Arte, Cultura & Spettacoli

Forte di Fortezza, museo di pace

Per il Water Light Festival di Bressanone ospita ''A Mesa Usc'' del gruppo Kokoschka Revival

(Corona Perer 7 maggio 2026) - È curiosa la storia del Forte di Fortezza sicuramente uno dei più grandi d'Europa: costruito dall'impero asburgico per fini bellici: non venne mai utilizzato per la guerra come avrebbero voluto coloro che l'avevano pensato.

Venne  costruito 6 anni prima che la guerra scoppiasse, il che significa - come purtroppo accade oggi - che le guerre si pianificano. Tutto lo scacchiere europeo si preparava infatti alle armi con largo anticipo già negli anni Trenta e tuttavia l'opera richiese solo 5 anni di lavori tra il 1833 e il 1838. Un tempo record se si considera la dimensione del forte, e il fatto che a valle venne cancellato persino un intero villaggio, sepolto sotto un lago artificiale che doveva servire alla elettrificazione della vicina ferrovia. Dunque qui non spararono canoni anche se le molte feritoie erano pronti a ospitarli. Questo luogo non fu mai presidio di truppe, divenne invece per un certo periodo un forziere: il deposito dell'oro della Banca d'Italia. Su questo aspetto sono fiorite molte leggende e tra queste c'è chi sostiene che parte dell'oro sarebbe ancora sepolto tra le rocce.

Di certo questo Forte, da dispendioso e inutile buco nell'acqua, è diventato un bel museo e casa per l'arte contemporanea. Forse a questo ruolo era stato destinato? Piace l'idea di uno scherzo del destino. Noi lo abbiamo visitato in occasione del Water Light Festival di Bressanone che - lavorando sui temi della Pace -  ha voluto prolungarsi sin qui con l'opera più intensa, intima e meditativa. Un'opera che tocca, graffia il cuore: ''A Mesa Usc'' (sotto voce in ladino) prodotto da Kokoschka Revival

Si entra, immersivamente, in luci e suoni guidati da un canto femminile che, inteso come preghiera o mezzo di consolazione, rappresenta la memoria orale femminile dei territori di frontiera. Sono voci di attesa e speranza, donne che attendono i loro uomini, potresti immaginarle al calore di una vacca nella stalla, o vicine ad una stufa, mentre sono al lavoro per realizzare per loro calzini e rammendi. Si percepisce la litania ''...Signore, fa che la guerra finisca''.

Il progetto ideato da Ana Shametaj e Giuditta Vendrame, prodotto da Kokoschka Revival, si è avvalso di esperti in lighting designer e sound art. L'installazione site-specific si è avvalsa di registrazioni effettuate in Friuli Venezia Giulia con il quartetto Anutis, il coro Stu Ledi e i cantanti Pashto Ismail Swati e Maryam Rashid  (hanno collaborato anche Laura Willeit, Daniela Willeit e Anita Obwegs), l'installazione gioca con luci e simboli portando voci e memorie che nello spazio di un bunker assumono una intensità straordinaria.

Nel forte che fu realizzato come simbolo del potere imperiale e fu costruito da molte braccia e mani, ''A Mesa Usc'' diventa un'opera corale che sembra ridare volto anche alle oltre 4.500 vite, tra uomini  e anche donne che lavorarono per edificarlo. Provenivano da tutto l'Impero asburgico insieme a forza lavoro proveniente da regioni diverse.

Dal Tirolo arrivarono 'solo'  670 operai specializzati, la maggior parte dei quali erano militari dell'Impero asburgico appartenenti ai reggimenti di Salisburgo, soldati serbi e minatori della Bassa Austria e naturalmente Schützen tirolesi. Durante la costruzione del Forte non esisteva quasi nessuna protezione. Incidenti, epidemie come quella del colera e la mancanza di sicurezza sul lavoro caratterizzavano la quotidianità. Le prime leggi in tal senso furono introdotte solo decenni dopo. 

Era certamente il cantiere più grande al tempo  - spiega la guida - e Fortezza fu sede di un vero e proprio movimento migratorio. In virtù del gran numero di lavoratori che aveva richiamato era diventata  la seconda città dell'Alto Adige dopo Bolzano.

La fortezza di 65.000 metri quadrati fu progettata da Franz von Scholl che presentò i suoi disegno all’imperatore Ferdinando I : l'opera doveva garantire il trasporto transalpino dalla Wipptal attraverso il Brennero. 

Architettonicamente è articolata in tre corpi (basso - medio - alto) collegati tra loro da scale e cunicoli sotterranei. Tra il Forte basso e quello di mezzo è stato ricavato anche un ascensore, ma per accedere al forte Alto c'è una lungissima scala di 455 scalini, che sale sotto l'odierna autostrada e la ferrovia ed è ancora oggi la scala a rampa unica più lunga di tutta Europa.

Di proprietà della Provincia di Bolzano dal 2013, il Forte è considerato un’opera d’arte in materia di architettura di fortificazione austriaca. Merita sicuramente una visita e l'occasione del Water Light Festival di Bressanone fino al 16 maggio è l'opportunità ideale per riflettere su guerra e pace.
E sentire queste voci perse nel tempo.

Corona Perer
Maggio 2026

info orari www.waterlight.it

foto: Georg-Hofer by  Franzensfeste
by Musei Provinciali Alto Adige

 

 

 

 

 

 


Autore: Corona Perer

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