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Nasrin Sotoudeh temporaneamente liberata

Ha difeso le donne e lottato contro la pena di morte

Nasrin Sotoudeh, la nota avvocata iraniana per i diritti umani, condannata a 33 anni di carcere e a 148 frustate dopo aver difeso una donna arrestata per aver manifestato contro l’obbligo per le donne iraniane di indossare il velo, è stata (temporaneamente) liberata.

“Nasrin Sotoudeh è uscita con un permesso temporaneo autorizzato dalla prigione femminile” in cui è detenuta, ha fatto sapere l’agenzia di stampa iraniana Mizan.

In questi mesi, da febbraio, il governo di Teheran ha concesso permessi di uscita temporanea dal carcere a migliaia di detenuti per evitare una diffusione dell’epidemia di coronavirus nelle spesso sovraffollate prigioni iraniane. I prigionieri politici però sono stati in gran parte esclusi dalla misura.

Fino a poco tempo Sotoudeh fa era detenuta nella prigione di Evin, a nord di Teheran, insieme ad altri prigionieri politici, tra cui la ricercatrice francese Fariba Adelkhah, rilasciata all’inizio di ottobre con un braccialetto elettronico.

Lo scorso ottobre l’avvocata è stata trasferita alla prigione di Qarchak, più di 30 km a sud della capitale, quando la sua famiglia ha insistito perché fosse ricoverata in ospedale.

Le accuse contro di lei sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di morte.

A seguito della grande mobilitazione online e delle decine di migliaia di firme già raccolte, il marito di Nasrin fa sapere in un messaggio ad Amnesty International, che è effetto dell’attenzione del mondo intero sul caso. "Il giudice è stato costretto a dire assurdità ai giornalisti e a smentire la sentenza” scrive Reza Khandanm, marito di Nasrin Sotoudeh.

Sotoudeh è stata in sciopero della fame per sei settimane per protestare contro le condizioni di detenzione dei prigioneri politici in Iran dopo lo scoppio dell’emergenza Covid-19: ricoverata in ospedale, è stata dimessa dopo pochi giorni ma senza le cure adeguate. Rientrata in carcere, ha interrotto lo sciopero perché le sue condizioni di salute si erano troppo deteriorate.

Ma Nasrin è una prigioniera di coscienza e deve essere rilasciata definitivamente. L'attenzione del mondo resta alta.
12.11.2020

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IL CASO DI NASRIN SOTOUDEH

marzo 2020 - Come si ricorderà la nota avvocata e difensora dei diritti umani iraniana fu condannata a 33 anni e sei mesi di carcere e a 148 frustate per le sue attività in favore dei diritti umani, tra cui l’opposizione alla pena di morte e alle discriminatorie norme sull’obbligo del velo.

Nel giugno 2019 Amnesty International ha consegnato all'Iran più di un milione di firme per chiedere l'annullamento della condanna e la scarcerazione dell'avvocata e difensora dei diritti umani Nasrin Sotoudeh. Pare che la coraggiosa avvocata sia  stata trasferita dalla prigione di Evin al reparto pschiatrico dell'ospedale Imam Khomeini, nella capitale Teheran.

Nel corso degli anni in carcere le condizioni fisiche e psichiche di Nazanin sono peggiorate. In cella ha anche attuato uno sciopero della fame per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici detenuti in Iran.

Dopo la condanna, la disperazione è arrivata a tal punto che Nazanin ha scritto al marito confessandogli di pensare al suicidio. Recentemente ha sviluppato noduli al seno e secondo il marito Richard, che da Londra porta avanti la campagna per la scarcerazione, non ha mai ricevuto cure mediche adeguate.

Le accuse contro di lei sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di morte. Una vergogna per uno stato che ora è in ginocchio per la pandemia e potrebbe approfittare per liberarla data anche la pressione della pubblica opinione internazionale. (marzo 2020, fonte: Amnesty International)

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