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Cosa vuol dire rispettare le donne

di Fausta Slanzi*

* giornalista  - Le umiliazioni, a volte tante e di proporzioni giganti, sono fra gli ostacoli più difficili da superare nel tortuoso percorso dell’emancipazione femminile. Il più delle volte, queste angherie, compromettono in modo definitivo la serenità e felicità delle donne. Ciò corrode l’anima di tristezza ma non è sufficiente a far emergere il fenomeno in tutta la sua deflagrante gravità.

Le umiliazioni privano di quelle ali di cui ogni essere umano ha diritto per potersi librare nella propria esistenza. L’amarezza centuplica se guardiamo alle cronache quotidiane e ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo che di umiliazioni si nutrono. In qualche caso la vita di ragazze e ragazzi diventa insopportabile, fino alle estreme conseguenze.

Le umiliazioni fanno male, fanno disastri, se vogliamo essere precise. Corrodono l’autostima, minano la sicurezza, mettono in dubbio le proprie capacità, invadono l’anima, il cuore e la mente di solitudine devastante (e incatenante). Ogni tanto quella solitudine diventa incolmabile e le conseguenze tragiche.

Hanno tanti vestiti, le umiliazioni, così come tante sono le maschere di chi commette queste vessazioni. La violenza e prepotenza dei sopraffattori non è sempre evidente, ci sono soprusi e abusi molto lesivi della libertà delle donne che non sono visibili, non si manifestano apertamente e, anzi, spesso vengono spacciati per “lo faccio per il tuo bene”, “cerca di capire, non è così che ci si comporta” o, peggio “ma come fai a non capire che io devo riprenderti (e castigarti) quando ti ostini a fare di testa tua”.

Il castigo, anche quando è di tipo psicologico (non ti parlo, non ti cerco, non ti rispondo al telefono etc. ..), è spesso inteso (anche da uomini che per censo sociale - si diceva un tempo - dovrebbero essere illuminati) come una naturale conseguenza alla “disobbedienza” della donna che fatica ad adattarsi alle loro regole. Perché, non ignoriamolo, le regole di comportamento non possono essere stabilite dalle donne (e che diamine!): sono i maschi che hanno il potere di stabilire ciò che è bene e ciò che è male. Sempre.

Le donne vittime di umiliazioni, grandi o piccole che siano, spesso faticano anche solo a riconoscerle. Certi fidanzati, compagni, mariti, padri o fratelli hanno così inculcato il non rispetto della donna che riescono a far passar per assolutamente normali (anzi “da uomini veri”) comportamenti altamente prevaricatori. Ciò costituisce l’insopportabile premessa per vite di donne intrise di violenza e angherie di ogni sorta. D’altro canto, uomini di tutte le età (anche giovani o giovanissimi) in troppe occasioni nemmeno si accorgono di star umiliando le donne. È talmente frequente e di uso comune il metodo “umiliare per sottomettere” che le umiliazioni, specie quelle ‘più leggere’ passano quasi per burla o, quanto meno, per superficialità. Ma sono almeno due le caratteristiche di chi umilia: l’aggressività verbale (quando non fisica) e la pervicacia a pretendere ragione qualora la donna (o comunque la vittima) abbia l’ardire di mettere in discussione le parole o l’azione umiliatrice.

Della faticosa strada, costantemente in salita, che le donne debbono ancora compiere per raggiungere non tanto la parità di genere (troppo distante), ma il rispetto cui hanno diritto (esattamente come gli uomini), molto si è scritto, discusso e fatto ma, il divario che le separa dal raggiungimento dell’obiettivo, è sconsolatamente enorme.

Ci sono donne (di ogni età) che fin da bambine incassano umiliazioni (da padri, anche da madri - a loro volta umiliate da mariti e genitori - e da altri familiari) che minano definitivamente il diritto a vivere pienamente le proprie emozioni. Il carattere qualche volta fa la differenza ma più frequentemente le umiliazioni subite divengono compagne di vita schiacciando la loro dignità.

La letteratura è piena di esempi che vanno in questa direzione e purtroppo la cronaca nera, quasi ogni giorno, ci mette di fronte alle estreme conseguenze che l’incapacità di reagire produce. Il mondo del lavoro non è affatto scevro da uomini (spesso con incarichi dirigenziali) che usano abitualmente il metodo delle umiliazioni. Tante, troppe le donne che non hanno la forza di opporsi a questi metodi: ciò che viene perpetuato in ambito domestico si ripropone in ambito lavorativo. La fotografia di ragazze fragili e isolate vittime di bullismo o cyberbullismo è ancor più indicativa dello stato in cui versa questa nostra opaca società.

Non v’è dubbio che un investimento potente sulla cultura del rispetto sia un’arma vincente ma i passi da compiere verso un benessere culturale, cui afferisce il rispetto, rimangono innumerabili. L’auspicio, più realisticamente il sogno, (nell’immediato) è, ancora una volta, che qualche uomo (già pienamente consapevole) possa fare proseliti fra i propri simili e, con voce ferma e perentoria, indichi i danni che le umiliazioni e le mancanze di rispetto possono produrre e avvii un percorso di emulazione contagioso.

Il rispetto della donna, delle sue esigenze e diversità, l’ascolto e la gentilezza costano poco ma possono produrre molto, moltissimo, per esempio contesti di coppia e sociali decisamente migliori. Fatevi avanti, signori uomini!


N.B.: il presente articolo viene pubbicato su gentile concessione del quotidiano TRENTINO

 

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