
Man Ray, l'uomo luce
Mostra a Palazzo Roverella a Rovigo dal 13 novembre 2026 fino a1 gennaio 2027
Nato Emmanuel Radnitsky da una famiglia ebrea di origini russe, adottò lo pseudonimo “Man Ray” – unione di “Man” (uomo) e “Ray” (raggio di luce) – segnando così l’inizio di una vita e di una carriera profondamente votate alla sperimentazione artistica. Man Ray fu uno dei protagonisti assoluti dell’arte del Novecento, un geniale pioniere di linguaggi visivi che continuano a influenzare l’arte, la fotografia, il design e la cultura contemporanea.

Lo ha raccontato a Milano, nel 2025, la mostra ''Man Ray Forme di luce” una grande retrospettiva allestita a Palazzo Reale con circa trecento opere, tra fotografie vintage, disegni, litografie e importanti di collezioni pubbliche e private.
Una prossima mostra si terrà invece a Palazzo Roverella a Rovigo dal 13 novembre 2026 fino a1 gennaio 2027 . ''MAN RAY. Il maestro del Surrealismo'' racconterà il rapporto di amicizia con Peggy Guggenheim. Condividivano le origini: entrambi membri della comunità ebraica di New York, entrambi parigini di adozione, entrambi americani, entrambi amanti dell’arte (lei la promuoveva, lui la praticava). Non condividevano invece lo status: lui era un giovane talentuoso artista in cerca di fortuna, lei apparteneva ad una famiglia che la fortuna l’aveva già fatta con le miniere e con le banche, di cui era rimasta l’unica erede.
Formatosi nell’ambiente vivace dell’arte americana di inizio secolo, la sua personalità artistica si sviluppò grazie al contatto con le avanguardie europee e con figure decisive quali Marcel Duchamp, che lo introdusse a linguaggi artistici radicalmente nuovi. Fin dagli esordi, Man Ray affianca alla pittura e al disegno l’assemblaggio di oggetti e l’uso della fotografia, inizialmente per documentare le sue opere e quelle dei suoi amici, e ben presto come mezzo creativo autonomo.
Nel 1921 si trasferisce a Parigi, dove entra in relazione con il gruppo surrealista guidato da André Breton e stringe rapporti con Louis Aragon, Philippe Soupault, Paul Éluard e Robert Desnos. A Montparnasse conosce Alice Prin, nota come Kiki de Montparnasse, cantante e modella, che diviene compagna dell’artista: insieme danno vita a una serie di immagini destinate a diventare icone della storia della fotografia, tra cui Le Violon d’Ingres e Noire et blanche. Kiki appare anche in tre film diretti da Man Ray: Le Retour à la raison (1923), Emak Bakia (1926) e L’Étoile de mer (1928).
Nel corso degli anni Trenta, Man Ray si dedica alla fotografia di moda, rivoluzionando il linguaggio visivo del settore con uno stile sofisticato, ironico e tecnicamente innovativo. Collabora con importanti case di moda e stilisti come Paul Poiret, Elsa Schiaparelli, Jean-Charles Worth e Coco Chanel, pubblicando le sue immagini su riviste internazionali quali Vogue, Vanity Fair, Harper's Bazaar. In parallelo, continua a esplorare le possibilità offerte dal cinema, firmando quattro film fondamentali per la storia dell’avanguardia europea.
E' a Parigi che Man Ray inizia la sua apprezzata attività di ritrattista, immortalando molti dei protagonisti della vita culturale parigina, Dora Maar allora legata con Picasso, Jean Cocteau, Gertrude Stein e James Joyce, tra i diversi altri. Poiret vestiva anche Peggy Guggenheim. Man la ritrae nel 1924 proprio in una creazione firmata dal grande stilista. È una immagine che dall’abito passa alla persona, di fatto più un ritratto, affascinante, di lei che del suo pur sontuoso vestito all’orientale.

È in questi anni che l’artista affina alcune delle sue tecniche più innovative, come la rayografia, procedimento che consiste nell’esporre oggetti direttamente su carta fotosensibile senza l’uso della macchina fotografica. Il termine, coniato da Tristan Tzara, esprime perfettamente l’idea di una composizione creata con la luce, tra sperimentazione e poesia. Alla fine degli anni Venti, con la fotografa Lee Miller – nuova compagna e musa – sviluppa la tecnica della solarizzazione, in cui i contorni delle immagini assumono un’aura luminosa e spettrale, ottenuta attraverso un’esposizione parziale alla luce in fase di sviluppo.
Con Meret Oppenheim realizza nel 1933 la celebre serie Erotique-voilée, mentre l’anno successivo conosce Adrienne “Ady” Fidelin, con cui intrattiene una relazione sentimentale e artistica. Dopo la disfatta della Francia nel 1940, Man Ray torna negli Stati Uniti, dove incontra Juliet Browner, ballerina e modella, che diventerà sua moglie e musa. Nel 1951 rientra definitivamente a Parigi, dove continuerà a lavorare fino alla sua morte, avvenuta nel 1976.

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*
AVVISO: Le foto di questa pagina










Commenti (0)
Per lasciare un commento