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Referendum giustizia: cambiato il quesito

La caratteristica rilevante del referendum costituzionale è l’assenza di quorum

di Gloria Canestrini* - La Cassazione ha cambiato il quesito per il referendum sulla riforma della Goiustizia. L'Ufficio Centrale della Corte di Cassazione ha accolto, sia pure non ancora in via ufficiale,  la modifica elaborata da 15 giuristi esperti, i quali, raccolti in un Comitato, in pochi giorni hanno raccolto oltre 500.000 firme a sostegno, e quindi il referendum si farà ma con un quesito differente da quello precedentemente ammesso.

Non è una semplice questione di forma: ciò che cambia è un aspetto sostanziale,  perché  la nuova formulazione indica con precisione gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma che andremo a votare.
Non si tratta più di chiedere genericamente agli elettori l'approvazione della nuova legge di revisione costituzionale, ma vengono finalmente elencati i sette articoli interessati, onde offrire piena consapevolezza ai cittadini votanti.

Un problema però rimane: precedentemente la data della consultazione elettorale era stata fissata al 22-30 marzo, perché ora , dichiarata legittima la richiesta dei 500.000 elettori che si sono validamente espressi per una maggiore chiarezza e completezza del quesito, l'iter procedurale previsto dalla legge dovrebbe ripartire con un'ordinanza della Cassazione comunicata al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Corte Costituzionale, ai soggetti promotori della modifica del quesito. Poi, entro 60 giorni dalla comunicazione ufficiale della decisione della Corte, va fissata la nuova data per “una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo al decreto di indizione”.

Il rispetto di questa norma in applicazione dell'art. 138 della Costituzione che disciplina il procedimento di revisione costituzionale,  equivarrebbe indubbiamente a un rinvio del voto previsto a fine marzo.
Il Governo ha invece deciso di tirare dritto: si va al voto nelle date già stabilite!

Prima ancora di ogni esame nel merito della riforma voluta da questo Governo, questo atteggiamento sprezzante equivarrebbe da solo a far capire molte cose. Prima fra tutte, il timore che gli elettori arrivino alle urne bene informati, perché  i sondaggi rivelano che più il tempo passa, più aumenta la percentuale dei NO,  ossia dei cittadini che questa riforma non la vogliono.
La seconda considerazione è invece di merito: la nostra Costituzione sancisce il civilissimo principio democratico della separazione dei poteri (legislativo, giudiziario, esecutivo) , e quando è il Governo stesso a  disattendere le norme, infrange questo principio.

Tutta questa fretta ( e qualcuno afferma, questo pasticcio, in barba alla Costituzione repubblicana) viene motivato dall'urgenza di regolamentare le carriere dei giudici, la loro terzietà, i loro organismi associativi, per adeguarsi agli altri sistemi  occidentali.

Ma l'art.111 della nostra Costituzione già prevede la terzietà del giudice e la garantisce attraverso la sua indipendenza e i fatti dimostrano che, nell'oltre 50% dei casi i giudici italiani non seguono le richieste dei pubblici ministeri ( all'occorrenza,poteva essere realizzata un'ulteriore separazione delle carriere, che già  di fatto sussiste, con una semplice legge ordinaria). 

Quanto, poi, all'adeguarsi ad altri ordinamenti esteri, perché cambiare quello che, oggi, da molti ricercatori e addetti ai lavori, è ritenuto il modello migliore, più garantista, più equilibrato, ossia quello italiano?
Evidentemente, il problema non è questo: ciò che realmente si vuole è avere più controllo sulla magistratura, attraverso i meccanismi di selezione, attraverso la discrezionalità dell'azione penale, attraverso le sanzioni disciplinari divenute più facili per i “dissidenti”.
Per i cittadini invece il problema, quello vero, è che bisognerebbe non già liberare i politici dalla magistratura,  ma la magistratura dalla politica. 

*Avvocato

 

 

 


Autore: Gloria Canestrini

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