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Le anime salve sono gli ultimi

Le parole indimenticabili di Fabrizio tra solitudine e libertà

Fabrizio De Andrè ha scolpito nella memoria (di chi sa ricordare) parole indimenticabili sugli ultimi. Lo ha fatto quando ha regalato al mondo un album molto singificativo ''Anime Salve''.

Nei video in cui spiegava il titolo, parlò degli ultimi, i diversi, quelli che stanno ai margini, ''...perché ce li ha cacciati il sistema o perché l'hanno scelto loro. Salvi, perché soli, perché liberi, perché lontani da questa civiltà da basso impero dove i bambini vengono stuprati e gli adulti si arrabbiano solo quando gli rubi l'argenteria di casa''.

A quel mondo al margine della vita dei regolari, De Andrè si è sempre accostato con rispetto. ''I perdenti sono le persone che più mi affascinano. Per me dietro ogni barbone si nasconde un eroe. Solo queste persone dimenticate riescono, come dice il poeta Alvaro Mutis, “a consegnare alla morte una goccia di splendore”. È la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente. Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto. E forse la vita, più che una corsa verso la morte, è una fuga dalla nascita''. 

foto Fondazione De Andrè
http://www.fabriziodeandre.it/portfolio/anthology/

 

Spiegò che gli ultimi sono in realtà degli eroi vincenti, capaci di attraversare e vincere qualsiasi disagio, qualunque difficoltà nel solo intento di rassomigliare a se stessi.

''Il disagio deriva dell'emarginazione, e l'emarginazione nasce dal comportamento diverso di questi individui, di queste piccole etnie, rispetto al comportamento omogeneo e omologato delle maggioranze. Ma così facendo, e senza dare fastidio a nessuno, queste minoranze rendono un servizio a tutta l'umanità: sono infatti i comportamenti diversi dalla norma che hanno consentito all'uomo di percorrere la strada dell'evoluzione, a differenza delle altre specie animali. 

E quindi il  titolo dell'album si rifà all'etimo delle due parole anima e salvo, e vuole mantenere il suo significato originario di spirito solitario.

''Nel verso 'mi sono visto di spalle che partivo'' si accenna al rifiuto dell'identità anagrafica, cioè del personaggio costruito da un'autorità che vuole imporre a ciascuno di stare al mondo o al proprio posto. La solitudine, che in questo caso consiste in una scelta autonoma, consente di non stare nel mucchio: la sola condizione idonea a non essere contaminati da passioni di parte è uno stato di tranquillità dell'animo che permette di abbandonarsi all'assoluto, alle sue immagini e alle sue voci, interiori ed esterne, senza marchi posticci."


Caro Fabrizio De André, in questo mondo così barbaro - che per tua fortuna non hai visto - chissà quali parole e quali note troveresti per indicarci il cammino della consapevolezza e della libertà.
La tua intelligente sensibilità manca.

 

 

 


Autore: Corona Perer

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