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Pantelleria, lo Zibibbo patrimonio Unesco

La vite ad alberello e la vendemmia eorica: ode al Passito

La  vite ad alberello di Pantelleria è dal 2014 nella Lista Unesco come uno dei patrimoni culturali immateriali mondiali. Secondo il giudizio espresso, la pratica agricola di Pantelleria rappresenta "...un esempio unico nel suo genere di coltivazione della vite, tramandatasi di generazione in generazione nella comunità pantesca".

Su un'isola dove l'acqua si compra e dove i venti passeggiano imperiosi senza chiedere il permesso, coltivare la vite e vendemmiare è anche atto eroico: lo si fa inginocchiati nella vigna che a Pantelleria è bassa proprio per resistere ai venti. Il viticoltore ha due cassettine a portata di mano per selezionare sul posto l'uva: alcuni grappoli per l'appassimento, altri per la produzione dello zibibbo.

Nel poderi dei Rallo, del celebre Donna Fugata tra terrazzamenti e muretti a secco tipici dell'isola di Pantelleria, si inizia a vendemmiare poco dopo ferragosto. Dalle contrade più precoci arriva di norma il verdetto: se la vendemmia sarà ositiva o si dice a Monastero o nei poderi di "Dietro l'Isola" dove i pendii guardano l'Africa.

Anche il coltivare è eroico: in un'isola che non ha sorgenti idriche e piogge assai scarse, un miracolo accade ogni notte ed è un miracolo della natura. E' infatti la rugiada notturna, dovuta all'escursione termica fra giorno e notte, ad assicurare alle piante l'apporto di acqua di cui necessitano per vivere.

Antonio Rallo che rappresenta la quinta generazione di una dinastia che da sempre è legata all'uva è soddisfatto. "Ricorderemo questa vendemmia" diceva nel 2015, in assoluto la migliore. Giacomo, suo padre, ha creato Donna Fugata, ma già il nonno, il bisnonno ed il trisavolo maneggiavano l'uva sin dal 1851 a Marsala dove la casa madre ha sempre prodotto il rinomato Marsala. L'azienda oggi ha ancora base lì: Marsala è il centro di affinamento e imbottigliatura di tutte le uve prodotte dai Rallo che a Contessa Entellina (provincia di Trapani) hanno una cantina di vinificazione e 270 ettari di vigneti tra Alicante, Syrah, Nero d'Avola, Pinot, Sauvignon e Chardonnay (per citarne solo alcuni).

Altri 68 ettari sono appunto a Pantelleria dove c'è una cantina di vinificazione di quanto raccolto nei 78 ettari di vigneti sparsi in 12 contrade tra Khamma, la Piana di Ghirlanda e Barone. Qui a dominare è lo Zibibbo (Moscato). Si coltivano almeno 17 varietà. “Questo è il frutto di una scelta agronomica orientata a valorizzare la peculiarità delle diverse contrade: suolo, altitudine, esposizione

E' tra questi vigneti che incontriamo alcuni dei 50 dipendenti addetti alla raccolta: i più vengono da Marsala e da tempo risiedono sull'isola, altri sono polacchi. Ci spiegano che la manodopera difficile e particolarmente attenta ha costi maggiori. “La manodopera è 3 volte superiore a quella necessaria ai vigneti di Contessa Entellina”. Serve più tempo, più cura, più attenzione, maggior lentezza.

E' in vendemmia che si fa il vino. Il raccoglitore osserva il grappolo, elimina gli acini che sono danneggiati, controlla la presenza di quelli già appassiti naturalmente e quindi sceglie se avviare il prodotto alla trasformazione (da mosto in vino) o all'appassimento.che avviene grazie al sole e al vento dell'Isola. Nelle serre l'uva è prima verde, poi screziata e quindi marrone. A quel punto lo "sgrappolamento" si fa a mano, acino per acino.

Il processo di appassimento richiede di solito dalle 3 alle 4 settimane in serre arieggiate che fanno entrare il giusto sole e il giusto vento, aperte e chiuse dall'uomo, così come è sempre mano e forza d'uomo che dispiegano i frangivento per salvare la pianta dai forti venti soprattutto nella fase di germogliamento e fioritura tra aprile e maggio. E quest'anno non c'è stato il danno dello scirocco  che nel 2013 condizionò in quantità la produzione.

Assaggiare il mosto in cantina permette di avere un contatto diretto con il frutto della pianta, il suo sapore trattiene tracce fruttate al limone, e i trattamenti – garantiscono - sono limitati a quelli con  zolfo e verde rame, come si faceva una volta.

"Noi non irrighiamo" spiegano in Cantina "fa tutto madre natura". Le vigne ad alberello pantesco sono un miracolo di resistenza: affondano le loro radici in terreni sabbiosi di un'isola vulcanica che perciò conferisce al frutto un ricco apporto di potassio e magnesio. I venti forti fanno il resto, pulendo il terreno dai parassiti più insidiosi come la Filossera.

A Khamma l'azienda ha persino potuto recuperare 7 ettari di vigneto di almeno un secolo, a piede franco. Un reperto storico di enorme valore  a cui si affinacano i poderi dove si studiano i cloni di zibibbo per osservarne il comportamento in poderi a forte carattere sperimentale.

Il rito della mensa riunisce tutti i lavoratori e tra loro anche quelli che con mansioni diverse non stanno in vigna ma si occupano di coordinare conferimento e trasformazione, controllo qualità e comunicazione prodotto. La pausa è il momento in cui l'azienda si fa famiglia. Al desco capita che siedano spesso anche i proprietari o i loro ospiti.    

Il tutto si traduce in una ventina di etichette tra le quali eccelle il Ben Ryé, il passito di Pantelleria pluridecorato, in commercio a 40/50 euro la bottiglia. Non potrebbe costare meno,  dopo il paziente lavoro fatto dall'Uomo. Ma nel Palazzotto di Khamma edificato nel 2007 è bello trovare anche storie in cui è l'uomo ad adeguarsi alla Natura e a preservare ciò che essa ha creato. Nei vigneti Rallo si fa così dal 1851.

www.giornalesentire.it - 2016


Autore: Corona Perer

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