Arte, Cultura & Spettacoli

David Bowie, il Duca Bianco

2016-2026: 10 anni senza un genio che ci ha lasciato autentici tesori

Il "Duca Bianco"  ha lasciato una grande vuoto. Nel 2026 sono 10 anni dalla sua morte: 10 gennaio 2016, due giorni dopo aver compiuto 69 anni. Chissà cosa avrebbe potuto darci in questi anni.

Amava arte, letteratura, cinema, teatro. Dipingeva, scolpiva. Collezionava Tiziano e Tintoretto, Rubens e Willem De Kooning di cui possedeva diversi esemplari. Aveva una passione speciale per la Art Brut che aveva conosciuto a Losanna dove ha anche vissuto. E naturalmente amava la fotografia d'autore che gli serviva come suggestione per la sua musica. Amava flirtare davanti alla videocamera, faceva video clip ed è certamente il primo vero e autentico artista pop.

Si definiva un collezionista di vite, anzi di identità. E di sè stesso diceva: ''Con Ziggy Stardust ho voluto creare una rockstar aliena''. David Bowie avvertiva lo spazio come una forza creatrice, la maschera era la sua dimensione ideale e sperimentale. In realtà si definiva un asociale che si costrinse a vivere a Los Angeles, città che detestava, solo per capire come avrebbe influenzato la sua musica. La sperimentazione è sempre stata la sua cifra. Trasformarsi era naturale. Scandalizzare altrettanto.

Il fotografo giapponese Masayoshi Sukita gli fu amico. Insieme erano a New York dove nel 2016 era in programma una mostra per il ''duca bianco'' che però non si tenne perchè il 10 gennaio di quell’anno, Bowie moriva.

New York era già da 20 anni la sua nuova casa (vi era arrivato nei primi Novanta). Lì aveva debutatto nel 1972 come Ziggy Stardust alla Carnegie Hall. Il fotografo giapponese lo incontrò quell'anno e divenne una figura essenziale nella narrazione iconica del cantante. Lo seguiva ovunque vedendolo duettare con Lou Reed o con Freddy Mercury. A facilitare la collaborazione era stata una comune conoscenza. ''L'America ha colmato un bisogno mitico che era dentro di me'' disse in una intervista. ''Credo di essermi sentito spesso fin dall'adolescenza un po' sbandato''. Dell'infanzia aveva ricordi imprecisi e non precisamente belli. Il fratello maggiore Teddy era il suo riferimento, mentre il rapporto con la madre era stato complicato.

In America nasce la stupenda galleria dei primi anni Settanta, con Ziggy, il suo alter ego creato insieme a Lindsay Kemp. Lo fotografò nel tour di Tokyo, e poi a Kyoto ma la foto simbolo della loro collaborazione fu la copertina di Heroes, registrato durante la sua permanenza a Berlino Ovest, città che iconicamente gli calzava a pennello e che contraddistingue la sua stagione creativa migliore, una volta risolta la dipendenza alla cocaina che aveva iniziato ad usare qualche anno prima a Los Angeles. Ci va con Brian Eno. ''Dovevo assolutamente reinventare me stesso''. Fu un'esperienza non solo professionale ma spirituale. 

La sua  eredità creativa, inutile ricordarlo, continuerà. Forever. E nessuno ha saputo essere più forte di un Bowie senza finire per scopiazzare quella dimensione che solo lui incarnava davvero: una persona in eterna sospensione spazio temporale.

''Spero che nessuno non rimanga mai statico nella propria vita. Tutto cambia, tutto deve cambiare''. Ammise di usare se stesso come una tela da dipingere. ''Perciò non perdetevi neanche un giorno della vostra vita''.

Non era snob era proprio un essere assolutamente unico, sospeso tra arte e show, in perenne ricerca della propria identità. E perennemente teso verso un assoluto a cui non sapeva dare un nome.

Negli ultimi anni percepì che la sua vita non era solo essenzialmente musica. L'essenza vera della vita lo chiamava. Era il momento in cui stava finalmente sperimentando l'amore e un rapporto bellissimo con la modella Imam che ha sposato. Ed è stato anche il momento in cui la malattia si è fatta avanti dandogli uno spazio assoluto per prepararsi all'Assoluto. 

(c.perer)

 


Autore: Corona Perer

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