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Appello da Atene ''Humanity First''

Messaggio dall’Acropoli per richiamare l'attenzione sui rifugiati

Il messaggio “Prima l’umanità, i rifugiati sono benvenuti” è stato proiettato ieri al tramonto su un lato dell’Acropoli di Atene.

L’accordo tra Unione europea e Turchia è una dichiarazione circa la cooperazione tra gli stati membri e la Turchia per rimandare le persone approdate sulle isole greche dell’Egeo in Turchia in quanto “paese sicuro”, anche per i richiedenti asilo e per i migranti vulnerabili. Di fatto è l’attuazione di una politica di contenimento, che intrappola le persone nei centri delle isole greche per lunghi periodi di tempo.

Nei centri delle isole greche, siìoprattutto a Lesbos, si trovano attualmente oltre 15.000 persone, più della metà delle quali sono donne e bambini. La maggioranza di loro vive in campi sovraffollati, molti dormono in tende e container del tutto inadeguati, con evidenti rischi per la loro salute e sicurezza.

Il campo di Samo ospita oltre 4000 persone, cinque volte di più di quelle per il quale era stato attrezzato.

Sulla carta, l’accordo tra Unione europea e Turchia è basato sullo schema “uno contro uno”, ossia l’impegno a reinsediare in Europa un siriano per ogni siriano rimandato dalla Grecia in Turchia. I numeri dimostrano invece che nel 2018 sono stati reinsediati solo 8000 siriani, mentre in Turchia ce ne sono tre milioni e 600.000. Delle 32.494 persone approdate sulle isole greche lo scorso anno, ne sono state rimandate in Turchia solo 322.

Migliaia di persone, tra cui bambini, donne sole o in gravidanza e persone con disabilità, sono ancora bloccati. Per loro il 2019 è il quinto anno di stallo.

Diciannove organizzazioni per i diritti umani e per l’aiuto umanitario avevano chiesto già nel 2017  al primo ministro della Grecia Alexis Tsipras di porre fine alla “politica di contenimento” adottata dal governo di Atene per trattenere i richiedenti asilo sulle isole dell’Egeo. La situazione era già grave nel marzo 2016, quando l’accordo è entrato in vigore, le isole greche di Lesbo, Chio, Samo, Coo e Lero sono diventate luoghi di confino a tempo indeterminato, in alcuni casi già da 19 mesi. Migliaia di donne uomini e bambini sono intrappolati in condizioni deprecabili e precarie a molti di loro viene negato l’accesso a un’adeguata procedura d’asilo.


il video messaggio da Atene

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