
Gibellina PhotoRoad, arte a cielo aperto
La città che ha fatto della memoria...arte con il Cretto di Burri
Il Cretto di Burri a Gibellina è una entità d'arte che oltre a fare memoria è fonte inesauribile di ispirazione per l'arte e soprattutto per la fotografia. Questa straordinaria e suggestiva realtà del nostro paese, è il contesto in cui ha preso forma un progetto spciale che mira a costituire una rete internazionale di collaborazione e scambio per promuovere la fotografia come arte pubblica, al di fuori di musei e gallerie.
Ogni anno ospita il Gibellina Photoroad, il festival di fotografia e arti visive open air e site-specific in Italia e uno dei pochi al mondo, che porta nella cittadina del Belìce il meglio della fotografia contemporanea internazionale con visionari e innovativi allestimenti “all’aperto”.
“Senza tempo” è il tema scelto quest’anno, sul quale si confronteranno autori affermati nel panorama internazionale come Alex Majoli, Mandy Barker, Paolo Ventura, Feng Li solo per citarne alcuni, e talenti emergenti provenienti da tutto il mondo, che presenteranno lavori inediti, molti dei quali realizzati attraverso progetti di residenza artistiche a Gibellina.

Installazioni fotografiche di grande formato, mostre outdoor, installazioni site-specific, video mapping, talk e visite guidate, animeranno le strade di Gibellina (Trapani), città siciliana che è uno dei più grandi musei d’arte contemporanea “a cielo aperto” del mondo.
Chi partecipa deve interagire con il tessuto urbano di Gibellina, città d’arte nata dalle macerie del devastante terremoto del 1968 e caratterizzata da opere architettoniche e sculture dei più noti artisti del ‘900 come Alberto Burri, Arnaldo Pomodoro, Pietro Consagra, Mimmo Paladino e molti altri.
Gibellina Photoroad offre sempre un amplissimo spaccato della fotografia contemporanea internazionale, un percorso variegato e intrigante e fin dalla sua prima edizione, si pone l’obiettivo di finanziare e produrre progetti inediti, realizzati in residenza, promuovendo i principi di partecipazione propri dell’arte pubblica.
L'EDIZIONE 2025
I protagonisti sono: Alex Majoli (IT), Arnaud Hendrickx (BE), Balázs Turós, (HU), Éliane Excoffier (CA), Feng Li (CN), Giulia Parlato/ Donato Di Trapani, (IT), Hélène Bellenger/ Tal Yaron (FR), Mandy Barker (UK), Miriam Iervolino (IT), Paolo Ventura (IT), Rima Samman (LB/FR), Rossella Palazzolo/ Sergio Zavattieri (IT)
Gibellina Photoroad è l’unico festival italiano di fotografia e arti visive open air e site-specific e uno dei pochi al mondo che torna a celebrare la sperimentazione artistica. Con mostre outdoor, installazioni fotografiche di grande formato, allestimenti visionari progettati specificatamente per entrare in connessione con il paesaggio della città-museo di Gibellina (TP), prossima Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026, il festival biennale Gibellina Photoroad (GPR) firma quest’anno la sua quinta edizione, in corso fino al 20 agosto, edizione speciale che anticipa il 2026, sempre con la direzione artistica di Arianna Catania, organizzata dall’Associazione culturale On Image e promossa dal Comune di Gibellina e dalla Fondazione Orestiadi.

LA CITTA’ DI GIBELLINA E IL SUO FESTIVAL SITE-SPECIFIC
Ricostruita all’indomani del terremoto del Belice del 1968 col contributo di alcuni tra i più importanti architetti e artisti della seconda metà del Novecento, Gibellina, è il più grande museo a cielo aperto d’arte contemporanea d’Europa. Gibellina Photoroad nasce nel 2016 con l’idea di creare un’interazione tra questi luoghi unici e le avanguardie della fotografia e dell’arte visiva, cercando il coinvolgimento dei cittadini e dei visitatori sulla base dei principi dell’arte pubblica: le opere escono dai musei e occupano così lo spazio urbano, creando interazioni inaspettate.
La nuova edizione del festival punta a riscoprire questa vocazione della città: non solo museo en plein air, ma luogo di produzione e promozione dell’arte contemporanea.
Una vocazione riconosciuta anche dal Ministero della Cultura che ha nominato Gibellina Capitale Italiana dell’Arte contemporanea del 2026, nel cui contesto si inserisce Gibellina Photoroad che, con questa edizione speciale, consolida l’idea di Gibellina come meta internazionale dell’arte contemporanea, promuovendo una visione della fotografia come arte pubblica, accessibile e gratuita.
Sin dalla sua prima edizione nel 2016, il festival ha portato in Sicilia artisti e fotografi noti a livello internazionale tra i quali Olivo Barbieri, Mario Cresci, Bruce Gilden, Mustafa Sabbagh, Alterazioni Video, Tobias Zielony, Taiyo Onorato & Nico Krebs, Valérie Jouve, solo per citarne alcuni, le cui testimonianze rimangono oggi nelle installazioni visionarie che dialogano con la città, come ad esempio la grande opera permanente Gibellina Selfie di Joan Fontcuberta, e Andata e Ritorno di Moira Ricci nello storico Palazzo di Lorenzo, e nelle opere facenti parte della Collezione permanente di fotografia della Fondazione Orestiadi inaugurata nel 2021.
Nelle passate edizioni, il festival ha presentato il lavoro di 150 artisti con la collaborazione di numerosi partner nazionali e internazionali di rilievo quali: Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, MAXXI Roma, Triennale Milano, Pro Helvetia, Rai Cultura, Ambasciate e Istituti di Cultura, e molti altri.
GLI ARTISTI DI GIBELLINA PHOTOROAD 2025
Tanti gli artisti italiani e stranieri che ancora una volta si confrontano con uno spazio urbano dalla storia unica. A cominciare da Alex Majoli (Ravenna, 1971), membro dell'agenzia internazionale Magnum, tra i più noti fotografi contemporanei, che presenta un progetto commissionato dal festival, dal titolo Ozio: un'indagine sulla complessità dei paesaggi del nord-ovest della Sicilia, terra intrisa di storia e misteri. L’esposizione è ospitata negli spazi della Fondazione Orestiadi, al Baglio Di Stefano, dove si trova la monumentale opera di Mimmo Paladino La montagna di sale.
Tra gli autori italiani presenti in programma è attesissimo a Gibellina Photoroad 2025 Paolo Ventura (Milano, 1968), artista tra i più affermati a livello internazionale, noto per il suo stile che unisce fotografia e pittura creando scenari fiabeschi e onirici. Come in Una città quasi infinita, che è presentato con stampe di grande formato in Piazza Beuys e sulla facciata dell’edificio disegnato da Ungers.
Come da consuetudine, Gibellina Photoroad è anche occasione di incontro con artisti provenienti da ogni parte del mondo come Feng Li (Chengdu, 1971), fotografo cinese spesso ospite di prestigiosi festival internazionali-Les Rencontres de la Photographie d'Arles, Breda Photo Festival, China Anren Biennal- che presenta in Good Day; un’installazione che amplifica la capacità dell’artista di catturare momenti fugaci, illuminando la scena come un palcoscenico, scoprendo lo straordinario nell’ordinario. Il lavoro fotografico di Feng Li si trasforma per Gibellina Photoroad in un’installazione nello scenario di Piazza Beuys.
E Mandy Barker (Regno Unito, 1964), fotografa le cui opere sono state esposte in musei come il MoMA e il Victoria & Albert Museum di Londra e pubblicate da riviste come National Geographic, Time, The Guardian, che presenta il progetto Altered Ocean- esposto nel “metafisico” Sistema delle Piazze- lavoro fotografico sul tema dei rifiuti plastici degli oceani, sui cui Barker da più di 15 anni concentra la sua ricerca, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su l'allarmante inquinamento marino.
Sempre il Sistema delle Piazze ospita un’importante Anteprima Nazionale: il progetto UN:IT fotografie del patrimonio immateriale - Preview a cura di Alessandro Coco, Fabrizio Magnani, Elena Musumeci, Elena Sinibaldi, con fotografie di Arianna Arcara, Francesca Cirilli, Leonardo Magrelli, Giulia Parlato, Camillo Pasquarelli, Alessio Pellicoro, Alessandro Toscano, Alessandro Vitali, Martina Zanin. La mostra esplora, attraverso lo sguardo di nove fotografi e fotografe italiani, gli elementi del patrimonio culturale immateriale italiano riconosciuto nelle Liste della Convenzione UNESCO 2003. I lavori commissionati dall’ICCD - Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e dal Servizio II-Ufficio Unesco del Segretariato Generale del Ministero della Cultura, formano un’indagine visiva, ponte tra memoria, pratica quotidiana e identità contemporanea, tra espressioni orali, spettacoli, pratiche sociali, feste e rituali, saperi tradizionali e competenze artigianali.
Il taglio di denuncia sociale caratterizza anche il lavoro dell’artista franco libanese Rima Samman che, in Le bonheur tue, racconta l’esodo della sua famiglia, divisa dalle guerre che hanno colpito il Libano negli ultimi decenni, attraverso un album di fotografie private in bianco e nero su cui l’artista dipinge a mano con un’azione artistica che è anche un antidoto contro il dolore.
Proveniente dalla Francia Hélène Bellenger (Marsiglia, 1989), artista vincitrice dell’Open Call 2023 del Gibellina Photoroad - ritorna a Gibellina per il festival dopo il periodo di residenza artistica alla Fondazione Orestiadi sostenuta da Fondazione Nuovi Mecenati- Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea. In La Devorazione, realizzato con la collaborazione di Tal Yaron, Bellenger rilegge in chiave contemporanea la tradizione siciliana della cena di San Giuseppe. Il lavoro inedito è stato presentato in occasione dell’opening del festival con un banchetto, in bilico tra performance e installazione, con i pani prodotti lavorando fianco a fianco con le donne di Gibellina: un grande banchetto in cui, seguendo l’antica pratica dell’iconofagia, centinaia di immagini stampate su supporti commestibili (pane scolpito, dolci) sono state offerte con una festa aperta alla comunità cittadina e alla comunità di visitatori, artisti, curatori, giornalisti che sin dal 2016 si raduna attorno al festival.
Alle tradizioni locali è dedicato anche Ánemos, nostalgia di un tempo mai vissuto di Miriam Iervolino a cura di Giuseppe Maiorana: un viaggio in cui l’artista indaga la memoria di Gibellina, e il dramma del terremoto, attraverso un racconto che supera la documentazione fotografica per interrogarsi sul senso di appartenenza, alternando ricerca storica e immersione diretta, racconti e testimonianze.
Tra gli interventi nello spazio urbano, che caratterizzano da sempre l’identità del festival, c’è Gibellina Shinkansen Station del belga Arnaud Hendrickx: una visione straniante che introduce il movimento e la velocità di una stazione giapponese nello spazio senza tempo e senza rumore di Gibellina.
Sullo spazio e i luoghi indaga anche Diachronicles di Giulia Parlato (Palermo, 1993) e Donato Di Trapani a cura di Melissa Pallini. L’artista palermitana, vincitrice di Giovane Fotografia Italiana, Premio Luigi Ghirri presenta il suo lavoro che in occasione di Gibellina Photoroad 2025 si “espande” intrecciando alla narrazione visiva il tappeto sonoro del musicista e producer Donato Di Trapani.
Due differenti percorsi di ricerca s’incontrano anche in Erbario impossibile degli artisti palermitani Rossella Palazzolo e Sergio Zavattieri, a cura di Vito Chiaramonte, che incrociano esiti concettualmente ed esteticamente complementari, combinando biologia, fotografia e arte decorativa.
Anche nel 2025 Gibellina Photoroad ha lanciato una Call for an open air installation, a cui è stato chiesto di immaginare una installazione inedita da ospitare nella galleria sottostante il Teatro di Pietro Consagra. A vincere la Call l’ungherese Balázs Turós (Budapest, 1990) che, con il progetto The Nature of Things racconta il confine sottile e impercettibile tra l’inizio e la fine della vita, attraverso lo sguardo di sua nonna e suo figlio.

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