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Esiste un pensiero di genere?

Il caso di Maria Zambrano

“Non sono femminista, sono femminile” disse a chi le rimproverava una posizione ideologica per aver detto in tempi non sospetti che il maschio era in crisi.

“Esiste un pensiero di genere. Maria Zambrano lo dimostra” afferma Silvano Zucal docente di filosofia teoretica all’università di Trento. Dopo  anni di ricerche e studi non facili, trascorsi nella lettura della corposa opera della pensatrice, ha pubblicato il saggio “Maria Zambrano, il dono della parola”  (Bruno Mondadori editore, 245 pagine) che delinea l’orizzonte di pensiero di una pensatrice anomala. Una filosofa che "terremota dentro” spiega Zucal che non nega di essersi dovuto mettere in discussione come uomo.

Quale è per Zambrano la figura di donna evoluta? “Sono le donne che riescono a guardare oltre, che accettano la sfida di essere sé stesse  nella vita pubblica e non si fanno modulare dagli uomini" aggiunge lo studioso che ci insegna anche come Maria Zambrano insegni la rieducazione della parola, una sorta di iniziazione al vero dialogo, un dono di sé che si dà nella confessione. "Non il sacramento” - precisa Zucal -  “ma il nostro denudarci all’altro. Altrimenti non c’è relazione”.

Maria Zambrano, andalusa di nascita e figura dai poliedrici interessi, aveva scritto il suo primo articolo a soli 10 anni: era il 1914 e la guerra mondiale era appena scoppiata. Lei, giovanetta, scrive di Europa e di pace. L’ultimo articolo, scritto a Madrid nel 1991 poco prima di morire, sarà sulla Guerra del Golfo. Amava le arti e la musica, visse in esilio per aver denunciato il regime franchista e nel suo peregrinare fu anche in Italia. Elaborò un pensiero che rappresenta una pista originale, tutta sua, articolata attorno al concetto di ‘parola’. La sua è una filosofia viscerale.

"La sua parola assume la forma di un grido. C’è il vuoto, la notte dell’Uomo, l’invito a spezzare le certezze che come un involucro circondano l’essere” aggiunge lo studioso trentino che sottolinea un dato: è un pensiero femminile proprio perché è viscerale, capace di attraversare tutte le questioni cruciali dell’esistere a partire dal concetto di sacro.

Insegnata nelle università benchè non ancora entrata nella cultura diffusa è una singolare figura di militante che morì povera campando di pubblicistica dopo aver vissuto da emarginata ed esclusa. Proveniva da una famiglia di intellettuali, non poteva quindi che aspirare alla libertà e già a 20 anni era impegnata politicamente. Nel ‘900 inaugura una presenza inedita: quella delle donne in filosofia un settore nel quale entrano più tardi di quanto avvenne nelle altre scienze.

Come donna va al cuore del problema con domanda ‘forte’: cosa è il fare filosofia? Cacciari l'ha definita una ‘dama della parola’. Anzi di più: la più grande filosofa di tutti i tempi. Il frutto della sua investigazione sarà esistenziale. “Se Heidegger aveva indagato l’essere per la morte, in Maria Zambrano la riflessione si indirizza sull’essere in nascita. Non solo una fatto biologico, ma un processo vitale.

“Lei insegna a spezzare l’involucro che ci protegge e quindi a nascere per dis-nascere e rinascere”. Critica verso la Chiesa - e per questo osteggiata - elabora una visione totalmente a-confessionale avendo letto anche i grandi mistici della filosofia orientale. Era infatti una cristiana-cristica e cioè non affascinata dalle chiese, delle quali semmai era preoccupata: lei era affascintata da Cristo in quanto tale.

La sua filosofia invita all’apertura verso la  parola piena, a spossessarsi dell’Io per declinarsi verso l’altro, verso una passività attiva: tacere anziché essere rapinatori della parola. Del resto sperimentò anche lei negli anni ’90 la società della informazione urlata di oggi. Osservando turbata i totalitarismi sperimentati di persona, parlò di una agonìa di un’Europa muta, che quando parla sproloquia, cade nella ipercomunicazione, senza ascoltare. Il vuoto è quindi un passaggio obbligato per partorire e rinascere: una visione che solo una donna poteva avere.
(Corona Perer  2009)


Autore: Corona Perer

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