il blindato italiano della Iveco esposto ad una fiera militare in Brasile
il blindato italiano della Iveco esposto ad una fiera militare in Brasile
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Mercato delle Armi: i grandi affari dell'Italia

Tornano i dividendi per Leonardo (ex Finmeccanica) - Il caso degli gli Iveco Defence Vehicle

25 marzo 2022 - Torna il dividendo per Leonardo, l’ex Finmeccanica: il bilancio 2021 esaminato nei giorni scorsi  all’assemblea degli azionisti prevede la distribuzione di un dividendo, cosa che non accadeva dal 2019. La cedola, come ha scritto Il Sole 24 Ore, dovrebbe essere di 0,14 euro lordi per azione, e i dividendi complessivi ammontano a 80,4 milioni: 24 milioni dovrebbero andare al ministero dell’Economia, che possiede il 30,2% della società della difesa e aerospazio, ma questo lo deciderà l'assemblea convocata a fine maggio 2022. Intanto le azioni salgono: la guerra in Ucraina infuria.

Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini (Pd) e quello degli Esteri Luigi Di Maio (M5S) sembrano aver del tutto dimenticato il vertice che i due tennero il 18 febbraio 2020 con i “colleghi” della Federazione Russa (il ministro degli Esteri Sergey Lavrov e quello della Difesa Sergey Shoygu) avevano espresso grandi speranze di cooperazione diplomatica-industriale-militare con Mosca e Putin.

"Il Progetto europeo e l’Alleanza Atlantica sono un pilastro fondamentale della nostra architettura di sicurezza, ma occorre anche sviluppare un dialogo concreto con i principali attori dello scenario internazionale, sempre in un’ottica di sicurezza cooperativa e di tutela degli interessi strategici del Paese, e Mosca è certamente uno di questi”, aveva dichiarato Lorenzo Guerini come ricorda Antonio Mazzeo attento osservatore dei peggiori affari di Casa Nostra: quelli delle armi (> qui).

Ora l'Italia aiuta l'Ucraina. E mentre gli italiani ancora non comprendono nè approvano che in barba all'art. 11 della Costituzione si stia inviando armi all'Ucraina, il premier Draghi annuncia che la spesa per la difesa italiana sarà portata al 2% del Pil italiano. La maggioranza degli italiani non capisce nemmeno perchè l'Italia sia così diventata così centrale in un conflitto pur sempre regionale: forse perchè sa che armi ha venduto sia agli uni che agli altri?

Non conosce frontiere il mercato delle armi italiane: si può produrre ovunque e vendere a chicchessia, utilizzando aziende controllate con sede dall’altra parte dell’oceano. Ad esempio: come arrivano alle  forze armate filippine i blindati Iveco equipaggiati con sistemi d’arma a controllo remoto? Lo ha spiegato il blog specializzato MaxDefense di Manila che ha reso noto anche il valore complessivo della commessa stimato in 47 milioni di dollari circa.

Il contratto tra le Filippine è stato stipulato con la compagnia israeliana Elbit Systems. Oggetto: fornitura di 27 veicoli  “Guaraní”, dei blindati medi per il trasporto di personale progettati e realizzati in Brasile negli stabilimenti di Sete Lagoas (Minas Gerais), di proprietà di Iveco Veículos de Defesa, società interamente controllata dalla Iveco Defence Vehicle S.p.A. di Bolzano.

''Il blindato può trasportare sino a 11 uomini (un capocarro, un addetto alla torretta armata, il conduttore e una squadra di otto fucilieri) e viene impiegato per le operazioni di combattimento anfibio. L’armamento principale, oltre ad una mitragliatrice o un cannoncino, può prevedere l’uso di missili anticarro “Spike” di fabbricazione israeliana'' ci spiega il giornalista Antonio Mazzeo.

E non si pensi che questi blindati siano lontani dalle porte di casa. L’Iveco Defence Vehicle S.p.A. (anche Iveco D.V.), azienda leader nella realizzazione di veicoli blindati, oltre agli stabilimenti di Bolzano e Sete Lagos in Brasile, ha sedi  a Piacenza e Vittorio Veneto. E' controllata dalla holding industriale e finanziaria italo-statunitense CNH Industrial con sede legale ad Amsterdam, costituita a fine 2012 in seguito alla fusione tra CNH Global e il gruppo Fiat di Torino.

Dalle Filippine all'Etiopia: quando quest'ultima bombardava il Tigray (novembre 2020) c'eravamo anche noi. Roma aveva infatti siglato un accordo militare con Addis Abeba. Nonostante il Covid-19 infuriasse, la Camera dei Deputati aveva varato il 5 febbraio 2020 la "leggina" necessaria con i buoni auspici dell'ex primo ministro Conte e su solerte suggerimento del ministro Di Maio.

“Si tratta di un’intesa storica che inaugura una nuova fase delle relazioni bilaterali tra Italia ed Etiopia”, aveva commentato l'allora ministra Trenta. “L’Accordo istituisce un quadro entro cui sviluppare nuove e maggiori iniziative nel campo della sicurezza e della difesa in aree di comune interesse quali la formazione; le operazioni di peace-keeping, la ricerca e lo sviluppo in ambito militare e la collaborazione in materia di industria della difesa”. E sono proprio queste ultime parole "ricerca e sviluppo in ambito militare" che dovrebbero far alzare le antenne.

Eh già, le chiamano operazioni di peace-keeping. Del resto nei nostri talk-show l'invio di armi in Ucraina è stato definito dall'ambasciatore Giulio Terzi d'Agata una azione di "neutralità qualificata" (..!..)  dopo che il collega giornalista Toni Capuozzo aveva segnalato, con la sua solita pacatezza, che nel conflitto ucraino "...L'UE sta agendo come una Nato in borghese".

 

E mentre tutto questo accade, non si dimentichi che ci sono almeno altri 50 conflitti nel mondo. Perciò il volume dell’esportazione di armi italiane continua indefesso anche verso lo Yemen, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Sono stati autorizzati export per un valore complessivo di circa 845 milioni di euro verso l’Arabia Saudita, cui si aggiungono gli oltre 704 verso gli Emirati Arabi Uniti (fonte: Amnesty International).

E la parte del leone la fa ancora una volta Leonardo-Finmeccanica (gruppo industriale a partecipazione statale) ha consegnato alle forze armate del Kenya il terzo ed ultimo esemplare di aereo da trasporto truppe d’assalto ed equipaggiamenti militari C-27J “Spartan”. Il velivolo è giunto a Nairobi il 2 ottobre 2020 dopo essere decollato da Torino-Caselle, sede degli stabilimenti di produzione. Ad accoglierlo il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare keniana generale Francis Ogolla e l’ambasciatore italiano in Kenya, Alberto Pieri.

E a benedire l’aereo di guerra e l’equipaggio due esponenti religiosi, uno cattolico e uno islamico.
No comment.

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