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Europa: il diritto di recesso c'è

Il prof. Daniele Trabucco, Costituzionalista (Italexit): ''Si può fare''

di Corona Perer - Uscire dall'Europa: un tabù, quasi un'eresia? ''No. Si può fare'' afferma il prof. Daniele Trabucco, Costituzionalista (Italexit) intervendo ad un incontro a Susegana promosso dal movimento che fa capo a Gianluigi Paragone, in vista delle prossime elezioni del 25 settembre.

''In realtà l'articolo 50 del Trattato di Lisbona prevede la facoltà di recesso" afferma Trabucco. Questo significa che essere in Europa non è assolutamente un processo irreversibile, come ci è stato finora detto. Ma perché si dovrebbe rivalutare un'uscita dall'Europa? "Non solo per recuperare la sovranità ma per dare attuazione vera e propria alla forma dello Stato sociale di diritto" risponde Trabucco.

Professore alla Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera) e referente di Unidolomiti sede staccata della facoltà San Domenico di Roma, Trabucco ricorda che con una disoccupazione stabile all'11%, in Europa dove peraltro il lavoro non è più un diritto-dovere caposaldo della dignità umana, non c'è alcun vantaggio dal restare in un perimetro in cui il primato dell'Economia e della Finanza ha condizionato i mercati e annichilito popoli e culture.

"Il vero arricchimento non nasce dalla omologazione ma dal tornare ad essere sovrani, tornare alla bellezza di un popolo che vive ancora il principio di eguaglianza sostanziale - afferma lo studioso. "In due anni di pandemia molte leggi hanno portato l'azzeramento di questo diritto e alla sospensione di molti altri diritti. Recuperare lo stato sociale e ridare alla politica ruolo e funzione è urgente. Lo Stato non è più il guardiano della società sotto ordinata, è diventato in realtà uno Stato imprenditore ed ha cambiato pelle, non è più un'entità esterna. L'uomo di conseguenza, quello consegnato dalla cultura classica da Platone in poi, ha cambiato l'identità. La società da liquida (Baumann) è diventata gassosa ed è evaporata. Non siamo nemmeno più capaci di parlare di ciò che siamo."

Secondo Trabucco ecco quindi la retorica dell'uomo che deve affidarsi alla Gaia Scienza di cui parlava Nietszche ed ecco spiegato il trionfo della Tecnica di cui parlava il filosofo Emanuele Severino.

"Tutto questo ci ha portato ad essere ricattati dagli altri attori con più potere dell'Italia. Ma ora con un rapporto debito-PIL al 156% (cresciuto con Draghi al governo), con un PNRR che è un prestito e dovrà essere restituito, con le sovvenzioni che dovranno essere ripianate e con un patto di stabilità che è soltanto sospeso, ma che nel 2023 verrà riattivato, ha senso porsi una domanda: ha senso restare dentro questa gabbia?

 

L'unico partito che lo ha post al centro della propria azione è Italexit, nel quale Trabucco ricopre il ruolo di responsabile del Dipartimento Affari Costituzionali, e proprio mentre la formazione delle liste e la raccolta delle firme occupa i pensieri dei movimenti che hanno catalizzato il dissenso, si lavora ad immaginare le modifiche alla costituzione che devono essere rifatte per ristabilire un quadro di diritti. La Costituzione va implementata proprio per esercitare quel diritto di recesso previsto dal Trattato di Lisbona all'articolo 50 perchè esso sancisce che questa facoltà va esercitata dagli stati membri "...conformemente alle proprie regole costituzionali", regole che Italia però non abbiamo mai configurato.

Cosa servirebbe allora? "O un referendum o la via molto più pericolosa dell'uscita senza accordo". Ma non è solo questa la prima urgenza. ''Occorre riformare in Italia anche la forma di governo, perché l'esecutivo come sappiamo è nominato, occorre poi regolamentare l'emergenza in termini di durata e sostanza, definire quali sono le questioni sottoponibili al voto di fiducia per ridare centralità al parlamento. E poi bisogna fare un forte lavoro sui diritti primari, quelli cioè che sono tali a prescindere dalla Costituzione, in una visione Giusnaturalista del diritto della persona".

Per fare tutto questo immane lavoro servirebbe quindi una virata fortissima. "Altrochè, c'è bisogno di un cambio di paradigma filosofico, la Costituzione naturale è alla base della Costituzione scritta, occorre andare ai princìpi  afferma il Professore - perchè i valori possono cambiare ed essere modulati nel tempo, i principi invece sono fondamenta. Abbiamo bisogno di competenze, abbiamo bisogno di statisti e non di politici" conclude il Professore  "...e per far questo bisogna saper selezionare le competenze e costruire una nuova classe dirigente".

Un establishment che oggi ha invece fallito su ogni punto, consegnando il nostro paese all'incertezza e alla cessione in mano di terzi della nostra sovranità territoriale. Quanto agli istituti di garanzia (primo fra tutti la Presidenza della Repubblica) il quadro non è meno roseo. A chi gli ha chiesto se Italexit non preveda di configurare meglio anche i casi di impeachment, ha risposto con una citazione. "Il ruolo più enigmatico è quello del Capo dello Stato, un organo a fisarmonica. Sarei più favorevole al suffragio diretto e in caso di messa d'accusa alla creazione di una Alta Corte di espressione popolare".


Autore: Corona Perer

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