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Libia, la tortura è ormai provata

Testimonianze dei sopravvissuti: i centri di detenzione sono l'Inferno

Sono trascorsi ornai 10 anni dalle primavere arabe, ma in Libia regna ancora sovrano il caso. Decine di migliaia di rifugiati e di migranti sono intrappolati in un circolo vizioso di crudeltà, con prospettive scarse o assenti di trovare un modo legale e sicuro per uscirne fuori: persone che, dopo le indescrivibili sofferenze patite in Libia, rischiano la vita in mare cercando salvezza in Europa solo per essere intercettate, riportate nel luogo di partenza e sottoposte alle medesime violenze da cui avevano cercato di mettersi al riparo.

La pandemia da Covid-19 ha esacerbato il razzismo e sempre di più i rifugiati e i migranti sono accusati di aver diffuso il virus nel paese e si chiede la loro espulsione.Le ricerche di Amnesty International hanno rivelato che nel 2020 le autorità che controllano la Libia orientale hanno espulso oltre 5000 rifugiati e migranti senza un giusto processo e senza che potessero contestare il provvedimento. L’accusa per tutti era quella di essere “veicoli di malattie contagiose”.

In un nuovo rapporto intitolato “Tra la vita e la morte”, Amnesty International riferisce di resoconti terribili di rifugiati e migranti che hanno subito o assistito a torture, sparizioni forzate, stupri, detenzioni arbitrarie, lavori forzati, sfruttamento e uccisioni da parte di attori statali e non statali in un clima di pressoché totale impunità.

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