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Donald Trump vuole il suo arco di Trionfo

Progetti megalomani e poco comprensibili. E a Davos un discorso imbarazzante

A dicembre lo ha detto: vuole il suo Arco di Trionfo. Pochi giorni dopo ha riesumato la politica dei corsari prendendo la prima petroliera venezuelana. Ma qualche giorno dopo si è preso anche il presidente venezuelano con un'azione militare che ha sgomentato il mondo: da predatori, senza un minimo di spazio alla diplomazia. E poi sono venute le altre 4 petroliere, gli aut-aut all'Iran e il suo chiodo fisso: la Groenlandia. Usando parole rozze: 

"Cina e Russia vogliono impossessarsi della Groenlandia, e la Danimarca non può fare nulla al riguardo. Al momento dispone di due slitte trainate dai cani per la difesa, una delle quali è stata acquistata recentemente. Solo gli Stati Uniti d'America guidati dal Presidente Donald J. Trump possono giocare a questo gioco e in modo molto efficace".

Poi ha scritto alla Norvegia dicendo più o meno: ''Non mi avete dato il Nobel della Pace? Quindi non mi occuperò più della Pace''. Ma siccome la destra non sa cosa fa la sinistra si è lanciato a promuovere per Gaza un ''Board of Peace'' che assomiglia ad un consiglio di amministrazione: si entra con 1 milione di dollari  non importa chi entra, perchè può starci Trump come la Meloni, basta che paghino.

Ad un anno dal suo insediamento Trump ha mostrato al mondo che non esiste più l'eleganza istituzionale ma solo quella dei conquistadores o peggio...dei corsari.  A Davos in 72 minuti di discorso è riuscito a comfondere la Groenlandia con l'Islanda (più volte) e a condire il discorso di numerose inesattezze nell’imbarazzo generale. Ad esempio ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”.  Falso: gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari. La Danimarca disse no. 

Comunque sia, mentre spiegava perché vuole comprarla, ha confuso la Groenlandia con l’Islanda,  ha minacciato un alleato NATO (la Danimarca appunto), con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo” e poi l'ha definita “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.

Ha condito il tutto con le sue battute. Ad esempio ha dichiarato di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. E dunque quando si guarda allo specchio cosa vede? 

Del mondo ha un'idea vaga. Secondo lui  “la Cina non ha pale eoliche” senza sapere che da 15 anni  la Cina è il primo produttore mondiale di energia eolica e costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta. Ma per Trump li vendono “agli stupidi”. La tecnica di Trump è sempre la stessa: deridere i suoi competitors. Anche sul petrolio le spara grosse: tutte le grandi compagnie petrolifere sarebbero ai suoi piedi”. Ma il CEO di ExxonMobil, tre giorni prima, gli aveva detto no. A Davos, ha detto che “stanno venendo tutte”.

Sull'economia americana, ha pubblicamente attaccato il presidente della Federal Reserve chiamandolo “stupido” davanti ai leader economici mondiali. Ha poi raccontato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.

Afferma che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”. Il 100%. Quando la quota americana del budget NATO è circa il 16%. 

In 72 minuti il Presidente della più grande potenza mondiale ha confuso due nazioni, minaccito la Danimarca, insultato la Fed, mentito sul Venezuela, negato i primati dei competitor energetici come la Cina.

Questo a Davos. A Washington, casa sua, fa il resto. Ha per esempio presentato progetti megalomani poco comprensibili: anche la società americana è in crisi.

Parlare di un Arco di Trionfo per lui è come parlare della nuova sala da ballo alla Casa Bianca (la sta facendo smembrando il parco presidenziale),  ovvero ''cose'' che risultano difficili da capire anche agli americani che faticano ad arrivare a fine mese. Tuttavia il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato la costruzione di una nuova struttura nei pressi del Memorial Bridge, che collega la capitale Washington con la Virginia.

«Stiamo costruendo un arco, simile all’Arco di Trionfo, proprio di fronte al Lincoln Memorial. Si può dire che lì ci siano già i monumenti a Jefferson, Washington e a tutti loro, perché sono tutti lì vicini. E questa sarà una cosa speciale. Assomiglierà a quello parigino, ma, a dirla tutta, lo supererà» ha dichiarato.

Il monumento dovrebbe essere completato entro il 2026, in occasione del 250º anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. L’idea è interamente di Trump, il progetto è stato elaborato dall’architetto Nicolas Leo Charbonneau, e il finanziamento proviene esclusivamente da fonti private. Sarà come quello di Parigi", ha assicurato Trump, riferendosi all'Arco di Trionfo, costruito tra il 1806 e il 1836 sugli Champs-Élysées, in onore di coloro che morirono combattendo per la Francia durante le guerre rivoluzionarie francesi e napoleoniche. "Ma a dire il vero", ha precisato Trump, il nuovo arco che Haley dovrà costruire sarà migliore di quello commissionato da Napoleone Bonaparte. "Lo surclassa. Lo surclassa in ogni modo", ha garantito.

E che sia per una eventuale prossima incoronazione del maritino che Melania nelle occasioni pubbliche sfoggia improbabili cappellini? Mira a diventare una regina?

​Ad ogni buon conto sono allarmate anche le istituzioni a guardia dei diritti umani.

Amnesty International ha lanciato l’allarme sulle crescenti pratiche autoritarie e sulla devastante erosione dei diritti umani negli Usa. In un rapporto diffuso oggi, l’organizzazione per i diritti umani ha documentato l’indebolimento dello stato di diritto che sta erodendo i diritti umani negli Usa e non solo.

''Una pericolosa traiettoria che infrange le regole e concentra il potere, con pratiche autoritarie che riguardano giornalisti, manifestanti, avvocati, studenti e difensori dei diritti umani. Tutto quelo che non piace a Trump e al suo staff, vale meno di zero''.

Il rapporto denuncia gli attacchi ai diritti delle persone migranti e rifugiate,  le intimidazioni alla stampa, le rappresaglie contro chi protesta che dissuadono le persone dal prendere la parola; l’aumento della sorveglianza e della militarizzazione. Il caso della donna uccisa a Minneapolis la dice lunga. E la domanda è questa: se Trump era pronto a colpire l'Iran perchè reprimeva chi manifestava, esiste anche colui che dovrebbe reprimere Trump perchè fa la stessa cosa?

''Queste tattiche stanno chiaramente erodendo i diritti umani: le libertà d’espressione, di protesta pacifica, di stampa, di accesso all’informazione; all’uguaglianza e alla non discriminazione, al giusto processo, alla libertà accademica, alla libertà dagli arresti arbitrari; e ancora il diritto di chiedere asilo, di ricevere un processo equo e persino quello alla vita'' afferma Paul O’Brien, direttore generale di Amnesty International Usa.

Il ''padre-padrino'' ha inaugurato la ''United Bulls of America".

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