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Libia, prigione a cielo aperto

Il paese non ha capacità di coordinare le operazioni di soccorso

(foto: Amnesty International) - All’interno dei centri di detenzione libici i migranti e i rifugiati rischiano regolarmente di subire torture, estorsioni e stupri. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha registrato 56.442 rifugiati e richiedenti asilo in Libia e ha ripetutamente chiesto ai governi, europei e non, di reinsediarli, anche attraverso l’evacuazione via Niger.

Mentre la lotta per bande spopola tra le vie di Tripoli, Russia e Turchia come falchi vogliono arrivare in terra di Libia ed il recente acuirsi della crisi Iran-Usa riempie di nubi nere il cielo libico e mediterraneo.

Medici senza frontiere e SOS Mediterranée sono stati costretti a porre fine alle operazioni di ricerca e soccorso in mare della nave Aquarius. Negli ultimi due anni hanno soccorso quasi 30.000 persone nel Mediterraneo. Quest’anno ne sono annegate oltre 2100. La maggior parte di loro era in fuga dalla violenza, dalla tortura e dalla detenzione arbitraria in Libia. Ma il paese, ora più che mai. non ha capacità di coordinare le operazioni di soccorso.

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