Scienza, Ambiente & Salute

COVID-19 o Coronavirus? Si chiama SARS-CoV-2

L'università San Raffaele di Milano lo spiega

Già nel 2015 l’OMS ha pubblicato una guida, esortando gli scienziati a evitare nomi che potrebbero causare inutili effetti negativi su nazioni, economie e persone. Nella recente epidemia si dovrebbe usare il termine COVID-19 o Coronavirus? Nè l'uno ne l'atro in realtà si chiama SARS-CoV-2.

L'OMS spiega che i termini che dovrebbero essere evitati nei nomi delle malattie includono aree geografiche (es. West Nile virus, febbre della Rift Valley), nomi di persone (ad esempio Malattia di Creutzfeldt-Jakob, malattia di Chagas), specie di animali o alimenti (ad esempio influenza suina, influenza aviaria), riferimenti culturali, di popolazione, industriali o professionali (ad esempio legionari) e termini che incitano alla paura indebita (termini quali sconosciuta, fatale, epidemia)”.

E dunque "...il nome del virus dovrebbe contenere “termini descrittivi generici, in base ai sintomi, a coloro che colpisce, alla sua gravità o stagionalità”.

L’appellativo “Coronavirus” usato finora, infatti, si riferisce alla famiglia di virus cui questo tipo appartiene, piuttosto che al virus in sé. Ma il suo vero nome è Covid-19: “Co” e “vi” per indicare la famiglia dei Coronavirus, “d” per indicare la malattia (disease in inglese), “19” per identificare la data di scoperta nel 2019. Il nome del virus, inizialmente denominato 2019-nCoV, è SARS-CoV-2. Usato dalla comunit scientifica con COVID-19

L' Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ha spiegato in questi giorni (> clicca qui) l’importanza di dare un nome al nuovo Coronavirus. Infatti a Ginevra, il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato: “Abbiamo dovuto trovare un nome che non si riferisse a una zona geografica, a un animale a un individuo o a un gruppo di persone e che fosse anche pronunciabile e riferito alla malattia”.

COVID-19 dovrebbe dunque essere la corretta dicitura erchè evita riferimenti geografici e culturali, e va verso la direttiva OMS di non “etichettare” nessun Paese o popolazione in particolare e scansare ogni tipo di stigmatizzazione.

In passato diversi sono stati i fraintendimenti e le connotazioni negative dovuti proprio a una erronea denominazione di un virus. Ad esempio, nel caso di HIV la malattia fu inizialmente chiamata GRID (Gay-related immunodeficiency): questa definizione contribuì a dare un senso di falsa rassicurazione alla comunità eterosessuale, che per diverso tempo ritenne di poter essere immune dal contagio.

Per il suo nome, la MERS (Middle-East Respiratory Syndrome), denominata per la sua insorgenza in Medio Oriente, fu difficilmente identificabile quando arrivò in Sud Corea nel 2015.

Venne chiamata “spagnola” l’influenza che – tra il 1918 e il 1919 – causò oltre 50 milioni di morti. Erroneamente si credette che il virus fosse diffuso solo nella penisola iberica; il nome venne scelto invece perché i giornali della Spagna (paese allora neutrale) furono i primi a poter riferire liberamente delle conseguenze della malattia in periodo di guerra.

In altre circostanze, virus e microrganismi hanno preso il nome dal luogo o dalla regione in cui sono stati identificati per la prima volta: è il caso ad esempio di Ebola (da un fiume nella Repubblica Democratica del Congo), della malattia di Lyme (da una città del Connecticut), del virus Hendra (dall’omonima città vicino a Brisbane in Australia).

 

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COME DIFENDERSI DAL VIRUS: sintomi e prevenzione

il decalogo di ISS e Ministero della Salute:

- Lavati spesso le mani

- Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute

- Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani

- Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci

- Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico

- Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol

- Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate

- Gli animali da compagnia non diffondono  il nuovo coronavirus

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