
Il Cretto è casa mia
Gibellina Capitale dell'Arte Contemporanea 2026
Il Cretto è casa mia entra ufficialmente nel programma di Gibellina Capitale dell'Arte Contemporanea 2026. A cura di Nicolò Stabile, con le immagini di Giuseppe Ippolito e le testimonianze raccolte da Giovanna Giordano, il progetto è prodotto dall'Associazione Gibellina Parco Cultura, in collaborazione con il Frankfurter Kunstverein, (21 giugno - 27 settembre 2026) presso il MAC – Museo d'Arte Contemporanea "Ludovico Corrao" di Gibellina.
Avviato nel 2023 e destinato a diventare un archivio fotografico dedicato agli ultimi abitanti di Gibellina Vecchia, ritratti nei luoghi che un tempo furono le loro case, Il Cretto è casa mia è un progetto fotografico partecipativo che racconta il profondo legame tra la comunità gibellinese e il Grande Cretto di Alberto Burri. Sono stati coinvolti i cittadini di Gibellina, quelli sopravvissuti, quelli rimasti.

gli abitanti di Gibellina protagonisti di IL CRETTO E' CASA MIA
Nicolò Stabile si è formato negli anni Ottanta nella Nuova Gibellina accanto all'allora sindaco Ludovico Corrao, ha vissuto negli anni Novanta a Bruxelles e successivamente a Roma.Si è occupato prevalentemente di teatro come organizzatore, produttore e programmatore, con incursioni nel mondo delle arti visive e dell'editoria. Dal 2010 è rientrato a Gibellina. Da allora il suo lavoro indaga il rapporto tra arte contemporanea e territorio.
Giuseppe Ippolito, è nato nel 1987 a Novara da genitori gibellinesi. Inizia la propria attività come fotografo e direttore della fotografia nel 2012, specializzandosi nella fotografia di ritratto e nel reportage commerciale per l'editoria e la pubblicità. I suoi lavori sono stati pubblicati su numerose testate nazionali e internazionali. Negli ultimi anni ha esteso la propria attività alla realizzazione di campagne istituzionali per la Regione Siciliana.
Con Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026 il progetto entra in una nuova fase, ponendo al centro il coinvolgimento diretto della cittadinanza. L'archivio fotografico si arricchirà di nuovi ritratti e il progetto espositivo, già presentato nel 2024 al Frankfurter Kunstverein nell'ambito della mostra The Presence of Absence, verrà riallestito e adattato al nuovo contesto.
I nuovi ritratti e la mostra costituiranno inoltre l'occasione per riattivare un ciclo di incontri pubblici, momenti di confronto e dibattiti dedicati al Grande Cretto, indagato nel suo duplice significato: da un lato straordinaria opera di arte pubblica, dall'altro luogo in cui si sedimentano la memoria del trauma, il lutto e la storia condivisa di un'intera comunità.
I ritratti di una popolazione che progressivamente scompare diventano, attraverso la condivisione dell'immagine fotografica, una presenza capace di richiamare l'attenzione del pubblico nazionale e internazionale sul Grande Cretto e sulla sua unicità. Il progetto mette in luce la relazione che lega l'opera ai suoi abitanti e mostra come, dalle conseguenze di una tragedia collettiva, sia nato un luogo in cui arte, memoria e identità continuano a vivere, dando forma a uno dei più significativi esempi di arte pubblica del nostro tempo.
Ci piace ricordare in questa pagina anche l'indimenticabile opera / performance Aqua Micans di Marzia Migliora. L’artista volle come protagoniste della sua azione un gruppo di donne di Gibellina, discendenti di coloro che abitavano le case distrutte dal tragico terremoto del 1968, le cui macerie sono oggi celate e custodite sotto il manto del Grande Cretto di Alberto Burri. La loro presenza andava dunque oltre al compimento di una performance, per rinsaldare al contrario il legame profondo ed emotivo con il luogo.
Il titolo era tratto dal romanzo Locus Solus di Raymond Roussel ispirato alle virtù di quel liquido che lo scrittore francese voleva capace di riportare in vita gli esseri umani: donne in fila, impegnate in un’azione quotidiana e vitale a procacciarsi l'acqua. L’acqua, bene comune per eccellenza, dice vita, sopravvivenza e salvezza, mentre la figura della portatrice d’acqua si faceva simbolo di un atto di cura.
Con la performance, realizzata nel Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina, la fotografa ritraeva alcune portatrici d’acqua e narra la rituale solennità di un gesto antico e uguale in tutto il Sud del mondo: trasportar e un’anfora sul capo o sulle spalle, percorrendo un paesaggio duro e desolato. Fu icona simbolo della IX Giornata del Contemporaneo (ottobre 2013). Il Grande Cretto, che si estende sulle rovine di Gibellina per dieci ettari, apparve come un labirinto di fratture sul terreno, un ambiente che rinvia alla siccità come assenza di vita. L’immagine coniuga in sé la forza del monumento alla memoria e la vitalità della produzione artistica in grado di comunicare con intatta potenza anche a distanza di molti anni. L’artista aveva fatto leva sull’equivalenza tra acqua e cultura, necessario nutrimento per l’uomo, e tra portatrici d’acqua e operatori culturali del contemporaneo.
Un'intuizione ricca di suggestioni ancora oggi a 13 anni di distanza.
(giugno 2026)
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