposta: verso la Mecca e prega. E' inevitabile non andare con il pensiero al cuore del "sentimento"  arabo che paradossalmente legò l'uomo britannico al popolo a cui diede una nazione.

Lawrence d'Arabia voleva creare un'unica nazione per tutti gli arabi dispersi nel mondo. La sua operazione nel corso della Prima Guerra Mondiale, è epica: é lui che guida le popolazioni arabe contro i Turchi. Un piccolo ufficiale inglese, ma dal grande carisma e dalla vita romanzesca. Il suo amore per gli arabi e per la loro causa fu dunque genuino o un doppio gioco? "Il suo fu un vero innamoramento. Certo, parte da conquistatore inglese, patriota e calcolatore, poi però incontra la donna della sua vita: l'Arabia e se ne innamora perdutamente" sostiene lo storico Franco Cardini, orientalista.

La Giordania oggi è un paese pacifico e lo dimostra il fatto che abbia buone relazioni internazionali. E' un paese magico che profuma di mito e mistero e sorprende oltre che per la bellezza del suo territorio, per il suo spirito pacifico malgrado si trovi nel triangolo più agitato della terra.
E malgrado abbia petrolio (la sua sostanza "geologica" è la stessa della Siria, di Israele, del Libano e del vicino Iraq)...non lo estrae. Che sia questa l'intuizione eccellente di Re Hussein che ha reso libero e pacifico il suo popolo, che ancora lo venera come l'indimenticato "re" fondatore della patria? Pare proprio di sì: perchè molte delle guerre attuali sono state mosse da mani sporche di petrolio. Questo piccolo regno ha saputo individuare la leva più pericolosa, per rinunciarvi a favore del bene del proprio popolo.

E questo - ci pare - possa bastare a spiegare perchè vive in pace. E perchè merita di essere conosciuto.

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