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Non dimentichiamo Nasrin Sotoudeh

Ha difeso le donne e lottato contro la pena di morte

Non dimentichiamo Nasrin. La pandemia Covid-19 è fuori controllo in Iran e il contagio rischia di entrare nelle carceri.

Come si ricorderà la nota avvocata e difensora dei diritti umani iraniana fu condannata a 33 anni e sei mesi di carcere e a 148 frustate per le sue attività in favore dei diritti umani, tra cui l’opposizione alla pena di morte e alle discriminatorie norme sull’obbligo del velo.

Nel giugno 2019 Amnesty International ha consegnato all'Iran più di un milione di firme per chiedere l'annullamento della condanna e la scarcerazione dell'avvocata e difensora dei diritti umani Nasrin Sotoudeh. Pare che la coraggiosa avvocata sia  stata trasferita dalla prigione di Evin al reparto pschiatrico dell'ospedale Imam Khomeini, nella capitale Teheran.

Nel corso degli anni in carcere le condizioni fisiche e psichiche di Nazanin sono peggiorate. In cella ha anche attuato uno sciopero della fame per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici detenuti in Iran.

Dopo la condanna, la disperazione è arrivata a tal punto che Nazanin ha scritto al marito confessandogli di pensare al suicidio. Recentemente ha sviluppato noduli al seno e secondo il marito Richard, che da Londra porta avanti la campagna per la scarcerazione, non ha mai ricevuto cure mediche adeguate.

Le accuse contro di lei sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di morte. Una vergogna per uno stato che ora è in ginocchio per la pandemia e potrebbe approfittare per liberarla data anche la pressione della pubblica opinione internazionale.

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