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Pensieri e Parole dal Festival dell'Economia 2022

Un festival pieno di idee - ''Dopo la pandemia, tra ordine e disordine''

La XVII edizione del Festival dell’Economia di Trento, svoltosi a Trento, ha offerto quattro giorni di pensiero al quale hanno concorso 9 Premi Nobel, oltre 75 relatori provenienti dal mondo accademico, 20 tra i più importanti economisti internazionali e nazionali, 26 rappresentanti delle più importanti istituzioni europee e nazionali, 36 relatori internazionali, oltre 30 tra manager e imprenditori di alcune delle maggiori imprese italiane e multinazionali.

E' stato un festival che al di là della fredda materia economica ha offerto importanti visioni umanistiche. Si è aperto e si è chiuso con due visioni che ci sembrano la nota distintiva di questo 17° festival. Anzitutto il dialogo attraverso filosofia, religione, arte, letteratura Sul senso di meraviglia che ha nel cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, un straordinario interprete.

“Viviamo in un’epoca di bulimia dei mezzi e anoressia dei fini, come ha detto Paul Ricoeur. Pensiamo alla tecnologia e a quanto poco ci interroghiamo sul senso della vita”, afferma Ravasi, che cita tre parole, filosofia, etica e spiritualità, e diversi pensatori, tra cui lo stesso Ricoeur e Wittgenstein. “Il pericolo per il mondo - prosegue - è la mancanza del senso di meraviglia e di desiderio. Il vuoto, l’assenza percepiti non come punto di partenza, su cui interrogarsi, ma come indifferenza”.
(Gianfranco Ravasi)

Ci è quindi sembrato molto importante anche come questo festival si è idealmente chiuso. Con il pensiero di
Arthur Brooks, professore all'Università di Harvard il quale ha spiegato che l'obiettivo per tutti noi, è vivere in base ai nostri valori. "Dobbiamo cercare la felicità ogni giorno dentro di noi. Ognuno di noi ha un privilegio, dobbiamo chiederci realmente che cosa vogliamo nella vita. Come fare allora? Posso scrivere le mie priorità e poi cercare di avere un modello di vita da applicare quotidianamente. Ad esempio: come vi comportate con i vostri amici?".

"Se non diamo un senso al nostro cammino non saremo felici. Il vero significato della felicità viene dalla sofferenza, dalla sfida, dalle difficoltà. Molti giovani oggi, si impegnano per evitare la sofferenza. Ma se non soffri non puoi gioire. Per questo possiamo dire che il segreto per la felicità è l'infelicità” afferma il prof. Brooks.

 

In un tempo così complesso e pieno di contraddizioni è stato autentico ossigeno ascoltare l'esperienza di Muhammad Yunus, il padre del microcredito, che  ha raccontato com’è nata la sua esperienza virtuosa alla base dello sviluppo individuale di tante persone.

“Non sono un banchiere, lo sono diventato. Ero solo un giovane insegnante in un villaggio del Bangladesh. Ogni giorno pensavo a cosa potevo fare, anche piccole cose, per aiutare le persone povere e proteggerle dagli usurai. Allora ho deciso: avrei messo io a disposizione, a tassi onesti, il denaro di cui avevano bisogno per le loro attività: creare un’impresa, vendere le proprie merci, fare il raccolto. Il microcredito funziona così: si prestano pochi soldi, a persone che hanno solo bisogno di sostegno e fiducia. Così abbiamo creato un progetto per lo sviluppo che è sorprendentemente diventato una banca nazionale”.

Al festival si è già discusso del tema del momento: la deglobalizzazione. Lo ha affrontato da Giulio Tremonti. L’economista (già ministro delle Finanze del governo Berlusconi) ha affermato che se ne parla ormai da 30 anni. "Su questo ho scritto diversi libri, da allora che cosa è accaduto? La globalizzazione è stata un’utopia, l’errore è stata farla in un tempo così breve. Già nel 1988 c’è stata la crisi della globalizzazione, quella che fu definita la grande crisi economica: si è passati dal G7 al G20, una nuova entità politica. Non c’era più il codice linguistico dell’ inglese. Si sono poi confrontate due visioni del mondo, c’era chi voleva riscrivere le regole del mondo. La Bce è diventata una fabbrica del denaro ma da soluzione temporanea è diventata di lungo periodo. La svolta può essere quella di un’inflazione molto difficile da controllare”.

Non sono loro, i cinesi, i pericoli del mondo, comunque. Sul lungo periodo credo ci sarà un mondo più internazionale che globale. Servirà un recupero dell’anima, dei valori dell’Occidente. Serve un cogito ergo sum, non un digito ergo sum”.

Come ogni anno il Festival ha permesso di avere uno sguardo d'insieme sulla situazione italiana. Siamo il secondo Paese al mondo che conta più vecchi, si vive di più e anche meglio, ma non c'è ricambio generazionale con un tasso di fecondità sempre più basso tanto da arrivare (e non da oggi) ad una media di 1,5 figli per donna. In questa situazione si entra in una trappola demografica che mette a repentaglio i livelli attuali di benessere e di welfare. Un dato significato è la previsione dell'Istat per il 2070: gli italiani saranno 47 milioni, 12 in meno della cifra attuale. E nemmeno i movimenti migratori riusciranno a colmare questo divario.

Cosa serve all'Italia? Una vera politica a sostegno della famiglia e di un modello nuovo di accoglienza ed integrazione degli immigrati all'interno di un disegno complessivo sulla sostenibilità dei modelli sociali. E' quanto emerso dal panel su "Demografia, immigrazione e condizione femminile" che ha visto l'intervento di Gian Carlo Blangiardo presidente Istat.

E' stato un festival ad alta tecnologia, con 66 eventi trasmessi in streaming dalla piattaforma dedicata, che consentirà di rivedere tutti gli incontri del Festival on demand. Sul fronte dell’informazione, l’Ufficio stampa della Provincia ha mobilitato un centinaio fra giornalisti, personale amministrativo e di segreteria, operatori, fotografi, informatici. Circa 160 i comunicati stampa prodotti, di cui 16 tradotti in tedesco, nel periodo tra la presentazione del tema e la manifestazione stessa (133 solo in questi quattro giorni). Gran lavoro anche per i tecnici video, con 4 regie mobili, 10 postazioni camera per evento integrale, 1 regia remota, 50 tecnici video e altrettanti audio.

Il Gruppo 24 ORE, presente con 150 persone tra redazione e azienda, ha messo in campo esperti, dirette, inserti speciali, social.

Un gran lavoro per un festival pieno di idee!

 

 

 


Autore: Corona Perer

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