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Rosario Livatino è beato

Il giudice ragazzino assassinato perchè credeva

di Gianfranco D'Anna - La prova del martirio del giovane giudice siciliano, Rosario Livatino, è arrivata  a seguito delle dichiarazioni rese da uno dei quattro mandanti dell’omicidio: chi ordinò quel delitto conosceva la sua fede e rettitudine. Definito un "santocchio" (un bigotto) il giudice ragazzino fu dunque ucciso per odio della Fede. Questo afferma il processo di Beatificazione.

La beatificazione del giudice  oggi domenica 9 maggio 2021 - anniversario della visita di san Giovanni Paolo II nella città dei templi - nella Cattedrale di Agrigento.

Livatino aveva 37 anni quando trovò la morte il 21 settembre 1990 lungo la statale 640 fra Canicattì e Agrigento. Era uomo di profonda fede e genuino altruismo. Tecnicamente gli viene quindi riconosciuto il martirio «in odium fidei». Ossia: ucciso, in odio alla Fede. Ucciso cioè, perchè credente. Proprio ciò che la mafia detesta: venerando solo se stessa.

Papa Francesco lo aveva definito un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: "...per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro e per l’attualità delle sue riflessioni..."

La Santa Sede aveva ricevuto nel 2018 gli atti della causa di beatificazione (avviata nel 2011 dalla diocesi di Agrigento). "La beatificazione del Giudice Rosario Livatino, commuove per l’esistenza autenticamente esemplare del magistrato e per l’evoluzione degli eventi che ne hanno determinato la canonizzazione" scrive Gianfranco D'Anna che ebbe a commentare da inviato Rai l'assassinio avvenuto ad Agrigento il 21 settembre 1990

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Autore: Gianfranco D'Anna

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