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L'italiano non legge ed è ignorante

''La cultura è il destino di un popolo'' afferma Galimberti

Umberto Galimberti, grande pensatore fautore dello spirito critico, partecipando nel 2017 a Biblioè ha messo - come suo solito - il dito nella piaga.

"In Italia non leggiamo e siamo agli ultimi posti in Italia perché la scuola non funziona e gli insegnanti non sono adeguati. Gli insegnanti devono essere degli affascinatori, oltreché essere adeguatamente formati e questo in Italia non c'è più da molti anni - ha affermato il professore - Per leggere un libro ci vuole passione, leggere costa fatica, ci vogliono degli educatori che riescano a motivare e appassionare i ragazzi, gli adolescenti. Appassionare alla cultura, questa è la chiave di volta".

E' stato questo, certamente, l'intervento di maggiore impatto di "Biblioè, tutta un'altra storia" seconda edizione di Biblioè. Un monito le sue parole ai "Dialoghi sulla cultura"  insieme a Flavia Piccoli Nardelli, Riccardo Mazzeo e con il coordinamento di Giorgio Zanchini, conduttore radiofonico Rai.

"La cultura è il destino di un popolo, guardate lo sterminio degli ebrei e quello degli armeni, il primo è molto più noto perché gli ebrei sono molto più colti - ha detto Galimberti - l'educazione investe la sfera emotiva, le pulsioni le abbiamo per natura, poi le emozioni che sono a metà strada fra natura e cultura. I giovani di adesso non hanno un livello emotivo maturo, non conoscono la differenza fra bene e male. Ci sono molti soggetti psicopatici. I sentimenti vanno educati e i sentimenti li abbiamo per cultura. La letteratura ci insegna cosa sono i sentimenti. Se io conosco un dolore perché ho letto tanto n posso uscire e non è più un dolore atroce. Non bisogna riempire le scuole di computer ma di maestri, di persone che sanno affascinare ed educare. Dopo si tornerà a leggere. Viviamo nella società della tecnica e interpretiamo ancora il mondo con il nostro punto di vista umanistico, dobbiamo cambiar modo di leggere il mondo. Sta diminuendo la capacità di tradurre un segno grafico in immagini e gli editori, purtroppo, seguono questo percorso. Questo è pericoloso. Ogni volta che leggo un libro devo entrare in crisi, è questa la funzione dei libri, perché le mie idee hanno bisogno di essere continuamente modificate. La cultura attutisce la cultura, se io leggo il dolore occupa un piccolo settore della mia psiche".

 

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