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Erdogan, la reggia del Sultano

Continuano i suoi colpi di mano: chiese che diventano moschee e una croce sul trattato che vieta violenza sulle donne

(marzo 2021) - Dopo aver vinto nel controverso referendum costituzionale che gli permette di restare in  sella fino al 2034 aveva annunciato un secondo referendum: per re-introdurre la pena di morte per mandare al patibolo chiunque la pensa diversamente. Intanto però  deciso di  lasciare la Convenzione di Istanbul, trattato del 2011 per prevenire e combattere la violenza contro le donne. Lo ha stabilito un decreto presidenziale firmato oggi e che ha suscitato le critiche dei principali partiti dell'opposizione.

La Convenzione obbliga i governi ad adottare una legislazione che contrasto la violenza domestica e gli abusi simili, come la violenza coniugale e le mutilazioni genitali femminili. Secondo i conservatori il provvedimento minerebbe l'unità familiare, incoraggiando il divorzio e dando spazio alla comunità Lgbt per essere maggiormente accettata nella società.

Ma il Sultano va per la sua strada. E che si percepisca tale è chiaro. Vive  nel lusso più sfrenato ritenendosi quasi una divinità. Erdogan e signora vivono in 1200 stanze in stile neo-ottomano. La stampa internazionale, nel 2014 quando la sontuosa dimora fu inaugurata furono prodighi di cifre da capogiro:  70 ascensori , 250 milioni di euro in vetrate, 1.150 agenti per la security e spese enormi di illuminazione calcolate attorno ai 400 milioni al mese. Infatti il palazzo è illuminato a giorno anche di notte. Conto finale: mezzo miliardo di euro.

 

La "sua" sicurezza ha richiesto 20 milioni di euro bunker anti-atomici e protezioni anti-hacker incluse. La residenza è più grande di Buckingham Palace (e persino del Cremlino!) e il doppio di Versailles. Della moglie ha incece scritto Dagospia che ne ha fatto un ritratto impietoso:

"...ogni regime vuole la sua regina, e la Turchia ha Emine Erdogan...Si presenta come una Sora Cecioni che è a casa a pregare e a fare le conserve, è tutto il contrario... la vita da jet-set super kitsch musulmano della first lady è fatta di viaggi costosi, aste di antiquariao, abiti firmati, sorseggia solo tè bianco (1800 euro al chilo) e a Bruxelles ha fatto chiudere un centro commerciale per il suo shopping compulsivo....il suo trionfo è il mostruoso palazzo fatto costruire dal marito e da lei decorato con carta da parati di seta 2.300 € a rotolo, 31 milioni solo per le porte...." si legge su Dagospia.

Nell'agosto 2020 si è regalato due moschee nel giro di 30 giorni.I colpi di mano di Erdogan non smettono di stupire il mondo e scuotere la cristianità. Dopo Santa Sofia, che da museo è tornata ad essere moschea  è toccato alla chiesa bizantina di San Salvatore in Chora. Ora è una moschea. Anche questo edificio sacro dove verranno oscurati i bellissimi mosaici, conserva tesori inestimabili dell'arte bizantina.  Venne trasformata da chiesa bizantina in moschea  nel 1511. Come Santa Sofia, patrimonio inestimabile dell'Impero Romano d'Oriente e oggi dell'Umanità, la chiesa divenne museo nel 1945.

San Salvatore in Chora (Kariye in turco) è una delle principali attrazioni turistiche di Istanbul. Erdogan ha firmato il passaggio a moschea confermando così la sentenza del consiglio di Stato dello scorso 19 novembre che ha annullato la decisione con cui fu istituito il museo nel 1945.

Sulla guerra in Siria è stato ambiguo: prima amico degli Usa - da alleato Nato - poi nelle braccia di Putin. Erdogan ha imbavagliato la stampa, cova un odio viscerale per i curdi che combatte in ogni modo e accetta i matrimoni con bambine di 9 anni. Certo, ha anche costruito ponti, unito le rive del Bosforo con opere avveniristiche, ma mentre si promuoveva come fautore del progresso turco, sferrava colpi alle libertà del suo popolo.

E non è possibile dimenticare quanto avvenne a Gezi Park. La violenta risposta del governo, l’impunità per le violenze delle forze dell'ordine che a suon di gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, manganelli provocarono 8000 feriti e almeno 4 morti hanno lasciato pesanti tracce ma non hanno scalfito il suo potere. E' stato rieletto.

"Da 8  anni la comunità internazionale sta a guardare di fronte ai crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal governo siriano nella completa impunità. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve far applicare le sue stesse risoluzioni che chiedono la fine degli assedi delle zone abitate dai civili e la cessazione degli attacchi nei loro confronti" afferma Diana Semaan, ricercatrice di Amnesty International sulla Siria.

Oltre 5500 persone sono ancora sotto processo per aver preso parte alle proteste di Gezi Park con il reato di “finanziamento di organizzazione criminale”. I medici che avevano fornito i primi soccorsi negli ambulatori da campo allestiti durante le proteste di piazza sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari. Quanti commentavano e documentavano i fatti sui social media sono stati perseguiti. I pochi procedimenti nei confronti di alcuni agenti di polizia (in tutto 5) sono stati archiviati. Le restanti indagini sono state ostacolate o già chiuse. 

Il Presidente di Amnesty in Turchia per aver ricordato la questione dei diritti umani è stato messo in prigione. Dopo mesi liberato e poi nuovamente arrestato, il tutto in 24 ore. E per i giornalisti c'è il carcere.

 

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