Scienza, Ambiente & Salute

Vini Trentini: vendemmia faticosa ma di qualità

I dati sulla raccolta 2020 della Fondazione Edmund Mach

E’ stata una vendemmia difficoltosa per il tempo perturbato di fine agosto e settembre che ha complicato le operazioni di raccolta dell'uva, ma lo sforzo dei viticoltori è stato premiato da una buona produzione (+5,7% rispetto al 2019) e da una qualità dei vini, sia rossi che bianchi, che si presenta buona e al di sopra delle aspettative. In questo quadro emergono due punti di forza della filiera viticola trentina: la vocazionalità del territorio e la vendemmia manuale che ha permesso di raccogliere i grappoli sani con una attenta selezione.
I mesi di marzo, agosto, settembre, ottobre e dicembre sono risultati più piovosi della media, e questo ha determinato una vendemmia con qualche criticità.

Dal punto di vista fitosanitario, le preoccupazioni si sono concentrate nelle prime due decadi di giugno con continue piogge che hanno determinato attacchi di peronospora. La comparsa del fungo è stata veloce e solo un'attenta e precisa difesa fitosanitaria ha contenuto le problematiche. Nella fase estiva ingenti sono stati gli attacchi a carico delle foglie delle femminelle. L’oidio non ha destato particolari problemi.

La botrite e/o il marciume acido si è presentata sulle cultivar soprattutto dopo l'ultimo fine settimana di agosto caratterizzato da intense piogge. L’evento meteorologico cruciale è stata la perturbazione del 29-30 agosto: sull'intero Trentino sono caduti oltre 90 millimetri di pioggia. L'esagerata quantità di acqua caduta ha aperto ad una successiva fase critica per la situazione sanitaria portando a concentrare la vendemmia.

Nella seconda decade di settembre ci si è trovati a dover raccogliere quasi simultaneamente tutte le varietà presenti nel panorama viticolo provinciale, anche le più tardive, obbligando nella quasi totalità dei casi a concludere le raccolte rapidamente ad inizio ottobre. Per contro, la trasformazione si è svolta senza particolari problemi, salvo il ricorso a più consistenti interventi di arricchimento dei mosti.

Fermentazioni molto regolari con un‘ottima fermentescibilità dei mosti e produzione limitatissima di acidità volatile, “potremmo spingerci a dire -dicono i tecnici - come mai visto”. Aspetto che non è facilmente spiegabile: lo si può far derivare probabilmente dalla maggiore presenza nelle uve di fattori di crescita dei lieviti attribuibile ad un andamento climatico eccezionale per la regolarità delle precipitazioni, che non ha mai esposto la vite a stress idrici; oppure la limitata presenza di residui di fitofarmaci dilavati dalle abbondanti piogge che hanno assicurato uve particolarmente pulite.

La qualità dei vini è al di sopra delle aspettative, con profili aromatici di tutto interesse e con buona tenuta delle acidità. Nei vini rossi il colore e la dotazione tannica è ottimale, le macerazioni si sono avvantaggiate di una buccia comunque molto matura e fragile che ha permesso di ottenere buone estrazioni dei composti fenolici. Non si osservano particolari criticità legate all'insorgenza di note riduttive-solforate sgradevoli. Il limite maggiore sembra riscontrarsi nella struttura dei vini non sempre ottimale, ma confidiamo che l’attenta gestione sul deposito feccioso fine possa permettere di recuperare sufficientemente il volume del vino desiderato.

I dati sono emersi dalla 13esima giornata tecnica della vite e del vino, svoltosi alla Fondazione Edmund Mach nel corso della quale è stato toccato il tema delle fitopatie e l'esigenza di un lavoro di squadra tra ente di ricerca e aziende.

 

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