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Mezzano, Una boccata d'arte

Il 12 settembre inaugurazione dell'opera di Luca Pozzi

(foto: orlerimages.com) - Mezzano di Primiero è stato dichiarato nel 2015, uno tra i Borghi più Belli d’Italia, ma  da molto prima faceva già parte del circuito di località esclusive, sparse in tutta Italia, dove storia e cultura si danno la mano. Ha ricevuto la bandiera infatti dopo un percorso  che ha visto l'amministrazione comunale impegnata in opere e migliorie "dentro" un progetto culturale che ha messo al primo posto il valore della tradizione: Mezzano Romantica diretta a Francesco Schweizer.

Mezzano di Primiero è fra i 20 borghi italiani, uno per regione, che è stato coinvolto nell’evento ''Una boccata d’arte'', realizzato dalla Fondazione Elpis in collaborazione con Galleria Continua. Si tratta di un progetto d’arte contemporanea, diffuso e corale, che vuole essere un’iniezione di ottimismo, una scintilla di ripresa culturale, turistica ed economica basata sull’incontro tra l’arte contemporanea e la bellezza storico artistica di venti tra i borghi più belli ed evocativi d’Italia.

Nei 20 borghi scelti fra settembre e ottobre da 20 installazioni temporanee site-specific realizzate, per la maggior parte in esterni, da artisti italiani emergenti e affermati, dando luogo a una galleria virtuale che unirà, da nord a sud, la penisola.  A rappresentare il Trentino Alto Adige è Mezzano di Primiero, dove in questi giorni Luca Pozzi (Milano, 1983) sta ultimando l’opera Arkanians Shenron - Dragon’s Eggs due passi di un unico progettp. Il primo è una scultura in bronzo raffigurante un drago posizionata all’interno del terzo stol (antico cunicolo che approvvigiona d’acqua il paese), alta circa 70 cm, anch’essa equipaggiata di rivelatore muonico e connessa a Internet. Il secondo (ovvero “uova di drago”) anch'esse in bronzo sono ai piedi del borgo in campo aperto, e osservano Mezzano dall’alto dei loro piedistalli: tre tronchi di abete bianco alti quasi 5 metri. Sono equipaggiate di rivelatori di particelle muonici (ovvero particelle che arrivano dallo spazio a seguito di esplosioni stellari e che colpiscono la terra costantemente). Inaugurazione il 12 settembre alle 18,30.

Paese-Museo en plein air, Mezzano è fiera il suo passato rurale. Basti pensare che il punto dove le donne facevano il bucato, la lisiera, è l’unica in tutto il Trentino ad essere tutelata dalla Soprintendenza. E' stata restaurata con le sue tre caldaie di rame ("calgere"). Qui si produceva la ''lisia'' ovvero l'acqua in cui è stata fatta bollire cenere spesso profumata con bucce di limone per il bucato. Il bucato era un lavoro lungo e faticoso, che le donne del paese (le "femene") cominciavano già a sette o otto anni. Di questo, delle loro fatiche, delle chiacchiere, delle amicizie e delle contese che nascevano lì dentro racconta la lisiera.

Il borgo ha trasformato in arte le tradizioni e così passeggiano in città si apre uno scrigno di vita alpina, tra dipinti murali, antiche iscrizioni, fontane e stoili (piccoli acquedotti in cunicoli pensati per condurre al coperto l’acqua dalle alture), orti e cataste artistiche di legna. Un museo en plein air, senza ressa o code, da scoprire senza fretta, in percorsi ben segnalati.

Seguendo le frecce rosse, ci si imbatte via via in una serie di piccoli tesori d’arte e tradizione, contrassegnati da un cartello con un occhio. Scaricando gratuitamente l’App bilingue dal Totem che in paese dà il benvenuto ai visitatori, si riceve un messaggio di avviso: la storia è pronta per essere ascoltata sullo smartphone.

E poi c'è la sedia rossa un esperimento civico di grande significato. Sulla sedia che compare a sorpresa negli angoli più suggestivi del paese c'è una campanella appoggiata sul sedile. Basta farla suonare e arriva una persona che abita nei paraggi pronta a darvi informazioni, raccontare la storia di Mezzano e delle sue montagne, svelare curiosità e aneddoti, indicare dove poter trovare prodotti tipici e lavorazioni artigianali, dove poter dormire e mangiare, quali sentieri da percorrere per salire a malghe e rifugi, quali attività fare con i bambini.

Il progetto coinvolge anziani, ragazzi, donne, artigiani da quali in autenticità e immediatezza si ascolta un racconto di vita di paese, con i consigli di chi ci vive e invita il turista a godere al meglio la permanenza a Mezzano, che si tratti di una gita di qualche ora o una vacanza.  La sedia rossa si può trovare tutti i giorni dal 20 giugno a metà settembre (e poi durante i fine settimana), ad indicare che qualche abitante di Mezzano è a disposizione dei turisti per dare informazioni e condividere racconti. Così, semplicemente, come si fa quando si passa a casa di un amico senza preannunciarsi.

I caratteristici tabià (vecchi fienili in disuso, ora recuperati) narrano ancora il rito del filò, le storie narrate dagli anziani del paese nelle lunghe serata d’inverno. In particolare cinque sono stati recuperati a nuova vita.

Il Tabià del Rico (nella foto in alto) è un piccolo ma interessantissimo museo etnografico zeppo di oggetti che raccontano vita e lavori di un tempo, raccolti in tanti anni con amore e passione da Mary Orsingher e intitolato al padre Enrico.

Il Tabià del Checo espone in moderne vetrine cubiche, che mescolano l’ambiente rustico con una raffinata soluzione moderna, le eccellenze di alcuni artigiani e produttori agroalimentari locali: Zeni scultori, Gianluigi Zeni, Artelér, Artistica legno GT, Macelleria Bonat, Bionoc’, La Rondine.

Il Tabià de la Gema, situato in una delle più caratteristiche case del paese, viene utilizzato come teatro nelle serate di Mezzano Romantica.

La Stalla “In nome de Iesu” contiene infine delle scene che raccontano la vita e la passione di Cristo scolpite da Mario Corona che in paese ha lasciato anche dei presepi nella Stalla dei Presepi (visitabile durante tutto l’anno).

Di Mezzano restano impresse nella memoria le monumentali cataste artistiche di legna, sorte di anno in anno grazie a Cataste&Canzei, che hanno reso famoso anche all’estero questo piccolo borgo montano. Le cataste di legna, nate dalla tradizione della gente di montagna di accatastare in bell’ordine la scorta di legname per l’inverno, sono state re-interpretate da artisti. Ed ecco così la fisarmonica in tensione che pare una stella, la clessidra chiusa tra sole e luna a segnare il trascorrere del tempo, la grande parete che ricorda l’alluvione che colpì il paese nel 1966 e la catasta instabile che cede a un coreografico crollo. Ogni canzèl è un piccolo capolavoro di arte del fare.

Tra le antiche case di pietra ci sono gli orti, altra tradizione che persiste. Così belli che sono dei giarin. Se  ne contano circa 250 fra Mezzano e frazioni, su circa 1.600 abitanti. Partiti da un’esigenza di produzione di cibo per la famiglia, accostano ortaggi a fiori, odori, piante da frutto e viti rampicanti.

Mezzano non è bella solo tra le sue stradine e le sue architetture. È circondata da una natura forte e rigogliosa, passeggiate dolcissime che conducono a boschi, malghe, vette, seguendo sentieri di bassa e media quota ben battuti e segnalati. Se soggiornate in zona non perdetevi gli orridi di Val Noana, in uno dei quali si fa anche canoyng, o il ponte tibetano che fa da collegamento tra rifugi Caltena e Fonteghi. Il Parco Naturale di Paneveggio è vicino e il Sentiero degli Abeti Giganti in Val Noana, regala emozioni indimenticabili con i suoi alberi secolari che svettano fino a toccare i 50 metri ed hanno il diametro del tronco che può arrivare a misurare un metro di larghezza. Noi lo abbiamo percorso e ve lo raccontiamo qui.

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