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Amnesty: ''A Lesbo emergenza umanitaria''

Le condizioni sono disastrose da anni ma non si è fatto nulla

(nella foto il messaggio proiettato un anno fa sull’Acropoli di Atene) - Il messaggio che vediamo in questa foto ("Humanity First" apparso sul Partenone) è rimasto inascoltato. Per i ''senza nome'' e ''senza tutto'' di Lesbo nulla è stato fatto ed ora molti di loro sono in fuga dopo il devastante incendio che ha distrutto il campo rifugiati di Moria, sull’isola greca di Lesbo.

Il campo di Moria, sull'isola di Lesbo, è distrutto dopo gli incendi divampati la scorsa notte.
12.000 uomini, donne e bambini sono scappati dalle fiamme e si sono riversati in strada. Sono persone costrette a vivere da anni in condizioni disumane, in un luogo sovraffollato, dove in cinque o sei devono dormire in meno di tre metri quadri. Una bomba a orologeria che era destinata a esplodere.

Solo pochi giorni le ONG avevano fortemente criticato la decisione del governo greco di mettere in quarantena il campo, dopo il primo caso positivo di Covid-19. ''I doveri di un governo imporrebbero un rafforzamento della risposta della sanità pubblica per migranti e richiedenti asilo e non il loro confinamento in condizioni infernali'' afferma Medici Senza Frontiere.

“Ora a Lesbo c’è un’emergenza umanitaria: quasi 13.000 persone hanno perso i precari rifugi e servizi igienico-sanitari che avevano. Le persone che vivevano nel campo di Moria già avevano sofferto abbastanza nel lasciare i loro affetti, le loro case i loro beni fuggendo verso l’Europa. Ora l’incendio ha distrutto tutto: documenti fondamentali, beni personali e medicinali” afferma Adriana Tidona, ricercatrice sull’immigrazione di Amnesty International.

Amnesty manifesta il suo sconcerto. “La tragedia di questa notte segue la preoccupante notizia sulla positività al tampone di 35 richiedenti asilo di Moria, un luogo dove il distanziamento fisico è impossibile e le misure igieniche del tutto inadeguate. Il governo greco aveva posto l’intero campo in quarantena, una misura impossibile da attuare nel pieno rispetto dei diritti delle persone a causa delle condizioni di vita che hanno esposto migliaia di persone al rischio di contagio”.

MSF aveva aperto una clinica fuori dal campo stiamo provando a rispondere ai bisogni di chi ha perso tutto. "Abbiamo visto il fuoco divampare su Moria. Tutto il campo era inghiottito dalle fiamme, c'era un esodo di persone in fuga senza alcuna direzione. Bambini spaventati e genitori sotto shock. Stiamo lavorando per dare loro assistenza" Marco Sandrone, capo progetto MSF a Moria. “Le politiche sconsiderate seguite dall’Europa in tema d’immigrazione hanno prodotto condizioni di sovraffollamento e squallore in un campo che ospitava un numero di persone quattro volte maggiore di quello per cui era stato costruito" commenta.

Le autorità greche, l’Unione europea e i suoi stati membri devono agire immediatamente per garantire l’incolumità delle persone colpite e per risolvere questo scandalo sotto il sole che ha fortemente rattristato anche Papa Bergoglio il quale ha spesso invocato un intervento umanitario.

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