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Betlemme: le suore italiane lasciano il Caritas Baby Hospital

La Superiore le ha richiamate in Italia

Lo ha annunicato con una mail ai sostenitori Emilio Benato, vicepresidente di Aiuto Bambini Betlemme: le Suore Elisabettine alla fine di quest’anno lasceranno il Caritas Baby Hospital di Betlemme.

Questa scelta, difficile e sofferta, è maturata  tra la Congregazione delle Suore Elisabettine e la “casa madre” in Svizzera, la Kinderhilfe Bethlehem fondatrice del Caritas Baby Hospital di Betlemme per volontà di Padre Ernst Schnydrig, che nel 1952 decise di creare quest’opera di beneficenza in Terra Santa.
 
La notizia ha colto di sorpresa e impreparati tutti, specie i palestinesi che da questo ospedale hanno ricevuto, nonostante la perenne emergenza civile, un grande aiuto e cure di qualità pagate dalla comunità internazionale: Svizzera e Italia in primis, ma anche Germania ed altri paesi europei.

Suor Lucia, Suor Gemmalisa e Suor Erika lasceranno quindi Betlemme e lì resterà anche il loro cuore dopo tanti anni di servizio. Ma le suore hanno risposto con obbedienza: la Superiora le ha richiamate in Italia. “Se tutto questo accade, c’è un perché più grande a volerlo" hanno commentato affidandosi al Signore e chiedendo protezione per i bambini e per le famiglie in Terra Santa-

"Quando ce ne andremo, le gravi sofferenze e tutti i bisogni di questo popolo resteranno: vi passiamo il testimone. Continuate e continuiamo tutti a impegnarci per questi bambini e queste famiglie, con Fiducia e Amore”.

''Riguardo alle nostra amate consorelle: stanno bene. Sono meste, ma stanno bene. Soffrono per la futura partenza, ma intanto cercano di non pensarci, prese oltretutto come sono dalla gestione dei bambini e dell'ospedale con le complicate misure antiCovid richieste nel complicatissimo scenario palestinese" ci spiega Riccardo Friede, di Aiuto Bambini Betlemme.it che è sempre stato la voce in Italia della organizzazione.

Il motivo per cui le supre lasciano l'ospedale è molto semplice: è l'effetto della perdurante crisi delle vocazioni. In Italia oltre il 70% delle Suore Elisabettine (e delle suore in generale) ormai ha più di 70 anni. Una buona parte di loro non può più avere funzioni di responsabilità, una parte molto significativa è malata o non autosufficiente. La congregazione si trova così ad avere progetti, servizi e comunità da gestire, ma poche suore in forze e relativamente giovani su cui contare.

''Per questi motivi, a malincuore, stanno procedendo con il rientro in Italia, non solo da Betlemme ma anche da altri paesi. Per la congregazione la perdita è doppia: un luogo simbolico per la Terra Santa come il Caritas Baby Hospital e Betlemme, la città di Gesù. Ma dopo lunghe riflessioni sono venute a patti con questa realtà, in completo accordo con l'ospedale e la direzione generale dell'Aiuto Bambini Betlemme Svizzera (la nostra "casa madre", sebbene come associazione italiana siamo totalmente indipendenti, legati solo dall'accordo di impegnarci per il sostegno dell'ospedale)" spiega Riccardo Friede che invece da vicino i sostenitori.

E la struttura paestinese come ha reagito? "I dipendenti dell'ospedale e la comunità locale di Betlemme hanno contestato questa decisione, tanto da pensare addirittura di chiedere al Patriarca di intervenire, ma sono state le stesse Sorelle in servizio all'ospedale ad accogliere il loro dispiacere e a chiedere a tutti con forza di affidarsi al disegno più grande che loro stesse stanno accettando un po' per volta" spiega Friede.

"Quando a noi ricevere nelle mani il testimone delle Suore Elisabettine è possibile" conclude Emilio Benato che ha chiesto ai sostenitori di non far venire meno gli aiuti. Ma non si sa ancora chi prenderà il posto delle Elisabettine.

(17 settembre 2020 - C. Perer)

Per saperne di più www.aiutobambinibetlemme.it
Per donazioni:  info@khb-mail.ch

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Betlemme: Caritas Baby Hospital, oasi di Pace
Si sorregge grazie alle donazioni ed è un'eccellenza medica

di Corona Perer - L'ho visitato 20 anni fa ed era già una piccola potenza: per i numeri e per il ruolo che svolgeva già allora. Questo infatti è l’unico ospedale pediatrico della Cisgiordania. Il Caritas Baby Hospital fornisce assistenza a neonati e bambini fino a 16 anni, indipendentemente da origine sociale o religione. Le immagini che vedete in questa pagina sono state autorizzate dalle famiglie dei pazienti: vogliono che si veda il loro sorriso nonostante la difficoltà di vivere, ammalarsi e cercare di guarire in una zona del mondo così difficile. Per loro questo ospedale è l'unica chance, non una struttura improvvisata ma una vera eccellenza. E' finanziato quasi esclusivamente dalle donazioni che giungono da Svizzera, Germania, Italia, Austria e Gran Bretagna.

A fine anno scorso è stata inaugurata la nuova Unità di Osservazione pediatrica breve del Caritas Baby Hospital. Grazie alla solidarietà internazionale i bambini ammalati potranno ricevere indagini mirate e cure ad hoc nelle prime 24 ore, così da evitare degenze o ricoveri se non sono strettamente necessari. Con questa nuova Unità, l’Ospedale pediatrico di Betlemme fa ancora una volta da apripista nel sistema sanitario palestinese.

Basterà qualche numero per capire cosa si possa fare con il cuore. Nel 2015 ha ricevuto 10,48 milioni di franchi svizzeri, ovvero 9,75 milioni di euro, di questi  4,6 milioni di euro dalla sola Svizzera,  altri 3,4 milioni dalla Germania, (Italia 805.000 euro, Austria 150.000 euro, altri 55.000 euro).

Tutto nasce nel 1952 quando padre Ernst Schnydrig, del Canton Vallese in Svizzera, arriva a Betlemme su incarico della Caritas Svizzera e constata subito la miseria della popolazione palestinese seguita alla guerra di indipendenza (secondo gli israeliani) o Nakba ("catastrofe" per  la storiografia palestinese). Centinaia di migliaia di palestinesi divenuti profughi e sfollati furono costretti a vivere in tendopoli in condizioni di grande miseria.

A Betlemme, lavorava già da tre anni Hedwig Vetter, cooperante svizzera che aveva aperto un piccolo ambulatorio per neonati. Per entrambi la cosa fu subito chiara: come cristiani si sarebbero messi al servizio delle persone della città in cui era nato Gesù. L'incontro con il medico palestinese Antoine Dabdoub pose le basi del Caritas Baby Hospital che nel 1953 veniva inaugurato come presidio di emergenza pediatrica.

Da allora molte cose sono cambiate (non l'emergenza palestinese purtroppo) e il Caritas Baby Hospital (CBH) dispone oggi di un poliambulatorio e di 82 letti per le degenze; ha unità di Terapia intensiva e nel 2015 ha curato 4.654 bambini in ricovero e altri 35.311 nel poliambulatorio. I costi di gestione sono stati pari a  9,15 milioni euro e  l'ospedale dà lavoro a 230 persone. Dopo l'Università di Betlemme, l'ospedale è uno dei più importanti datori di lavoro della città. Il management e la direzione  è quasi completamente in mano palestinese (direttore generale, primario, direttore amministrativo e della manutenzione sono locali). Tra il personale dirigente, quasi la metà è composto da donne. Le suore Francescane Elisabettine di Padova curano il settore infermieristico.

"Tra le patologie più ricorrenti vi sono le infezioni, le malattie del tratto gastrointestinale e delle vie respiratorie. Si riscontrano anche malattie del sistema nervoso centrale, sepsi neonatale e itterizia neonatale" spiegano i responsabili. "Frequenti sono anche alcune patologie ereditarie come la fibrosi cistica e altre malattie del ricambio".

E' la  Kinderhilfe Bethlehem, un’organizzazione di ispirazione cristiana, a gestire il Caritas Baby Hospital e sostenere i progetti per madri e figli in Terra Santa. Esamina e delibera su tutte le questioni in modo collegiale in stretto contatto con Caritas Svizzera e la Caritas Germania. Grazie a loro è possibile curare i bambini dal Sud della Cisgiordania, dai dintorni di Betlemme a Hebron .

L'ospedale si distingue anche per l'approccio terapeutico: apertura totale a ogni ceto, coinvolgimento e formazione delle madri nelle cure. "Possono dormire nell’appartamento a loro destinato in Ospedale, restando sempre vicine ai figlioletti malati, il che si ripercuote positivamente sul benessere e sul processo di guarigione dei piccoli. Durante il soggiorno vengono istruite su malattie ereditarie, alimentazione, igiene, oltre a ricevere un sostegno psicologico. Tutto questo serve a rafforzarle e sostenerle" aggiungono gli operatori.

L' Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) proprio per questo nel 2015 ha dato certificazione di qualità per “Patient Safety Friendly Hospital Initiative". Chi può contribuisce, chi non può riceve cure gratuite.

L'ospedale è ovviamente neutro: nessuno degli operatori prende posizione sulla situazione politica in Israele e nei Territori palestinesi occupati. Il compito dell’Associazione e dell’Ospedale è quello di offrire i migliori servizi pediatrici possibili ai bambini di Betlemme e della Regione, indipendentemente da religione o status sociale collaborando a livello medico con strutture ospedaliere palestinesi a Gerusalemme Est, con ospedali israeliani e con l’Università di Betlemme ai cui studenti offre la possibilità di fare stage.

Questo nonostante la sua ubicazione nel cuore del conflitto. Sorge a Betlemme a circa 500 metri dal muro che Israele ha costruito per dividerla da Gerusalemme. I palestinesi possono attraversare il check-point che separa le due realtà soltanto con un permesso dell'esercito israeliano e questo limita enormemente la mobilità della popolazione della Cisgiordania.A causa dei posti di blocco o dei checkpoint, i piccoli pazienti e il personale sono talvolta costretti a fare giri più lunghi per arrivare in Ospedale.

Un ruolo fondamentale nella gestione del Caritas Baby Hospital lo svolgono le suore Elisabettine che da anni sono impegnate nell’assistenza dei bambini malati e nella formazione del personale infermieristico dell’ospedale. Da una loro intuizione nasce questa nuova sala giochi. La play room ha colori vivaci, giochi per i bambini, computer e piccoli banchi per disegnare e leggere: la nuova sala giochi del Caritas Baby Hospital di Betlemme è  stata realizzata grazie alle donazioni raccolte dall’associazione Aiuto Bambini Betlemme

(22 marzo 2019)


Autore: Corona Perer

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