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Erdogan, la reggia del Sultano

Ville extralusso, chiese che diventano moschee e l'uscita dal Trattato di Instanbul

(6 luglio 2021) - Fa notizia la villa estiva extra-lusso del sultano turco. Molto più della scandalosa uscita, il 1° luglio scorso, dallo storico trattato sulla prevenzione e sul contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica. Per la prima volta uno stato membro del Consiglio d’Europa si ritira da una convenzione internazionale sui diritti umani: lo scorso anno sono state assassinate almeno 300 donne in Turchia. Ma Erdogan se ne fa un baffo, dopo aver vinto nel controverso referendum costituzionale che gli permette di restare in  sella fino al 2034.

E che si percepisca un sultano è chiaro. Vive nel lusso più sfrenato ritenendosi quasi una divinità. Dopo la reggia presidenziale si è regalato una villa extralusso da 60 milioni di euro per le vacanze estive, un edificio da 300 stanze, che si trova nella località di Marmaris, sulla costa egea meridionale della Turchia: su circa 90 mila metri quadrati e vanta tra l'altro una piscina e una spiaggia con accesso privato al mare, in una delle zone di vacanza più esclusive del Paese, oltre a una pista per elicotteri.

Le immagini del 'palazzo d'estate' sono state svelate dal suo architetto Sefik Birkiye, e stanno suscitando forti critiche nell'opinione pubblica.

 

Quando non sono in vacanza Erdogan e signora vivono di norma in una 'casetta' da 1200 stanze in stile neo-ottomano (foto sotto).

La stampa internazionale, nel 2014 - quando la sontuosa dimora fu inaugurata - fu prodiga di cifre da capogiro:  70 ascensori , 250 milioni di euro in vetrate, 1.150 agenti per la security e spese enormi di illuminazione calcolate attorno ai 400 milioni al mese. Infatti il palazzo è illuminato a giorno anche di notte. Conto finale: mezzo miliardo di euro.

 

La "sua" sicurezza ha richiesto 20 milioni di euro bunker anti-atomici e protezioni anti-hacker incluse. La residenza è più grande di Buckingham Palace (e persino del Cremlino!) e il doppio di Versailles. Della moglie ha incece scritto Dagospia che ne ha fatto un ritratto impietoso:

"...ogni regime vuole la sua regina, e la Turchia ha Emine Erdogan...Si presenta come una Sora Cecioni che è a casa a pregare e a fare le conserve, è tutto il contrario... la vita da jet-set super kitsch musulmano della first lady è fatta di viaggi costosi, aste di antiquariao, abiti firmati, sorseggia solo tè bianco (1800 euro al chilo) e a Bruxelles ha fatto chiudere un centro commerciale per il suo shopping compulsivo....il suo trionfo è il mostruoso palazzo fatto costruire dal marito e da lei decorato con carta da parati di seta 2.300 € a rotolo, 31 milioni solo per le porte...." scrisse Dagospia.

Nell'agosto 2020 si è regalato due moschee nel giro di 30 giorni.I colpi di mano di Erdogan non smettono di stupire il mondo e scuotere la cristianità. Dopo Santa Sofia, che da museo è tornata ad essere moschea  è toccato alla chiesa bizantina di San Salvatore in Chora. Ora è una moschea. Anche questo edificio sacro dove verranno oscurati i bellissimi mosaici, conserva tesori inestimabili dell'arte bizantina.  Venne trasformata da chiesa bizantina in moschea  nel 1511. Come Santa Sofia, patrimonio inestimabile dell'Impero Romano d'Oriente e oggi dell'Umanità, la chiesa divenne museo nel 1945.

San Salvatore in Chora (Kariye in turco) è una delle principali attrazioni turistiche di Istanbul. Erdogan ha firmato il passaggio a moschea confermando così la sentenza del consiglio di Stato dello scorso 19 novembre che ha annullato la decisione con cui fu istituito il museo nel 1945.

Sulla guerra in Siria è stato ambiguo: prima amico degli Usa - da alleato Nato - poi nelle braccia di Putin. Erdogan ha imbavagliato la stampa, cova un odio viscerale per i curdi che combatte in ogni modo e accetta i matrimoni con bambine di 9 anni. Certo, ha anche costruito ponti, unito le rive del Bosforo con opere avveniristiche, ma mentre si promuoveva come fautore del progresso turco, sferrava colpi alle libertà del suo popolo.

E non è possibile dimenticare quanto avvenne a Gezi Park. La violenta risposta del governo, l’impunità per le violenze delle forze dell'ordine che a suon di gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, manganelli provocarono 8000 feriti e almeno 4 morti hanno lasciato pesanti tracce ma non hanno scalfito il suo potere. E' stato rieletto.

"Da 8  anni la comunità internazionale sta a guardare di fronte ai crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal governo siriano nella completa impunità. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve far applicare le sue stesse risoluzioni che chiedono la fine degli assedi delle zone abitate dai civili e la cessazione degli attacchi nei loro confronti" afferma Diana Semaan, ricercatrice di Amnesty International sulla Siria.

Oltre 5500 persone sono ancora sotto processo per aver preso parte alle proteste di Gezi Park con il reato di “finanziamento di organizzazione criminale”. I medici che avevano fornito i primi soccorsi negli ambulatori da campo allestiti durante le proteste di piazza sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari. Quanti commentavano e documentavano i fatti sui social media sono stati perseguiti. I pochi procedimenti nei confronti di alcuni agenti di polizia (in tutto 5) sono stati archiviati. Le restanti indagini sono state ostacolate o già chiuse. 

Il Presidente di Amnesty in Turchia per aver ricordato la questione dei diritti umani è stato messo in prigione. Dopo mesi liberato e poi nuovamente arrestato, il tutto in 24 ore. E per i giornalisti c'è il carcere.

 

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