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De Gasperi, il costruttore della nostra Repubblica

Autobiografia di una nazione nelle lettere dello statista

“Quando diventerete saggi, v’accorgerete che avevo ragione; ma sarà tardi” scrisse ad Andreotti. L'epistolario degasperiano, recentemente è stato immesso in una piattaforma online di libero accesso. Le epistole, mostrano ad inizo Novecento  un giovane De Gasperi già civilmente impegnato nel contesto trentino tirolese e già animato da un forte sentimento religioso e sociale. Appena ventenne, è già un punto di riferimento anche per le Società operaie cattoliche delle valli più periferiche del Trentino.

La prima guerra mondiale segna uno spartiacque fondamentale: una lettera inedita ha svelato  che fra il 1915 e il 1917 non è mai potuto rientrare in Trentino perché gli era stato ritirato il passaporto. Si adopera per ottenere la scarcerazione della giovane Bice Rizzi, futura prima direttrice del Museo del Risorgimento di Trento e figura di spicco del Novecento trentino. Si esprime preoccupato sul progressivo affermarsi del fascismo, si lamenta col vescovo per l'ottusità dei preti, si chiede cosa Mussolini pensi di lui e qualche tempo dopo (è già il 1923) si dice “triste fino all’esaurimento” a causa della censura . “La stampa fascista fa di me un vero massacro.” scrive il futuro statista. Commoventi le lettere dal carcere, dove emergono fede e forza. “La mia vita non è spezzata”.

Scrivendo a Tullio Odorizzi, futuro primo presidente della Regione Trentino-Alto Adige, allora ventiquattrenne, confessa un senso di fallimento. Uscito dal carcere, ma emarginato, si sfoga con don Luigi Sturzo: “Vivo – come saprai – tra la famiglia e la biblioteca, all’ombra del Cupolone, ringraziando la Provvidenza d’avermi riservata almeno un po’ di pace esteriore”. Penoso, per lui assistere inerte all’oscuramento d’idee “...che avevano illuminato tanto cammino della nostra vita.”

A 67 anni comincia la sua grande avventura di statista. Crede nei giovani: al giovane e brillante economista Sergio Paronetto scrive : “se c'è da imparare sarò vostro scolaro” Forte e chiaro l’antifascismo di De Gasperi, non contro-ideologia, ma autentico spirito democratico. Nel 1943 è alla guida del Paese. Discute con Palmiro Togliatti del suffragio femminile, con Pietro Nenni del rischio di una guerra civile in Italia, tratta con Fanfani questioni interne alla Democrazia Cristiana,  ma sempre preoccupato della situazione del paese, della sua collocazione internazionale e della ricostruzione.

Giorgio la Pira, grande sindaco di Firenze,  nel 1948 gli manda un appello accorato: “Il tema è uno solo: manca il pane perché manca il lavoro''. Con il vescovo di Trieste-Capodistria, chiede atti utili per la questione dei confini a Fiume e Pola. “Momenti duri ci attendono” chiosa.

E attorno a De Gasperi amici, collaboratori, compagni di partito, avversari politici, capi di Stato, religiosi… Ammonisce un giovane Giulio Andreotti “Quando diventerete saggi, v’accorgerete che avevo ragione; ma sarà tardi”. E infine, poco prima di morire, l'Europa. Prendendo atto che la CED, il progetto di costituire un esercito unico europeo, è destinato al fallimento, De Gasperi non trattiene lo sconforto con Amintore Fanfani: “...Che una causa così decisiva e universale sia divenuta oggetto di contrattazione ministeriale ...è veramente spettacolo desolante e di triste presagio per l'avvenire. Sono molto buio, e spero che forse il mio isolamento mi faccia vedere più nero di ciò''.

A dare voce a queste lettere, magistralmente, è stato nell'agosto 2019 l’attore Andrea Castelli, in una Lectio Degasperiana dal titolo “L’autobiografia di una nazione nelle lettere di De Gasperi”, che ha dato voce direttamente al protagonista, Alcide De Gasperi, attraverso inediti. L' evento  ha richiamato a Pieve Tesino, paese natale di Alcide De Gasperi, un publico sceltissimo. Numerosi gli ospiti e le autorità intervenute, presenti le figlie dello statista Cecilia e Paola De Gasperi e alcuni famigliari di Alcide De Gasperi. Era la sedicesima edizione della Lectio che ogni anno onora la morte dello statista trentino (nel 2019 era il sessantacinquesimo anniversario). Un'operazione che ha dimostrato il fascino dei documenti storici. La scelta si è dimostrata vincente: un incontro vissuto con grande intensità anche dal pubblico. Una bellissima pagina di storia e un bellissimo viaggio nel novecento e nella nobiltà della politica.


(c.perer)

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