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Nasrin Sotoudeh, un milione di firme per lei

Le ha raccolte, consegnate e spedite Amnesty International

Ad un anno esatto dall'arresto di Nasrin Sotoudeh, Amnesty International ha consegnato all'Iran più di un milione di firme per chiedere l'annullamento della condanna e la scarcerazione dell'avvocata e difensora dei diritti umani.

Come si ricorderà la nota avvocata e difensora dei diritti umani iraniana fu condannata a 33 anni e sei mesi di carcere e a 148 frustate per le sue attività in favore dei diritti umani, tra cui l’opposizione alla pena di morte e alle discriminatorie norme sull’obbligo del velo.

Secondo la legge iraniana che si applica nel caso di tre o più condanne in un unico processo, dovrà trascorrere in prigione 12 anni cui saranno aggiunti i cinque anni previsti da una sentenza del 2016, sempre relativa al suo impegno per i diritti umani.

L’ambasciata iraniana a Roma non ha concesso un incontro per la consegna diretta delle firme raccolte da Amnesty International Italia, perciò queste verranno trasmesse con un corriere.

Nasrin Sotoudeh nel 2012 ha ricevuto il premio Sakharov per il suo impegno in favore dei diritti umani.

Poi l'arresto e la condanna: una “vergognosa ingiustizia” (come ha detto Amnesty International). La sentenza si aggiunge alla condanna a cinque anni emessa nel settembre 2016 al termine di un altro processo irregolare, per un totale di 38 anni di prigionia. Nasrin Sotoudeh era stata arrestata nella sua abitazione il 13 giugno 2018. Tra i reati, figurano “incitamento alla corruzione e alla prostituzione”, “commissione di un atto peccaminoso essendo apparsa in pubblico senza il velo” e “interruzione dell’ordine pubblico”. In realtà la sua colpa è un'altra. Ha dedicato tutta la vita a difendere i diritti delle donne e a chiedere l’abolizione della pena di morte.

I giudici hanno applicato l’articolo 134 del codice penale che autorizza a emettere una sentenza più alta di quella massima prevista se l’imputato ha più di tre imputazioni a carico. Nel caso di Nasrin Sotoudeh, il giudice Mohammad Moghiseh ha applicato il massimo della pena per ognuno dei sette capi d’accusa, 29 anni in tutto, aggiungendovi altri quattro anni e portando così la condanna a 33 anni.

Si è trattato della più dura condanna inflitta negli ultimi anni contro i difensori dei diritti umani in Iran, a riprova che le autorità, incoraggiate dalla completa impunità di cui godono i responsabili delle violazioni dei diritti umani, stanno inasprendo la repressione.

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