Scienza, Ambiente & Salute

Il caso dell'inceneritore in Trentino

Uso sbagliato delle risorse pubbliche: che fare?

di Gloria Canestrini - Uso sbagliato delle risorse pubbliche: che fare? Potrebbe forse apparire presuntuoso, ma spesso così non è.
Quando si muovono migliaia di cittadini invocando la razionalità, l'utilizzo di dati corretti e non propagandistici, la partecipazione consapevole in luogo di blande rassicurazioni, anche l'Ente pubblico territoriale più restio dovrebbe fermarsi a riflettere seriamente.
Soprattutto quando alcuni dei summenzionati cittadini si sono presi la briga di studiare e approfondire scientificamente il fenomeno, ossia le ricadute di scelte amministrative sbagliate sulla collettività. In termini di salute, di costi, di opportunità.

Gli esempi (purtroppo) non mancano: dal modo in cui si è inteso realizzare il by-pass ferroviario di Trento, alla realizzazione della ciclovia del Garda e, in ultimo, a quella del grande inceneritore previsto su suolo trentino.
Giorni fa si è svolta presso la sede di Italia Nostra a Trento una bella e affollata conferenza stampa, proprio su questo tema. Il titolo, significativo: “Da “creare l'emergenza” a “danno territoriale”.

Una breve cronistoria spiega questo assunto. Nel 2021 la discarica di Ischia Podetti a nord di Trento si esaurisce otto anni prima del tempo ed esplode l'asserita emergenza, laddove si afferma che subiamo costi di smaltimento andando fuori provincia.
Nel dicembre dello stesso anno viene presentato il quinto aggiornamento del piano rifiuti urbani, con obiettvi del tutto sottostimati. A fine 2023 tutti gli obiettivi invece sono già raggiunti: meno produzione, RD oltre l'80%, ma la Provincia Autonoma insiste: bisogna chiudere il ciclo, ovvero fare l'inceneritore.

Nel febbraio di quest'anno si impone la scelta dell'inceneritore a Trento ( guarda caso, da  quando è stato istituito l'Egato, organismo di controllo e gestione, la produzione dei rifiuti è ripresa verso l'alto, più 9000 t/a dal 2025, fonte Ispra).
Per contro, il trattamento meccanico biologico ha subito un vero e proprio inspiegabile freno da parte della Provincia, tanto che in conferenza stampa, il bravo Pietro Zanotti, che di questi problemi si occupa da anni in qualità di studioso e consulente, ha definito questo atteggiamento “La lotta della PAT al trattamento meccanico biologico”,sistema  molto efficace e non certo inquinante!

La scelta dell'inceneritore (molti amministratori lo definiscono “termovalorizzatore”, anche se brucia, è energivoro, produce ceneri pericolose per la salute e non valorizza niente), appare controproducente anche sotto un altro profilo: quello dei costi ingenti.

Partendo dall'installazione: posto che la BEI non finanzia gli inceneritori in quanto non in linea con I principi DNSH, l'aspetto delle coperture finanziarie risulta assolutamente nebuloso, ma i canoni complessi per I finanziamenti non sono stati inseriti nel piano dei costi. Di più. Nell'ambito del PNRR il Ministero dell'aAmbiente e della Sicurezza Energetica ha concesso un contributo economico di 450 milioni a 65 progetti innovativi per realizzare impianti di trattamento di quattro tipologie di rifiuti (assorbenti, fanghi reflui, rifiuti di pelletteria e tessili), ma la Provincia di Trento è stata colpevolmente assente!

Veniamo alla gestione. Mediante tabelle di raffronto, si è dimostrato che lo smaltimento del rifiuto indifferenziato e non attentamente selezionato (per “riempire” un inceneritore occorre procacciarsi il rifiuto che lo renda giustificabile, tanto che la Pat ipotizza di andarlo a prendere anche in altri territori), in definitiva costa di più che attivare altri sistemi biomeccanici e puntare sul riciclo e il riuso. Con 1/8 dell'investimento in inceneritore otterremmo ¼ di rifiuti in meno da portare in discarica rispetto alla situazione con inceneritore!
In ogni caso rimarrebbe l'export fuori regione delle ceneri residue pericolose, quantomeno 200 euro a tonnellata. Facciamo due conti un pò più calibrati sulla città di Trento. Il numero di famiglie complessivo è di 55.351, associamo una caldaia per ciascuna abitazione.
Ogni caldaia emette circa 90 mg/KWh di NOX. Ogni abitazione consuma in media 770smc/a (dati 2017).
Facendo i conti si ottiene che con l'inceneritore aggiungeremmo l'equivalente di 22,140 caldaie.

Piccolo particolare: la Pat dimentica le emissioni di CO2, che per un inceneritore valgono 100.000 tonnellate annue, allorché le nostre caldaie ne emettono 85! 
Il focus sugli aspetti sanitari rimane, ovviamente, l'aspetto più critico da approfondire: bisognerebbe lasciare la parola ai medici e ribadire i pesanti effetti sulla popolazione causati dallle emissioni.
Questo a prescindere dal fatto che la salute pubblica ha anche un costo economico per la collettività: i sindaci delle città, organi di governo a tutela della salute dei loro amministrati dovrebbero innanzitutto preoccuparsi di non avallare scelte nocive tout court!

Ad ogni livello, quindi, sussistono delle responsabilità amministrative, e la domanda è questa: come rilevare nelle scelte pubbliche i profili di illegittimità?

Innanzitutto, come sempre, ci soccorre la nostra splendida Costituzione. L'art.97 detta quei principi di imaprzialità e buon andamento, la cui violazione deve essere sanzionata.
Anche una legge ordinaria si uniforma a questi criteri, contemplando la violazione deagli obblighi procedimentali ( L.7 agosto 1990 n.241).

La condotta di chi ignora volutamente le conseguenze dannose per la società sembra riconducibile a dolo o, quantomeno, colpa grave, sia in caso di pregiudizio economico che sanitario.
Degli strumenti concretamente operativi in questo importante settore avremo occasione di parlare presto. Purtroppo, come detto, gli spunti non mancano.


Autore: Gloria Canestrini

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