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Quando è Dio a chiedere

Intervista a Gregorio Vivaldelli

(Corona Perer) - “Dove sei?” è la domanda che Dio pone ad Adamo nel giardino. “Dov’è tuo fratello?” quella rivolta a Caino. E a Mosè nell’Esodo “...perché gridi verso di me?”. 

C’è un Dio che chiede nella Bibbia. Domande dirette. Nel Nuovo Testamento Cristo interpella i discepoli: ”voi chi dite che io sia?” e “...che cercate?” ai primi di loro che lo seguono. Nella Bibbia c’è persino il Dio che interpella sè stesso. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

«La religione consiste nell’interrogativo di Dio e nella risposta dell’uomo. Se Dio non pone l’interrogativo, tutte le nostre ricerche sono vane. La risposta dura un istante, ma l’impegno continua»
(A.J. Heschel)

Compiendo un viaggio nella divinità che interroga, attraverso 16 domande, il biblista trentino Gregorio Vivaldelli  ha scritto un libro che ha per titolo proprio una domanda, quella posta da Gesù a Maria di Màgdala davanti sul sepolcro vuoto, “Donna, perché piangi?”.

Il poeta francese Paul Claudel ebbe a dire che il rispetto dei cattolici per la Sacra Scrittura era senza limiti e si manifestava soprattutto con lo starne lontani. La Bibbia va letta prima dei suoi commenti,  e oggi  far nascere almeno il desiderio di buttare l’occhio su pagine eterne è un'impresa. Questo libro fa venire la voglia.

Classe 1967 e dottorato in Teologia biblica a Roma, Vivaldelli è ordinario di Sacra Scrittura a Trento. Svolge inoltre formazione teologico-biblica in Italia e all’estero. Le 16 domande che esamina vengono da Antico e Nuovo Testamento. Sono quelle che impongono alla scimmia nuda di fermarsi per fare il punto su sè stessa. Il “dove sei” rivolto ad Adamo equivale in realtà a chiedere “a che punto della tua vita si trovi?” o se vogliamo, “che ne è stato di te?”. 

- Prof. Vivaldelli,  domandare è sempre porsi un problema?
- In realtà  si confonde tra “domanda” e “problema”. Entrambi ci pongono davanti un interrogativo ma sono diversi. Problema deriva dal greco pro-bllein («porre davanti»). E’ qualcosa che mi sta davanti, come un oggetto, e una volta risolto viene meno la portata interrogativa. L’uomo calcola, pianifica e risolve per fuggire l’incertezza. Nella domanda, invece, è come essere “incalzati” da qualcuno che “ci” chiede, cioè chiede conto di noi. 
- Quindi la domanda nasce altrove da noi?
- Esattamente, non è in nostro possesso. Spazio e apertura della domanda non sono dominabili. Questo dimostra che non veniamo da noi stessi, che c’è un’alterità che vuole coinvolgerci nel suo essere.
- Perchè l’uomo insiste sulle domande senza risposta?
- Perchè sono quelle che lo coinvolgono di più. Spesso l’unica reazione alla domanda è cercare la risposta, non importa quale, purchè allontani in fretta il senso di inquietudine insito nell’interrogativo.
- Quale è la domanda più complessa?
- Quella sulla vita, col suo nascere e morire. Vivere non è altro che un rispondere e un corrispondere a un’iniziativa nata altrove. 
- Come va vissuta una domanda?
- Va “attraversata” e vissuta fino in fondo. Non dobbiamo averne paura o far finta di non essere stati interpellati. Se avremo il coraggio di lasciarci condurre per mano scopriamo che non è voce di un freddo inquisitore, ma un appello.
- La Bibbia quindi più che rispondere, pone domande?
- Certo. Dio chiede, stimola la libertà e la scelta, chiama alla responsabilità. Alla fine del libro di Giobbe, dopo che gli amici ‘esperti’ di Dio hanno parlato, e dopo che Giobbe grida a Dio di non stare in silenzio e di rispondere alla sua tragedia, Dio decide di entrare in scena. Come? Con delle domande. Quelle che aiuteranno Giobbe a conoscere Dio non per sentito dire, ma per esperienza personale.
- Un dialogo oggi più remoto, eppure l’uomo continua a chiedere spiegazioni: fino a quando Signore?
- Perchè nella Bibbia c’è l’uomo di tutti i tempi che cerca Dio e lo interroga per capire il perché di ciò che è incomprensibile: «se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo?» leggiamo in Giudici. «Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?» scrive Abacuc. «Fino a quando, Signore?» nell’Apocalisse. L’uomo cerca risposta, ma anche Dio si espone verso lui e lo interpella fin dalla Genesi.
- Che senso hanno le domande di Dio nel testo biblico?
- Comunicano quanto siamo “interessanti” ai suoi occhi. Dio non solo chiede, ma ascolta le risposte, anche quando non sono “corrette” e conduce teneramente alla verità.
- A volte sembrano banali: come può un Dio non sapere dov’è Adamo o Abele, o perchè Elia si trovi in quel posto? 
- La domanda di Dio è bella ed ha valore proprio perché nella sua semplicità rimane aperta e invita alla ricerca, all’attesa, al cammino e alla sosta. Interpella con desideri, risveglia dalle rovine del nostro vagabondare la memoria di ciò che siamo nel profondo.
- L’uomo sa ancora ascoltare domande o porsele?
- Purtroppo pretende di trovare soluzioni a tutto, istruzioni per l’uso anche davanti al mistero o a situazioni umanamente inspiegabili. Chi non si pone domande, è un essere che non si lascia interpellare. Eppure la nascita, il nostro corpo, gli altri, sono continue domande in cui si rivela un’iniziativa che non è nostra. Siamo in realtà “interpellati”.
- Cosa impedisce di accettare il vuoto di una domanda senza risposta?
- La mancanza di coraggio. Ce ne vuole per fermarsi davanti al perché e soffrire di restare senza risposta o di consegnarla nel giorno dell’incontro definitivo con Lui! Questo coraggio è di pochi e non viene quasi mai consigliato.
- Cosa spera di provocare con questo libro?
- Il desiderio di prendere o ri-prendere in mano la Parola di Dio, per scoprire una relazione autentica fatta di domande e di risposte... aperte ad altre domande. Quelle di una creatura al suo Creatore.


 


Autore: Corona Perer

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