Arte, Cultura & Spettacoli

Emilio Isgrò, il cancellatore

Mostra a Venezia, all'isola di San Giorgio Maggiore

L'’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia ospita dal 13 settembre al 24 novembre 2019 "Emilio Isgrò", una nuova, ricca antologica dedicata a un grande artista italiano, a cura di Germano Celant.

"Cancellare non è negare, ma arare il campo della scrittura dove far nascere nuovi sogni e nuovi pensieri. frutto di uno struggimento civile e di una grande pietà per questo povero Paese che forse non merita il destino che gli è stato assegnato" afferma l'artista.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Giorgio Cini con Archivio Emilio Isgrò e con il contributo di Intesa Sanpaolo – Direzione Arte, Cultura e Beni Storici nell'Ambito di Progetto Cultura.

Artista concettuale e pittore - ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista - Emilio Isgrò (Barcellona di Sicilia, 1937) è sicuramente uno dei nomi dell’arte italiana più conosciuti e prestigiosi a livello internazionale a cavallo tra XX e XXI secolo. Isgrò ha infatti dato vita a un’opera tra le più rivoluzionarie e originali nell’ambito delle cosiddette seconde Avanguardie degli anni Sessanta, che gli ha valso diverse partecipazioni alla Biennale di Venezia e mostre in tutto il mondo.

Iniziatore delle “cancellature” di testi, applicate su enciclopedie, manoscritti, libri, mappe e anche su pellicole cinematografiche, Isgrò ha fatto di questa pratica il perno di tutta la sua ricerca, in una sorta di rilettura a rovescio e di reinterpretazione del linguaggio che da verbale si tramuta, attraverso calibrate manipolazioni, in linguaggio visuale.

“La cancellatura” dice l’artista “non è una banale negazione ma piuttosto l’affermazione di nuovi significati: è la trasformazione di un segno negativo in gesto positivo".

"L'arte ha diritto di sciopero" disse Emilio Isgrò quando cancellò la Costituzione Italiana come rappresentazione di un crimine annunciato. E lo aveva fatto nell'anno che precedeva le celebrazioni per il 150°. Era l'annuncio di un'Italia che rischiava di sfaldarsi, mentre tutti gli altri Paesi del mondo serravano le fila per meglio resistere alle pressioni di una globalizzazione che mostrava tutti i suoi limiti.

La Costituzione cancellata, era rappresentazione di un crimine. Venne dopo la cancellazione dell'inno di Mameli. Per fugare ogni dubbio l'artista precisava: "Io rappresento la situazione attuale, senza prendere necessariamente una posizione. Poi saranno le coscienze a decidere".

Isgrò non è artista che possa passare inosservato: la cancellazione del Manifesto del Futurismo al Mart di Rovereto, pur realizzata in dimensione ridotta (cancellando la prima pagina de Le Figaro che nel 1909 pubblicò il manifesto di Marinetti), aveva tappezzato le pareti  del Museo come ombra di un futuro ancora possibile.

Al riguardo ebbe a dire: "Dubito molto che Marinetti invocherebbe ancora oggi l'uccisione del Chiaro di Luna: perché il Chiaro di Luna è in pratica sparito grazie ai gas tossici che inquinano l'atmosfera. E lui, figlio della sua epoca ma uomo intelligente come pochi, se ne accorgerebbe per primo, cambiando registro. Marinetti probabilmente non invocherebbe più la guerra come sola igiene del mondo, sarebbe più pacifista di Gandhi".

Isgrò è sorgente sempre viva, capace di aggiungere un pensiero per il domani con un occhio alla memoria storica. Cancellò anche Le Conclusiones del Conte, apparse nel 1486, il primo libro a stampa bruciato dall’Inquisizione. Simbolo, magia, esoterismo ebraico si affollano nel testo di Pico, scandaloso per i contemporanei (Innocenzo VIII ne decretò la distruzione). L’Orazione sulla dignità dell’uomo, scritta dal filosofo per difendere la propria opera, è divenuta il manifesto dell’Umanesimo italiano, e pure, a più di cinque secoli di distanza, il mistero delle Conclusiones turba i sonni della ragione occidentale.

Isgrò è quindi uno dei grandi agitatori della cultura italiana. Non una provocazione urlata, la sua, ma un’ironia assidua, che irrita gentilmente da almeno cinquant’anni. La cancellatura di Isgrò, ovvero il suo nascondere per svelare, mette a soqquadro ed esplora non solo la parola o il sistema delle arti (poesia, immagini, teatro, letteratura, ecc.), ma l’intero modo di guardare al mondo con un diverso linguaggio. Anche per lui vale il detto: se non ci fosse.. bisognerebbe inventarlo.

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