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Iran: diritti umani e leggi contro le donne

Nei procedimenti legali, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo

20/11/2020 -Nei procedimenti legali, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo. E' solo un esempio. In Iran troppe leggi sono ''contro'' le donne.

Nonostante le autorità iraniane affermino che uomini e donne sono trattati su base di eguaglianza, la realtà è ben diversa. La violenza sessuale e la discriminazione contro le donne sono diffuse e l’uguaglianza dei diritti delle donne viene negata quando si tratta di matrimonio, divorzio, affidamento dei figli, eredità, viaggio e persino per quanto riguarda la scelta di vestirsi.

Le autorità controllano come si vestono, dove lavorano e cosa studiano. Ma quel che è peggio è che stanno mettendo le mani anche sulla gestione dei loro corpi. Due proposte di legge in Iran rendono le donne puro incubatore di vita. La denuncia è di Amnesty International per la quale ci sono  "invadenti intromissioni" nei diritti e nelle libertà fondamentali delle donne. Se verranno approvate le donne iraniane potranno subire importanti limitazioni nell’uso dei contraccettivi e saranno ulteriormente escluse dal mercato del lavoro se non avranno un figlio.

“Queste proposte di legge fortificano pratiche discriminatorie e riportano i diritti delle donne indietro di decenni. Le autorità iraniane stanno promuovendo una pericolosa cultura in cui le donne vengono private dei loro diritti più importanti e vengono viste come macchine da riproduzione piuttosto che come esseri umani dotati del diritto fondamentale di fare scelte sul loro corpo e sulla loro vita” - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

La Legge sull’incremento dei tassi di fertilità e sulla prevenzione del declino della popolazione mette al bando la sterilizzazione volontaria (ritenuta il secondo metodo più diffuso di moderna contraccezione in Iran) e blocca l’accesso alle informazioni sulla contraccezione, negando alle donne l’opportunità di prendere decisioni informate sulla gravidanza.

“È di vitale importanza che le autorità continuino a finanziare i programmi per la pianificazione familiare, garantendo in questo modo che le donne possano avere accesso a prodotti, servizi e informazioni di qualità sulla contraccezione” - ha aggiunto Sahraoui.
In caso contrario, le donne dovranno portare a termine le gravidanze contro la loro volontà o rischiare la vita e la salute ricorrendo ad aborti insicuri e clandestini, tra i principali fattori della mortalità materna nel mondo. La Legge quadro sulla popolazione e l’esaltazione della famiglia che il parlamento iraniano si appresta a discutere ad aprile, rischia di radicare ancora di più la discriminazione, soprattutto nei confronti delle donne che non vogliono o non possono sposarsi e avere figli. La legge impone a tutti gli enti, pubblici e privati, di dare priorità nelle assunzioni in determinati ambiti lavorativi a, nell’ordine: uomini con figli, uomini sposati senza figli e donne sposate con figli. Rende inoltre più complicato il divorzio e scoraggia gli interventi delle forze di polizia e dei giudici nelle liti familiari, aprendo dunque la strada a maggiori rischi di subire violenza domestica.

“Le autorità iraniane devono riconoscere che introdurre una legge del genere potrebbe avere conseguenze devastanti per le donne che sono intrappolate in relazioni violente” - ha spiegato Sahraoui.Attualmente, il codice civile iraniano prevede che una donna che intende divorziare debba provare che sta subendo “difficoltà insopportabili” mentre l’uomo può divorziare senza dover fornire una giustificazione. Gli uomini hanno inoltre il diritto esclusivo di avere almeno due mogli permanenti e a contrarre un numero senza limiti di matrimoni temporanei (sigheh). La proposta di legge incentiva i giudici a non concedere il divorzio offrendo loro dei bonus a seconda di quanti casi riescono a riconciliare.

Secondo il codice civile, una donna non ha diritto all’assegno di mantenimento se è venuta meno ai “doveri matrimoniali”, ad esempio se ha rifiutato di avere rapporti sessuali col marito o lasciato l’abitazione senza il suo permesso.
Nei procedimenti legali, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo e i risarcimenti per l’omicidio o il ferimento di una donna sono la metà di quelli previsti nel caso in cui la vittima sia un uomo. L’età minima per la responsabilità penale è di poco meno di nove anni per le donne, di poco meno di 15 anni per gli uomini. Lo stupro coniugale e la violenza domestica non sono considerati reati penali.

E questa certamente non è nè uguaglianza tra i sessi, nè libertà.
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