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Giardini Trauttmansdorff: -60% nel 2020

Chiusa la stagione dedicata alla biodiversità

Domenica 8 novembre, i Giardini di Castel Trauttmansdorff hanno chiuso la stagione 2020 dopo circa 5 mesi e mezzo di attività. Il Touriseum ha dovuto invece chiudere i battenti già il 31 ottobre per disposizioni provinciali. Nel 2020, 162.323 visitatori hanno passeggiato lungo i viali del giardino, con una stagione partita a fine maggio con ben due mesi di ritardo. La stagione  registra pertanto un calo del 60% circa rispetto all’anno precedente.

“In primavera abbiamo così perso due dei mesi con la maggiore affluenza di pubblico, il resto della stagione è comunque andato abbastanza bene e siamo soddisfatti del numero di visitatori raggiunto”, ha dichiarato Gabriele Pircher, direttrice dei Giardini.

I due mesi più intensi della stagione 2020 sono stati agosto e settembre che hanno fatto registrare un totale di 92.467 visitatori, il 46% dei quali è stato rappresentato da turisti tedeschi, seguito dal 32% di italiani.

Nella stagione 2020 i Giardini sono stati dedicati al tema della biodiversità, mostrando al pubblico quanto sia importante la diversità biologica per l’uomo, gli animali e le piante attraverso pannelli informativi, installazioni artistiche e fotografie, collocati all’interno del giardino.

“I Giardini di Castel Trauttmansdorff sono un vero hotspot della biodiversità, perché offrono un habitat importante a molte piante, animali, funghi e microrganismi”, spiega la direttrice dei Giardini, Gabriele Pircher. “Quindi sono anche il luogo ideale per illustrare il tema della biodiversità lungo i percorsi che si snodano al loro interno. Così, quel che qui succede in grande potrà forse spingere i visitatori e le visitatrici all’imitazione nel loro piccolo.”

Su una superficie di circa 12 ettari, i Giardini Trauttmansdorff presentano oltre 80 paesaggi con oltre 7000 piante venute da tutto il mondo, dieci padiglioni artistici e istallazioni. Nel 2005 è stato eletto “Parco più Bello d’Italia”. Un anno dopo era “Parco d’Europa". Sette anni dopo (2013) "Giardino Internazionale dell'Anno" su verdetto della International Garden Tourism Conference di Toronto (Canada). Sono in effetti bellissimi.

E' possibile conoscere i segreti del mondo delle piante, tra stazioni interattive, esperienze profumate e gli animali che dimorano nei Giardini: alpaca, pecore ungheresi Zackel, caprette nane e - nella serra - le instancabili formiche (guardale qui).

Quattro le aree tematiche del Parco: i Boschi del mondo che propongono boschi in miniatura di America e Asia, i Giardini del Sole con affascinanti atmosfere mediterranee, i Giardini acquatici e terrazzati e la flora tipica e autoctona dei paesaggi dell’Alto Adige.

Ci vogliono almeno 4 ore per vederlo bene e con calma e gioire delle tantissime informazioni, un viaggio esperienziale che assomiglia ad una gita in paradiso andata e ritorno. Questi giardini ad esempio ospitano in una apposita area una eccezionale fotografia sul mondo delle formiche oricoltrici, delle quali si osserva tutto il ciclo vitale: come frantumano le foglie, come le trasportano, come la digeriscono, come i rifiuti vanno a costituire un fungo che serve a nutrire tutta la comunità, periodicamente alleggerito dagli addetti. Il tutto in presa diretta grazie a teche e tubi aerei trasparenti dove si il visitatore vede la comunità instancabilmente al lavoro. Nella stessa serra oltre a piante tropicali monumentali, si osservano insetti e lucertole, un viaggio nel viaggio dentro la vita e le abitudini delle insaziabili cavallette giganti, tra rane dai colori fluo giallo e celeste, una vistosa salamandra e un suggestivo insetto stecco.

Ma la passeggiata oltre che scienza è un tuffo nella Bellezza, nell'amore, nella passione, nella cura e anche nella genialità di una intuizione che ha fatto di questi giardini la prima attrazione dell'Alto Adige. Grazie alla loro posizione privilegiata, infatti, costituiscono un ponte tra l’area tedesca e quella italiana.

Il castello – spiega Cristoph, la nostra valentissima guida – era una delle dimore dei Conti del Tirolo, originari della Stiria, che erano anche duchi della Carinzia e di Gorizia. Merano era la capitale della loro contea (ruolo che passerà poi ad Innsbruck) e da qui i conti gestivano i feudi che si estendevano da Coira e Bressanone fino al Trentino.

In quanto giardino botanico provinciale, Trauttmansdorff è gestito da un ente di diritto privato che si mantiene senza fondi pubblici grazie ai suoi ticket di ingresso. Un miracolo di management e di comunicazione turistica: chi va a Merano, non la lascia senza aver visto i suoi giardini, o torna per vederli se non lo ha potuto fare.

A 17 anni dall'inaugurazione (avvenuta nel 2001 dopo sette anni di lavori), i Giardini di Castel Trauttmansdorff erano autonomi già un anno dopo l'apertura ufficiale  grazie agli oltre 400.000 visitatori (una media di 1.800 ingressi al giorno) nei suoi 7 mesi e mezzo di apertura stagionale (dal 1° aprile al 15 novembre). L'anno record è stato il 2011 quando Castel Trauttmansdorff ha raggiunto 428.000 ospiti. Nel 2017 sono stati 415.000, numero comunque ragguardevole.

I giardini sono stati costruiti dall’ex Podere Provinciale del Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg e oggi fanno parte dell’Agenzia Demanio provinciale. Il progetto prese corpo negli anni '80, negli anni '90 trovati i finanziamenti partirono le costruzioni di sentieri e terrazzamenti, nel '98 si era già alle piantagioni. L'intuizione dell'allora governatore Luis Durnwalder, a cui va riconosciuta la lungimirante idea di dotare Merano di un prodotto turistico durevole nel tempo,  è stata favorita dal clima straordinario di cui gode Merano, che beneficia del microclima del Garda. Tutto grazie ad un vento tipico: l'Ora del Garda che dal lago si propaga con forza nelle vallate limitrofe tutti i giorni con puntualità, si inserisce nelle Sarche, a ovest di Trento, arriva fino a Bolzano e da qui si incunea verso Merano.

Le specie arboree esotiche hanno quindi trovato ideale attecchimento, lo testimoniano palme e alberi di banano, il suggestivo boschetto di bambù, il giardino giapponese (che qualche anno fa venne ammirato anche dal giardiniere capo della corte imperiale giapponese), la sequoia che emette rami da cavità alla base del tronco: in questo modo si difendeva dagli altissimi dinosauri.

E' una storia straordinaria quella dell'albero (uno dei cinque in Europa) venuto dall'Australia, da un luogo tenuto segreto anche ai botanici che possono avvicinarsi con uno speciale permesso, dopo un volo in elicottero (bendati) sull'area protetta dal governo australiano. E' la Wollemia nobilis, un albero fossile antichissimo, una conifera scoperta di recente che era considerata estinta fino a quando nel 1994 fu trovata una piccola popolazione in una profonda Gola del Parco Nazionale in Australia e il luogo preciso in cui cresce è tenuto segreto per evitare la sua estinzione.

Appartenente alla famiglia delle araucarie oggi presenti esclusivamente nell'emisfero sud, questa pianta era diffusa in tutto il mondo fino a 90-200 milioni di anni fa, può raggiungere i 40 m di altezza e la corteccia dell'albero adulto ricorda il cioccolato che bolle, ha aghi di colore verde scuro e morbidi, si moltiplica con polloni ai piedi del tronco, fatto che probabilmente ha contribuito alla sua elevata capacità di sopravvivenza.

La narrazione sull'imperatrice Sissi d'Austria, che soggiornò al Castello quattro volte tra 1870-1889 e qui passeggiava nel giardino del tempo (qua e là alcune sculture ne evocano ancora la presenza ed è possibile visitare le stanze sontuose in cui alloggiava), ha aggiunto fascino al già affascinante luogo, e ha fatto di questi giardini anche il luogo ideale per celebrare l'amore e gli innamorati (un giardino sensoriale è stato aperto di recente proprio per loro con vialetti riservati, piante di melograno simbolo della fecondità e percorsi d'acqua da percorrere scalzi).

Da vedere la voliera panoramica protetta da una vite rampicante che custodisce alcuni pappagalli amazzonici. Da qui si gode un impareggiabile panorama sulla valle; altra tappa imperdibile e altrettanto panoramica il gigantesco binocolo creato dall'architetto Matteo Thun sospeso sulla bellezza e aperto sui monti che circondano Merano.
 
Ma ad arricchire questa macchina della Bellezza – che impegna oltre 130 maestranze tra giardineria, servizi, guide turistiche - sono anche i giardini a tema (quello italiano, quello inglese, quello rinascimentale), il labirinto in siepe di tasso al cui centro c'è un bellissimo melograno, il giardino dei sensi, il palmeto con oltre 200 esemplari cinesi e camelie pregiate, la risaia, il lago delle Ninfee abitato da carpe, anatre e tartarughe e ingentilito dai fior di Loto e poi gli eventi collaterali con le mostre temporanee del Castello (che ospita il Turiseum, museo del turismo).

 

info www.trauttmansdorff.it
fotoservizio: Oscar Galletti


Autore: Corona Perer

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