
Fernando Botero. L'incanto del Mito
Agrigento e Palermo ricordano l'artista che riposa a Pietrasanta
Aveva eletto Pietrasanta a sua dimora perchè lì riposavano le spoglie di sua moglie. A Pietrasanta riposa anche lui.
L'artista colombiano Fernando Botero è morto tre anni fa a 91 anni. La Sicilia accoglie le opere del maestro colombiano con un grande progetto espositivo in due sedi, che aprirà al pubblico il 23 luglio ad Agrigento e il 24 luglio a Palermo.
La mostra promossa dal Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e realizzata dal Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, dal Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, prodotta da Renaissance Exhibitions, si svolgerà con due titoli distinti: Fernando Botero. L’incanto del Mito, ad Agrigento, tra Villa Aurea e gli spazi esterni della Valle dei Templi, e Fernando Botero. Il peso dei sogni, a Palermo, negli spazi di Palazzo Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia.
In mostra 37 opere tra dipinti, acquerelli, disegni e sculture, provenienti dalla Fernando Botero Zea Collection.
All'inaugurazione ci saranno sia il figlio, Fernando Botero Zea, sia il nipote, Fernando Botero Quintana, che firma con il critico d’arte Nicola Barbatelli la curatela dell’esposizione, ed inoltre l’ambasciatrice della Colombia in Italia, Ligia Margarita Quessep Bitar.

Ad Agrigento la mostra ''Fernando Botero. L’incanto del Mito'' si svilupperà in due momenti complementari. A Villa Aurea, nel cuore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, sarà presentato un nucleo di opere pittoriche e su carta, mentre negli spazi esterni della Valle dei Templi troverà posto una selezione di sculture. Il percorso agrigentino metterà al centro il rapporto tra forma, corpo e mito, proponendo un dialogo ideale tra le figure di Botero e l’eredità della classicità mediterranea.
A Palermo, invece, la rassegna ''Fernando Botero. Il peso dei sogni'', a cura di Fernando Botero Quintana e Nicola Barbatelli, sarà ospitata a Palazzo Riso. La mostra presenterà opere pittoriche, disegni e acquerelli, insieme alla scultura Serpente, offrendo una lettura del lavoro dell’artista colombiano centrata sul tema della permanenza della forma, della memoria e della presenza fisica dell’immagine.
L’iniziativa consente di attraversare le principali direttrici della poetica dell’artista scomparso nel 2023: la monumentalità del corpo con volumi dilatati, la centralità della figura umana, la natura morta, il mito e il rapporto tra pittura e scultura. In entrambe le sedi, le opere non saranno presentate come semplice celebrazione antologica, ma come parte di un racconto unitario capace di restituire la coerenza profonda di una ricerca artistica che ha segnato l’immaginario visivo contemporaneo.
Caratteristica della sua pittura era l'insolita dilatazione dei suoi soggetti, tondi e pieni di innocenza, con sguardi persi nel vuoto, immobili. Secondo Botero, il dipingere doveva essere inteso come una necessità interiore, un bisogno che porta ad un'esplorazione ininterrotta verso il quadro ideale. Ai temi sacri Botero dedica molte sue creazioni, attratto dal soggetto della maternità, nel quale talvolta l'autore identifica la Madonna con il Bambino.
Figlio di un uomo d'affari di una sarta, fin da bambino subisce il fascino dell'architettura barocca e delle illustrazioni della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Investe i primi soldi vinti al IX Salone degli artisti colombiani di Bogotà in un viaggio di studio in Europa che inizia al Museo del Prado di Madrid, dove conosce le opere di Francisco Goya e Tiziano. A Parigi medita sull'arte d'avanguardia francese e in Italia entra in contatto con le maggiori opere del Rinascimento italiano, soprattutto di Giotto e di Andrea Mantegna che lo ispirano particolarmente tanto da riprodurre diverse copie dei loro capolavori.
Nel 1955 Fernando Botero ritorna in patria dove si sposa con Gloria Zea, poi ministro della cultura della Colombia, ed inizia ad esporre le sue opere, ma sentendosi incompreso dall'ambiente colombiano, si trasferisce in Messico, ed inizia a dipingere con quel tratto conservato fino alla fine: forme tonde e dilatate. Il rapporto con il suo paese sarà sempre problematico. Nel 1958 ottiene la cattedra di pittura all'Accademia d'arte di Bogotá ma la sua nomina alla Biennale colombiana viene contestata, per cui Botero è costretto ad abbandonare il suo Paese, in precarie condizioni economiche.
Innamorato di Pieter Paul Rubens, diviene come lui un importante collezionista di opere d'arte, che più tardi donerà al museo di Bogotá che porta il suo nome. E' l'Europa negli anni '60 a dargli le grandi soddisfazioni. Nel 1969 espone a Parigi, dove si stabilisce nel 1973 e continua a dedicarsi alla scultura.

A metà degli anni settanta si dedica per un certo periodo quasi esclusivamente alla scultura, e presenta i suoi lavori a Parigi nel 1977. Nel 1983 ritorna in Italia e apre uno studio a Pietrasanta, dove soggiorna per alcuni mesi dell'anno, per essere vicino alle cave di marmo. Nella cittadina versiliese realizza due affreschi sul tema del Paradiso e dell'Inferno nella chiesa della Misericordia .
Il 21 ottobre 2007 vengono rubate dal suo studio di Pietrasanta sette statue di bronzo (Adamo, Il cane, Gatto codone, Donna con mano nei capelli, Ballerina vestita, Ballerina in movimento e Passero) per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro. Nel maggio 2008 tre delle statue sono ritrovate e i responsabili arrestati.
Ma il rapporto con Pietrasanta non si è interrotto e qui infatti ha deciso di rimanere.
cp.
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