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Italia, Yemen, Etiopia, Kenya e Israele: la nostra diplomazia stacca solo fatture

L’Etiopia bombarda il Tigray. Interessa a qualcuno? Probabilmente a pochi. Ma forse non tutti sanno che Roma ha siglato un accordo militare con Addis Abeba. Nonostante l’incalzante emergenza per la diffusione del Covid-19, la Camera dei Deputati ha varato il 5 febbraio 2020 la "leggina" necessaria. Ne è stata relatrice l’on. Mirella Emiliozzi di M5S, facente funzioni in una delle sedute l’on. Piero Fassino del Pd, mentre il Senato della Repubblica lo approvava in via definitiva lo scorso 8 luglio (relatore il sen. Alessandro Alfieri del Pd). La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 agosto 2020 ed è in vigore dal giorno successivo.

"Ora che nella regione del Tigray sono iniziati i bombardamenti da parte del governo di Addis Abeba, ci sarà qualcuno in Italia che s’interrogherà sull’opportunità di aver firmato e ratificato in fretta e furia un accordo di cooperazione militare con l’Etiopia" scrive Antonio Mazzeo blogger che da anni svolge un'azione informativa sul mercato delle armi.

In dettaglio Mazzeo riferisce che l’accordo con le autorità etiopi è stato sottoscritto il 10 aprile 2019 in occasione della visita in Corno d’Africa dell’allora ministra della Difesa Elisabetta Trenta (M5S) e del Capo di Stato Maggiore delle forze armate, generale Enzo Vecciarelli.

“Si tratta di un’intesa storica che inaugura una nuova fase delle relazioni bilaterali tra Italia ed Etiopia”, aveva commentato la ministra Trenta, dopo la firma con la titolare del dicastero della difesa etiope, Aisha Mohammed. “L’Accordo istituisce un quadro entro cui sviluppare nuove e maggiori iniziative nel campo della sicurezza e della difesa in aree di comune interesse quali la formazione; le operazioni di peace-keeping in cui sia l’Etiopia che l’Italia condividono un ruolo di leadership; il contrasto al terrorismo ed all’estremismo violento; la ricerca e lo sviluppo in ambito militare e la collaborazione in materia di industria della difesa”.

E sono proprio queste ultime parole "ricerca e sviluppo in ambito militare e collaborazione in materia di industria della difesa" che dovrebbero far alzare le antenne. Comunque stiano le cose il 26 giugno 2019 il Consiglio dei ministri presieduto da Giuseppe Conte approvava il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’accordo di cooperazione militare e una ventina di giorni più tardi lo sottoponeva alle due Camere per la ratifica. Poi nel 2020 sotto il silenzio e la distrazione generale, la legge necessaria. E che l'emergenza sanitaria fosse e sia ancora in atto, l'ha proprio deciso Conte. 

Il volume dell’esportazione di armi italiane continua. Ad esempio verso lo Yemen. Nonostante l’11 luglio 2019 l’Italia abbia sospeso per 18 mesi l’esportazione di bombe d’aereo e missili dirette verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti,  tra il 2015 e il 2019 ha autorizzato export di armamenti per un valore complessivo di circa 845 milioni di euro verso l’Arabia Saudita cui si aggiungono gli oltre 704 verso gli Emirati Arabi Uniti (fonte: Amnesty International).

Su altri tipi di materiali d’armamento è stato invece dato il via libera (tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2019) a 6 autorizzazioni verso l’Arabia Saudita per un valore complessivo di circa 105 milioni di euro e a 25 autorizzazioni verso gli Emirati Arabi Uniti per un valore complessivo di circa 79 milioni di euro.

Le stime per i primi sei mesi del 2020 segnalano infine spedizioni definitive per poco meno di 11 milioni di euro in armi e munizioni di tipo militare verso gli EAU e 5,3 milioni di euro all’Arabia Saudita (dei quali 4,9 milioni riguardano pistole o fucili semiautomatici che possono essere state destinate anche a militari o corpi di sicurezza pubblici o privati).

E non è tutto: Leonardo-Finmeccanica (gruppo industriale a partecipazione statale) ha consegnato alle forze armate del Kenya il terzo ed ultimo esemplare di aereo da trasporto truppe d’assalto ed equipaggiamenti militari C-27J “Spartan”. Il velivolo è giunto a Nairobi il 2 ottobre scorso dopo essere decollato da Torino-Caselle, sede degli stabilimenti di produzione. Ad accoglierlo il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare keniana generale Francis Ogolla e l’ambasciatore italiano in Kenya, Alberto Pieri.

E a benedire l’aereo di guerra e l’equipaggio due esponenti religiosi, uno cattolico e uno islamico. No comment.

Per saperne di più: L’Etiopia bombarda il Tigray 

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Italia e Israele producono i blindati per le forze armate filippine
di Antonio Mazzeo

Non conosce frontiere il mercato delle armi: si può produrre ovunque e con chiunque e, in barba ai regolamenti interni e internazionali, si può soprattutto vendere a chicchessia, utilizzando magari aziende controllate con sede dall’altra parte dell’oceano. La crisi economica e sociale nel Cono Sud ha assunto dimensioni insostenibili, milioni di latinoamericani vivono in condizioni di estrema povertà, ma per i signori e le industrie della guerra gli affari e i profitti crescono a vista d’occhio.

Nei giorni scorsi, il blog specializzato MaxDefense di Manila ha reso noto la stipula di un contratto tra le forze armate filippine e la compagnia israeliana Elbit Systems (divisione mezzi terrestri e sistemi C4I) per la fornitura di 27 veicoli  “Guaraní”, dei blindati medi per il trasporto di personale progettati e realizzati in Brasile negli stabilimenti di Sete Lagoas (Minas Gerais), di proprietà di Iveco Veículos de Defesa, società interamente controllata dalla Iveco Defence Vehicle S.p.A. di Bolzano.

I mezzi saranno equipaggiati con sistemi d’arma a controllo remoto. Il valore complessivo della commessa è stimato in 47 milioni di dollari circa.

Nato a seguito di un progetto di cooperazione tra il gruppo Iveco e l’Esercito del Brasile, il blindato può trasportare sino a 11 uomini (un capocarro, un addetto alla torretta armata, il conduttore e una squadra di otto fucilieri) e viene impiegato per le operazioni di combattimento anfibio. L’armamento principale, oltre ad una mitragliatrice o un cannoncino, può prevedere l’uso di missili anticarro “Spike”, prodotti in Israele da Rafael.

Azienda leader nella realizzazione di veicoli blindati, motori, componentistica per automezzi delle forze armate, di polizia e della protezione civile, l’Iveco Defence Vehicle S.p.A. (anche Iveco D.V.) è controllata dalla holding industriale e finanziaria italo-statunitense CNH Industrial con sede legale ad Amsterdam, costituita a fine 2012 in seguito alla fusione tra CNH Global e il gruppo Fiat di Torino. Oltre agli stabilimenti di Bolzano e Sete Lagos in Brasile, Iveco D.V. ha sedi secondarie a Piacenza e Vittorio Veneto.

 

Fonte: Antonio Mazzeo Blog

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