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Erdogan e la campagna di Libia

E intanto si fa incandescente la tensione tra Usa-Iran

Sembra di essere tornati ai tempi di Napoleone. Le mire espansionistiche del despota di Ankara non si placano e ora che  il Parlamento in pochi minuti di seduta ha detto sì all'invio di truppe turche in Libia, rischiamo di trovarci una guerra di fronte a casa.

La decisione viene fatta passare come un intervento richiesto dal governo del premier libico Fayez al-Serraj. L'obiettivo sarebbe quello fermare l'avanzata dell'autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, impegnato da aprile in un'offensiva per prendere il controllo di Tripoli. Ma se questi decidesse di ritirare le sue truppe, la Turchia starà a  casa, spiega la risoluzione turca. Dunque un annuncio-deterrente o una vera campagna di Libia?

Tutto questo mentre si fa incandescente la tensione tra Usa-Iran dopo che le forze americane hanno ucciso a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani, una delle figure chiave dell'Iran, molto vicino all'ayatollah Ali Khamenei, e potenziale futuro leader del Paese. Il raid statunitense con un drone sarebbe stato  ordinato da Donald Trump in persona.

3.3.2020

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Erdogan, il sultano resta in sella 
(maggio 2018)

(foto: frame Euronews) - Ha bombardato la Siria, imbavagliato la stampa, accetta i matrimoni con bambine di 9 anni, sulle libertà fondamentali il despota di Ankara ha dato il peggio di sè. Ma Recep Tayyip Erdogan il Sultano è stato rieletto.

Ha bombardato il Ghuta orientale: il governo siriano, sostenuto dalla Russia, colpisce da sempre i curdi. "Da sei anni la comunità internazionale sta a guardare di fronte ai crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal governo siriano nella completa impunità. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve far applicare le sue stesse risoluzioni che chiedono la fine degli assedi delle zone abitate dai civili e la cessazione degli attacchi nei loro confronti" afferma Diana Semaan, ricercatrice di Amnesty International sulla Siria.

A maggio 2018 erano 5 anni da Gezi Park. La violenta risposta del governo, l’impunità per le violenze delle forze dell'ordine che a suon di gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, manganelli provocarono 8000 feriti e almeno 4 morti hanno lasciato pesanti tracce ma non hanno scalfito il suo potere. E allora: voto vero o brogli?

Oltre 5500 persone sono ancora sotto processo per aver preso parte alle proteste di Gezi Park con il reato di “finanziamento di organizzazione criminale”. I medici che avevano fornito i primi soccorsi negli ambulatori da campo allestiti durante le proteste di piazza sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari. Quanti commentavano e documentavano i fatti sui social media sono stati perseguiti. I pochi procedimenti nei confronti di alcuni agenti di polizia (in tutto 5) sono stati archiviati. Le restanti indagini sono state ostacolate o già chiuse. 

Il Presidente di Amnesty in Turchia per aver ricordato la questione dei diritti umani è stato messo in prigione. Dopo mesi liberato e poi nuovamente arrestato, il tutto in 24 ore.

Dopo aver vinto nel controverso referendum costituzionale che gli permette di restare in  sella fino al 2034 e con l'arroganza tipica di chi vive il potere come una dimensione costitutiva, ha annunciato un secondo referendum: per re-introdurre la pena di morte. A quel punto potrà mandare al patibolo chiunque la pensa diversamente.

Erdogan ha già mostrato al mondo la sua ira furiosa quando in Olanda fu vietata la sua campagna elettorale. Posizione più che legittima: non ospitare campagne elettorali terze è del tutto comprensibile. "Conosciamo gli olandesi dai tempi di Srebrenica. In quell'occasione abbiamo conosciuto la loro natura e il loro carattere, quando hanno lasciato che 8 mila musulmani bosniaci venissero massacrati senza muovere un dito" disse Erdogan che in casa sua non è conosciuto come "mani di velluto".

Il premier turco è di fatto un sultano. Vive nel lusso più sfrenato ritenendosi quasi una divinità. Erdogan e signora vivono in 1200 stanze in stile neo-ottomano. La stampa internazionale, nel 2014 quando la sontuosa dimora fu inaugurata furono prodighi di cifre da capogiro:  70 ascensori , 250 milioni di euro in vetrate, 1.150 agenti per la security e spese enormi di illuminazione calcolate attorno ai 400 milioni al mese. Infatti il palazzo è illuminato a giorno anche di notte. Conto finale: mezzo miliardo di euro.

Il cemento nella zona verde (e protetta) della Foresta Ataturk, intitolata al fondatore della patria. Ankara è stato inarrestabile il palazzo presidenziale protetto da 3mila telecamere. La "sua" sicurezza ha richiesto 20 milioni di euro bunker anti-atomici e protezioni anti-hacker incluse. La residenza è più grande di Buckingham Palace (e persino del Cremlino!) e il doppio di Versailles. Della moglie ha incece scritto Dagospia che ne ha fatto un ritratto impietoso:

"...ogni regime vuole la sua regina, e la Turchia ha Emine Erdogan...Si presenta come una Sora Cecioni che è a casa a pregare e a fare le conserve, è tutto il contrario... la vita da jet-set super kitsch musulmano della first lady è fatta di viaggi costosi, aste di antiquariao, abiti firmati, sorseggia solo tè bianco (1800 euro al chilo) e a Bruxelles ha fatto chiudere un centro commerciale per il suo shopping compulsivo....il suo trionfo è il mostruoso palazzo fatto costruire dal marito e da lei decorato con carta da parati di seta 2.300 € a rotolo, 31 milioni solo per le porte...." (Dagospia)

L'odio viscerale per i curdi (che però sono ormai la terza colonna di Germania che ne ospita 30.000)  fa intuire che la sua insistenza a entrare in Europa è sospetta mentre il suo volto assomiglia a quello della divinità Giano: ha costruito ponti, unito le rive del Bosforo con opere avveniristiche, ma mentre si promuoveva come fautore del progresso turco, sferrava colpi alle libertà del suo popolo.

Sulla guerra in Siria è stato ambiguo: prima amico degli Usa - da alleato Nato - poi nelle braccia di Putin che certo non lascerà il territorio turco senza aver già pattuito con il rais turco importanti contropartite. E gli interessi Nato, di cui la Turchia fa parte? Difficile dire che peso avranno. Di certo l'orizzonte è fosco.

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