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Le parole del Papa a Lesbo

Un'isola, una tragedia, tanto disinteresse

Distante solo otto chilometri dalla Turchia, l'isola si è naturalmente trovata al centro di un esodo biblico. Nell'aprile 2016 è partito per l'isola di Lesbo, dopo una giornata intensa di incontri e preghiere. Nel campo profughi di Mòria aveva salutato i bambini soli e asciugato le lacrime degli adulti. «Non siete soli». Sperava il Papa di ridestare i potenti, ma non è accaduro e la tragedia è solo peggiorata.

In questi anni la voce del Papa sui migranti è costantemente attenta. "Non sono un pericolo, ma "sono in pericolo" aveva detto.

"Cari amici, oggi ho voluto stare con voi. Voglio dirvi che non siete soli. Avete fatto grandi sacrifici per le vostre famiglie. Conoscete il dolore e sono venuto qui con i miei fratelli, il patriarca Bartolomeo e l'arcivescovo Hieronimos, semplicemente per stare con voi e per ascoltare le vostre storie. Il messaggio che oggi desidero lasciarvi è non perdete la speranza!"
Aprile 2016

Papa Francesco  si era rivolto con queste parole ai profughi ospiti al Moria Refugee Camp a Lesbo, isola divenuta suo malgrado frontiera e ghetto. Quello di Lesbo era il suo tredicesimo viaggio fuori dall'Italia dall'inizio del Pontificato. Poi Francesco aveva lanciato un appello al mondo: "Siamo venuti per richiamare l'attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione. Come uomini di fede desideriamo unire le nostre voci per parlare apertamente a nome vostro. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità".

Così non è stato
C.Perer
(agosto 2020)

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Il vero leader è ancora il Papa
Il Papa è l’archetipo dell'antipotere

di Marco Guzzi* -  L’uomo è lacerato: tra un Senso senza vita e una vita senza più Senso. Da questo deriva l’attuale smarrimento e disgusto nei confronti di tutte le classi dirigenti. L’elezione di Papa Francesco ci ha donato la speranza che molte cose cambino, e che innanzitutto cambi la classe dirigente,  o meglio, cambi il modo in cui viene da secoli esercitata ogni leadership.

Il Papa è l’archetipo della leadership suprema, in un momento di crisi di credibilità di tutte le classi dirigenti che è planetaria, ma in Italia appare con un’evidenza e una forza singolari. Papa Francesco per primo ha incominciato a mostrare i segni di questa conversione.

Ogni leader, ogni politico e ogni scrittore, ogni giornalista e ogni insegnante, ogni parroco e ogni dirigente sarà chiamato ad abbandonare l’esercizio del proprio potere. Divenire un leader implica infatti la rinuncia ad ogni forma di dominio, di schiavizzazione, e di oppressione nei confronti delle persone. Senza questo rovesciamento iniziatico delle forme della leadership  non siamo cristiani; possiamo anche essere scrittori famosi o politici di successo, ma non siamo Uomini Veri, e non abbiamo alcuna reale autorità, in quanto non aiutiamo nessuno a crescere nella propria libertà.

* filosofo
(luglio 2017)


Autore: Marco Guzzi

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