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Abuna Sadaqa, l'ultimo sommo sacerdote

Israele, incontri sul Monte Garizim

Un incontro che non dimenticherò mai - sul Monte Garizim dove risiedono i Samaritani - con l’ultimo Sommo Sacerdote, Abuna Sadaqa, discendente della tribù dei Cohen, una stirpe fondamentale nella storia di Israele. Erano i giorni in cui George Bush visitava Israele e da Ramallah dava l’annuncio. “Sono certo che la pace si farà entro l’anno”. Era il gennaio 2008...

Corona Perer

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ABUNA SADAQA, L’ULTIMO SOMMO SACERDOTE

(Monte Garizim, 15 gennaio 2008) – Bisogna superare un non facile check-point e poi salire altro se si vuole fare l’emozionante incontro: il Sommo Sacerdote dei Samaritani, corrente scismatica rispetto all’Ebraismo abita in cima al monte. E’ l’ultimo discendente di una casta fondamentale nella storia di Israele. Abuna Sadaqa, 82 anni, è persona ieratica che emana carisma e sapienza.

E’ l’ultimo vero Sommo Sacerdote. Gli Ebrei infatti non ne hanno più dalla distruzione del Tempio del 70 d.C. ad opera dei Romani. Da allora il culto viene assicurato dai Rabbini che sono dei laici. Sono loro anche ad officiare il culto dei morti.

Il Sommo Sacerdote c’è solo tra i Samaritani, una popolazione per la quale Gesù ebbe più di un occhio di riguardo, malgrado all’epoca gli Ebrei non avessero relazioni con loro. Abuna Sadaqa è un Cohen e discende dalla stirpe di Abramo. Come i suoi avi recita tutta la Bibbia a memoria. Oggi il ceppo originario è esiguo, non più di 400 fedeli.

Celebrano la Pasqua con l’Agnello secondo il rituale dell’Esodo, riconoscono solo il Pentateuco e il loro Tempio sta sul monte Garizim. La scissione con i Giudei risale al 722, quando gli Assiri distrussero la Samaria e deportarono parte della popolazione. Alcuni rimasero mescolandosi a loro: per questo gli Ebrei li ritengono impuri. Anzi, dei bastardi. Tanto che rifiutarono i loro soldi per la ricostruzione del Tempio, al ritorno da Babilonia nel 536 a.C. Da qui l’ostilità, molto viva ai tempi di Gesù. Il quale, però, mise un samaritano al centro di una parabola e si rivelò a una delle loro donne dicendogli la sostanza della natura: lui era il Messia. Sono dunque i samaritani ad aver ricevuto la prima rivelazione esplicita che Gesù fa di sé stesso.

Il monte Garizim è uno dei luoghi più affascinanti della Terra Santa. In arabo si chiama Jebel at-Tur ed è la montagna sacra dei samaritani. Con i suoi 881 metri, il Garizim è meno alto dell’Ebal (940 metri) che gli sorge di fronte, ma è di gran lunga più importante per storia e sacralità.

Scavi archeologici hanno portato alla luce vari strati di reperti che in buona sostanza hanno confermato quanto si sapeva già dalle fonti scritte: un tempio risalente al 72 d.C., ed alloggiamenti per i pellegrini, edifici pubblici e quartieri residenziali del primo secolo. In quello stesso punto, alla fine del V secolo d.C., sarebbe stato realizzato – per ordine dell’imperatore Zenone – il santuario mariano: una chiesa concepita come una fortezza con torri angolari. Nel secolo seguente l’imperatore Giustiniano avrebbe aggiunto, nel settore settentrionale, ulteriori fabbricati e un bacino idrico.

Chiediamo al Sommo Sacerdote quali sono le differenze sostanziali tra i Samaritani e gli Ebrei: e lui ci risponde con una domanda. "In che cosa cattolici, ortodossi e protestanti si riconoscano?" e poi ci anticipa la risposta. “In Betlemme, in Cristo. Anche noi abbiamo le nostre differenze ma ci riconosciamo sulle cose che contano, in Abramo così come nell’Islam tutti si riconoscono in La Mecca”.

Sua Eminenza Abuna Sadaqa dice di aver simpatia per i cristiani e dalle parole si capisce che tra questi e gli ebrei, preferisce i primi. Poi ricorda gli aiuti in dollari ricevuti dal Vaticano che lo invitò ufficialmente per due settimane a Roma.

Oggi è vecchio, ma lo spirito zampilla umorismo ebraico. “In arabo sale e scherzo si dicono con la stessa parola: come una minestra non ha gusto senza sale, così la vita non ha sapore, senza un pizzico di umorismo” dice prima di posare per una foto chiedendo una solenne promessa: che gliene spediremo una copia dall’Italia. Sui cuori pieni di rabbia, sulle reciproche recriminazioni che alimentano il clima di odio e sospetto quotidiano in Terra santa Abuna Sadaqa preferisce non rispondere.

Anche sulla sua successione preferisce glissare. E si ha l’impressione di assistere ad un pezzo di storia secolare preziosa, che sta per andarsene.

Corona Perer , 15 gennaio 2008
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