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Scuola trentina in rivolta

L'assemblea contesta il sindacato

TRENTO 25 settembre 2027 – Sala della Cooperazione gremita in ogni ordine di posto, Cinema Vittoria aperto per accogliere chi era rimasto fuori e oltre duecento docenti collegati online. Molti istituti del territorio sono rimasti chiusi ieri per consentire la partecipazione all’assemblea provinciale indetta dalla CGIL per gli insegnanti trentini: un appuntamento trasformatosi nel termometro di un malcontento profondo che attraversa l'intero settore, culminato in un duro scontro frontale tra la base e i vertici sindacali locali.

Al centro del dibattito, che ha monopolizzato l'ordine del giorno, c'è il mancato adeguamento degli stipendi dei docenti al costo della vita: una perdita del potere d'acquisto stimata dallo stesso sindacato nell'equivalente di circa una mensilità all'anno. Una ferita resa ancora più bruciante dal confronto con la vicina Provincia autonoma di Bolzano nella quale, una mobilitazione spontanea — partita dai docenti di lingua tedesca e poi condivisa da quelli italiani — ha costretto le istituzioni a intervenire sull'assegno provinciale e a siglare con il presidente Kompatscher aumenti cospicui, arrivati a circa 1.000 euro lordi complessivi in pochi mesi.

La forma di protesta alto atesina è stata tanto semplice quanto incisiva: la totale astensione dei docenti da qualsiasi attività aggiuntiva che non fosse il loro dovere stabilito per contratto, ossia "fare lezione a scuola". Niente gite, né uscite didattiche o progetti con esperti esterni, musei e agenzie territoriali. Un blocco che per oltre un anno ha prosciugato l'indotto economico che ruota attorno alla scuola, generando un malcontento tale da costringere l'amministrazione provinciale bolzanina a correre ai ripari.

Il modello si è rivelato vincente, proprio perché  ha permesso ai docenti di protestare senza andare  ad intaccare il diritto allo studio dei ragazzi che anzi, sono stati molto di più a scuola a far lezione che negli anni scorsi! Ciò avrebbe così permesso  di riportare l’attenzione dell'opinione pubblica sulla dignità della figura del docente e sulla sua professionalità, appesantita da continue richieste di progettazione esterne, un carico burocratico ormai insostenibile e uno stipendio inadeguato al costo della vita e delle responsabilità sul lavoro.

L’esperienza ha fatto da miccia per accendere  la protesta anche in provincia di Trento, dove un piccolo gruppo di insegnanti dell'Istituto Comprensivo di Mori, si è preso il tempo e l’onere di mettere a confronto i contratti delle due province autonome, dimostrando che l'adeguamento era perfettamente fattibile anche in Trentino. La lettera scaturita da questo lavoro di analisi ha fatto rapidamente il giro delle scuole, mettendo in agitazione l'intera categoria e costringendo i sindacati a uscire dallo stallo (a breve sono attese anche le assemblee unitarie di CISL e UIL).

I momenti di massima tensione durante la riunione si sono consumati proprio sul palco. Se l'intervento d'apertura di Giovanni Accardo, referente della CGIL di Bolzano, è stato accolto con interesse ed applausi per la chiarezza tecnica e per il convinto sostegno dato a suo tempo alla protesta altoatesina, il clima è precipitato con la presa di parola del referente trentino, Raffaele Meo.
Preso il microfono, Meo è stato interrotto quasi subito da una contestazione immediata e rumorosa. Le sue dichiarazioni in apertura sono parse ai presenti fin troppo timide, orientate a una ricerca di compromesso, quasi a voler frenare l’iniziativa preferendo forme di protesta tradizionali — come lo sciopero e le bandiere in piazza — liquidate dalla platea come risposte spuntate, ormai superate e dal sapore decisamente nostalgico.

Dalla sala è salito l'aperto disappunto dei docenti, che durante i loro interventi al microfono hanno accusato il sindacato di mancanza di determinazione e di scarso coraggio nel guidare una battaglia vitale per la dignità della professione. Si è anche invocata la necessità di vedere finalmente le sigle sindacali confederate ed autonome unite sul fronte, per il bene dei docenti, invece che arroccate nei loro feudi.  A nulla sono serviti i tentativi del sindacato di fare marcia indietro in corsa, dichiarandosi disposto ad appoggiare in toto la protesta: molti insegnanti si sono detti apertamente delusi e il messaggio inviato ai vertici è stato un vero e proprio ultimatum.

La base è pronta a organizzarsi autonomamente con o senza il sindacato che stavolta rischia centinaia di defezioni.
La vertenza trentina ha ormai travalicato i confini regionali, finendo sotto i riflettori dei principali portali nazionali del mondo della scuola, che vedono in questa protesta un potenziale apripista per l'intero territorio nazionale. Ora la palla passa a CISL e UIL, chiamate a raccogliere la sfida nell'imminente assemblea provinciale. Ma una cosa appare ormai certa: la scuola trentina ha riscoperto la propria voce e non è più disposta ad accettare soluzioni di comodo, costringendo il sindacato a una scelta di campo ineludibile — guidare il cambiamento o stare a guardare ed esserne travolto.


Autore: Segreteria di Redazione

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