Viaggi & Reportages

Terra Santa, il pozzo conteso

La Terra Promessa tra ripicche e guerre sottili

(Nablus  C.Perer) - E' l’ultimo cristiano ortodosso dell’antica Sichem, punto ad alta temperatura teologica e politica: Justinos da Corfù. Nella sua chiesa costruita con denaro russo,  gli Ebrei rivendicano il pozzo di Giacobbe da sempre, tanto che un Rabbi nel novembre del 1979 non esitò a sgozzare il pope ortodosso, padre Filomenos, che la chiesa greca di Gerusalemme aveva mandato come  custode. “Il corpo riposa ora a Gerusalemme. E’ incorrotto” ci racconta padre Justinos, 66 anni, il quale prese il suo posto.

Anche lui, un giorno, si trovò di fronte all’assassino del suo predecessore. Il Rabbi era intenzionato a far fuori pure lui, ma tornò sui suoi passi.  Aveva sgozzato, cavato gli occhi a Padre Filomenos, tagliato piedi e testa e gettati nel fondo, ma l’arresto si era concluso in un sommario processo e in pochi giorni di detenzione. La legge ebraica lo aveva subito rimesso in libertà. Perciò era tornato al pozzo per continuare la sua battaglia in nome della Torah. Un radicale, un folle che padre Justinos disarmò probabilmente con il suo sguardo profondo, con la forza dei suoi occhi.

Parla senza rancore: è persona amabile e dall’aspetto giovanile il sacerdote venuto da Corfù a Sichem 27 anni fa. Dipinge icone e riceve i sempre più rari visitatori. Quando arrivò trovò una chiesa scossa dal fatto di sangue e… da ultimare. Si mise al lavoro: in sette anni si è dipinto da solo vetrate, affreschi della cupola, iconostasi centrale e laterali.

Indica il punto esatto dove Cristo incontrò la Samaritana, tocca la pietra e poi rovescia acqua nel pozzo scavato da Giacobbe sul quale si fonda la contesa territoriale. E si capisce quanto è profondo contando i secondi di salto. “Dieci, quindi più meno 40 metri” dice. Poi fa salire un secchio e ne dà da bere agli ospiti. L’emozione è forte: è la stessa acqua bevuta da Gesù. Anche la pietra del pozzo è la stessa sulla quale il Nazareno si è seduto discorrendo con la Samaritana.

Oggi pochi sono in grado di raggiungere questo luogo scoraggiati dai frequenti scontri (con Ebron e Gaza, Nablus è la polveriera del conflitto mediorientale). Qui gli autobus De Luxe non arrivano, bisogna venirci con una guida del posto, meglio ancora con un autorità religiosa.

Il frate spagnolo che ci accompagna, Fra Raphael del Getsemani di Gerusalemme, viene accolto con calore dal sacerdote greco. Insieme ricordano gli anni passati a Nazaret, poi si guardano, gettano uno sguardo tutt’attorno e allargando le braccia si sono già capiti con uno sguardo: a Nablus va sempre peggio. Ma i cristiani restano.

Corona Perer – www.giornalesentire.it
 


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)