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Accordo con la Libia sui migranti: un pastrocchio italiano

Tra centri di rimpatrio e centri di detenzione: solo ...Inferno

Amnesty International e l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) hanno pubblicato due rapporti che puntano il dito sulle conseguenze del sostegno italiano ed europeo alle autorità di Tripoli in materia di contenimento della migrazione.

Stando ai dati pubblicati oggi dall’Oim, il numero dei migranti deceduto nel tentativo di raggiungere l’Europa nei primi sei mesi del 2021 è di 1.146, il doppio di quelli che hanno perso la vita nello stesso periodo dell’anno scorso, 513. Secondo l’ente delle Nazioni Unite, la rotta più pericolosa è appunto quella del Mediteraneo centrale, che parte da Tunisia e Libia per arrivare principalmente in Italia. Lungo questo percorso, nella prima metà dell’anno in corso, sono morte 741 persone, quasi il 70% del totale.

Ad aumentare, di circa tre volte, è stato anche il numero di rimpatri in Libia a opera della Guardia costiera locale. Le persone rimandate in Libia nel primo semestre del 2021 sono state 15.300, contro le 5.476 del 2020. L’ Onu ha definito questa situazione “preoccupante”, visto che “i migranti che vengono rimpatriati in Libia sono sottoposti a detenzioni arbitrarie, estorsioni, sparizioni e atti di tortura”.

L'accordo a suo tempo stabilito è solo un pastrocchio italiano.

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Libia, la tortura è ormai provata

Testimonianze dei sopravvissuti: i centri di detenzione sono l'Inferno

Sono trascorsi ornai 10 anni dalle primavere arabe, ma in Libia regna ancora sovrano il caso. Decine di migliaia di rifugiati e di migranti sono intrappolati in un circolo vizioso di crudeltà, con prospettive scarse o assenti di trovare un modo legale e sicuro per uscirne fuori: persone che, dopo le indescrivibili sofferenze patite in Libia, rischiano la vita in mare cercando salvezza in Europa solo per essere intercettate, riportate nel luogo di partenza e sottoposte alle medesime violenze da cui avevano cercato di mettersi al riparo.

La pandemia da Covid-19 ha esacerbato il razzismo e sempre di più i rifugiati e i migranti sono accusati di aver diffuso il virus nel paese e si chiede la loro espulsione.Le ricerche di Amnesty International hanno rivelato che nel 2020 le autorità che controllano la Libia orientale hanno espulso oltre 5000 rifugiati e migranti senza un giusto processo e senza che potessero contestare il provvedimento. L’accusa per tutti era quella di essere “veicoli di malattie contagiose”.

In un nuovo rapporto intitolato “Tra la vita e la morte”, Amnesty International riferisce di resoconti terribili di rifugiati e migranti che hanno subito o assistito a torture, sparizioni forzate, stupri, detenzioni arbitrarie, lavori forzati, sfruttamento e uccisioni da parte di attori statali e non statali in un clima di pressoché totale impunità.

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