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Tunisi, metti un giro in Medina

Testo e foto di Massimo Occello*

Stupisce la vicinanza con l'Italia: dieci minuti dopo aver lasciato a dritta la costa orientale della Sardegna, si è già in vista delle lagune salmastre della costa tunisina, con i loro fenicotteri bianchi dediti alla pesca serale. Il volo 473 della Tunisair proveniente da Venezia atterra a Tunisi-Cartagine dopo un'ora e mezza di  volo perfetto dall'Italia. A bordo accoglienza discreta ed efficiente di scuola francese.

Tunisi avvolge, piena di vita, di suoni, di profumi. Lungo la strada che porta all'albergo insegne italiane: Salah Matmati, la nostra  brillante guida di antica etnia berbera,  informa che le imprese italiane che operano in Tunisia sono più di 500 (specie nel tessile e nell' abbigliamento).

Abbiamo patria culturale comune: fenicia, greca, romana, bizantina. Il suo mare è anche il nostro brodo religioso comune: che è insieme ebraico, cristiano e islamico.
In Tunisia - paese a netta maggioranza islamica - Cattolici, Ortodossi ed Ebrei  convivono in pace.   Questa consapevolezza crea  il morbido piacere di un "ponte", che si oppone  da subito ai "muri" dell'odio che siamo abituati a vedere alimentati (e che talora per ignoranza alimentiamo) mentre sui minareti si innalza la bandiera bianca che invita alla preghiera della sera. Qui il tempo ha un valore diverso, legato alla tradizione dell'incontro; la tolleranza si vede; la laicità dello Stato un fatto.

Certo c'è la preoccupazione per il terrorismo, che ha colpito duro (tra Tunisi e Sousse). Violenza gratuita a danno di turisti  che ha dimezzato gli afflussi perchè è difficile sradicare la paura. Le autorità non lo nascondono, ma lavorano per dare fiducia.

Abdellatif Hammam, direttore generale dell' Ente Nazionale per il Turismo, spiega  che "la Tunisia disturba, è un modello di successo: democratica e moderna, anche nello stile dei rapporti sociali (per esempio il ruolo della donna). Rialzarsi e reagire non è un fatto di businnes ma di valori. Si tratta di difendere la nosta scelta di democrazia laica e di civiltà. Se teniamo botta noi, anche voi avete il vantaggio di tenere più lontani i terroristi. Sosteneteci!"
E poi spiega che la priorità assoluta del governo è la sicurezza. "La preoccupazione viene principalmente dalla frontiera con la Libia, che oggi è blindata, cioè fisicamente separata dalla Tunisia e sorvegliata con grande attenzione. Quel confine è zona militare, abbiamo respinto i tentativi di infiltrazione, e all'interno stiamo ripulendo sistematicamente ogni focolaio. Ma la cosa più bella è l'opposizione decisa del popolo. Qui da noi non c'è posto per i terroristi!" prosegue Abdellatif Hammam

"Il governo è stabile, tiene ai tradizionali buoni rapporti con l'Europa e l'Occidente; la Tunisia fa parte - come l'Italia - della Cooperazione internazionale contro il terrorismo; stiamo affinando l'intelligence, approvvigioniamo equipaggiamenti moderni per la Polizia, potenziamo la sorveglianza tecnologica, puntiamo molto sulla formazione del personale della sicurezza in collaborazione con diversi paesi U.E. e con gli U.S.A" conclude.
Girando per la Tunisia questa attenzione si nota.

Si vedono spesso per strada pattuglie di Polizia, ben equipaggiate e collegate, anche lontano da obbiettivi istituzionali e dai luoghi del potere. Sono  sorvegliati con una certa discrezione anche da agenti in borghese gli alberghi, i ristoranti, le spiagge e i luoghi della cultura e dello spettacolo. Ma non c'è aria di militarizzazione come spesso accade a Bruxelles, capitale d'Europa. Negli alberghi vigilanza privata e tecnologie per il controllo degli ingressi.

Ma è ancora possibile passeggiare per ore indisturbati nella Medina di Tunisi, dove cercano di vendere, chiamano, adulano, ma non insistono più di tanto. Nessuno tira per la giacca. Profumi, spezie, stoffe, copricapo, si mischiano ad argenti,  monili, vestiti da sposa, bagni pubblici, fontanelle per le abluzioni rituali, librerie. E poi scarpe, piatti, borse, cuscini di ogni sorta e misura; sarti, calzolai, barbieri, miniatori, ricamatori al lavoro. Il regno dell'abbondanza gestito da persone umili e sveglie. Bar, rosticcerie alla buona, ristoranti seriosi, si alternano alle scuole di teologia e ai cataloghi di libri sacri. Molti si conoscono, si parlano fitto fitto, si prendono il tempo della pausa dopo pranzo (che  chiamano kailula) o fumano il narghilè. A mezzogiorno, al richiamo della preghiera, molti si infilano nella Moschea da una delle molte porte, si lavano e porgono a Dio il loro tributo di tempo e di pensiero grato. Casa e bottega e chiesa sono lì un tutt'uno compatto. Come la solidarietà, che non nega mai l'aiuto a un amico. Cose da noi appannate.

*direttore Giornale Sentire


Autore: Massimo Occello

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