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Turchia, le bugie governative

Rimpatria i siriani esponendoli a gravi rischi

A più di due anni di distanza dal loro primo arresto, il 9 ottobre 2019 è ripreso il processo a carico di Taner Kılıç, presidente onorario di Amnesty International Turchia, di Idil Eser, ex direttrice della sezione turca dell’associazione, e di altri nove difensori dei diritti umani. Amnesty International chiede che siano prosciolti dall’accusa assurda e mai provata mossa nei loro confronti di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”.

“Dopo più di due anni senza uno straccio di prova credibile presentata a supporto delle assurde accuse di cui sono chiamati a rispondere, è il momento di porre fine a questa farsa giudiziaria nei confronti di Taner e dei ‘10 di Istanbul’”, ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International.

“Nel corso di otto udienze, le prove presentate dalla procura contro i difensori dei diritti umani si sono rivelate completamente infondate, ma la minaccia di una condanna pende senza motivo sul capo degli imputati e suona come un avvertimento per chiunque voglia difendere i diritti umani”, ha aggiunto Naidoo.

La politica di Erdogan intanto prosegue in sfregio ai diritti internazionali. Nei mesi che hanno preceduto la sua incursione militare nel nordest della Siria e prima del tentativo di creare la cosiddetta “zona sicura” oltre i suoi confini, la Turchia ha rimpatriato forzatamente rifugiati siriani. Lo ha provato un rapporto di Amnesty International che ha incontrato o parlato con rifugiati che hanno denunciato di essere stati picchiati o minacciati dalla polizia turca affinché firmassero documenti in cui attestavano di aver chiesto di tornare in Siria. In realtà, le autorità turche li hanno costretti a tornare in una zona di guerra e hanno posto le loro vite in grave pericolo.

“L’affermazione della Turchia secondo le quali i rifugiati siriani stanno scegliendo di tornare indietro in mezzo al conflitto è pericolosa e disonesta. La nostra ricerca mostra che queste persone sono state ingannate od obbligate a tornare in Siria”, ha dichiarato Anna Shea, ricercatrice di Amnesty International sui diritti dei migranti e dei rifugiati.

Rimpatriare rifugiati siriani è un’azione illegale che li espone a gravi rischi di subire violazioni dei diritti umani. Il governo turco sostiene che tutti i siriani che tornano in patria lo fanno in modo volontario, ma la ricerca di Amnesty International mostra che molti di loro sono stati obbligati o ingannati allo scopo di firmare la documentazione sul cosiddetto “rimpatrio volontario”.

Alcuni hanno dichiarato di essere stati picchiati o minacciati di violenza affinché firmassero. Ad altri è stato detto che si trattava di un modulo di registrazione della propria presenza, dell’attestazione di aver ricevuto una coperta dalla direzione di un centro di detenzione o di una dichiarazione sull’intenzione di rimanere in Turchia.

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Autore: Angela Pagani

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