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Europa, il virus che divide e unisce

Ci scopriamo un unico popolo, senza esserlo

Disse Winston Churchill: “L'ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità.”

Ora che l'Europa ha chiuso per virus, blindando non le frontiere interne, ma tutta l'area Schengen, diventiamo un popolo senza esserlo mai stato. E cone le stesse divisioni di prima.

Nata da nobili pensieri (i trattati di Roma) e impantanata negli interessi nazionali (Germania e Francia), c'è stato bisogno di un piccolo insidioso virus, dalle nano-dimensioni, che toglie il respiro e spazza soprattutto i testimoni del nostro tempo (gli anziani), per capire una cosa: occorre agire con  strategie comuni.

C'è da sperare che prevalga l'ottimismo del mantra "andrà-tutto-bene". Diciamocelo francamente: non ci crediamo molto e le premesse non sono affatto buone: l'economia è crollata e ferma, ci vorranno anni per riprendere a camminare. Basta osservare - dentro i nostri confini - il decreto anti-virus da 25 miliardi deciso dal nostro governo: un "decretino", che decide poco più di una mancia  per i lavoratori autonomi, ovvero la stragrande maggioranza dei creativi italiani e di coloro i quli hanno dovuto entrare nel popolo delle partite iva pur di lavorare.

Ma l'ottimista vede l'opportunità in ogni pericolo. E così, alzando lo sguardo su confini più ampi, noi vogliamo essere ottimisti: forse diventeremo un popolo europeo. E se il destino è davvero comune, non è poco.


Autore: Corona Perer

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