
Rischio sismico in Sicilia: ecco cosa sta accadendo
Lo scontro tra placca africana ed euroasiatica è ripreso
Tre scosse di terremoto al largo di Palermo: di magnitudo 3.6 quella più forte oggi 11 febbraio. Gli episodi sono stati registrati dall'Ingv di Roma tra le 8,28 e le 9,54. Il sisma è stato percepito dalla popolazione. Due giorni fa le scosse erano state quattro e la più forte di magnitudo 3.9. Un mese fa (gennaio 2026) al largo delle coste verso la Calabria partì una scossa di magnitudo 5.1
L'elevata sismicità della Sicilia è dovuta allo scontro tra placca africana ed euroasiatica. È quanto affermano i geologi italiani che mettono in guardia: è a rischio il patrimonio architettonico e culturale.
“A grandi linee, la Sicilia è ubicata in corrispondenza dello scontro tra la placca africana e quella euroasiatica, ciò spiega l’elevata sismicità dell’area che in passato è stata causa di terremoti distruttivi: nel 1693 (54.000 vittime), nel 1908, nel 1968 e nel dicembre 1990” afferma Fabio Tortorici, Presidente della Fondazione Centro Studi CNG.
Il sisma può essere collegato a una ripresa dell’attività eruttiva dell’Etna? La raccolta di dati geofisici in atto permetterà di stabilire se gli ultimi erremoti sono di natura tettonica o vulcanica e quali sono stati i meccanismi di rottura che lo hanno generato e soprattutto se si stanno verificando fenomeni di ricarica delle tensioni vulcaniche. Per ora, è certo che il sisma non è scaturito direttamente dall’interno del principale condotto vulcanico.
''Negli ultimi decenni nell’area etnea i terremoti avvengono nella zona sommitale e nei fianchi del vulcano. Storicamente e statisticamente, - continua il geologo siciliano - la sismicità dell’area epicentrale del terremoto di Santa Maria di Licodia, non ha mai espresso eventi di magnitudo elevata, ma come è risaputo è impossibile prevedere i terremoti, pertanto nessuna previsione è possibile”.
La grande vulnerabilità del nostro patrimonio artistico e culturale, che in Sicilia come nel resto d’Italia costituisce il simbolo dell’Italia nel mondo, impone interventi governativi mirati e programmatici, riferiti sia all’esposizione al rischio sismico sia al dissesto idrogeologico. L’assenza di geologi nelle sovrintendenze e nello stesso MIBACT testimonia la poca sensibilità e oculatezza che la politica ha riservato al territorio negli ultimi decenni.
Servono provvedimenti legislativi perchè sia tenuta in giusta considerazione la conoscenza geologica: la prevenzione è l’unica via.
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