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Caos Libia, situazione incadescente

Dieci anni dopo le primavere arabe regna il caos

di Gianfranco D'Anna - Dieci anni dopo il miraggio delle “Primavere arabe” il dibattito sul futuro del Mediterraneo è ancora aperto tra disillusioni, fallimenti e qualche flebile speranza per il futuro.

Perché la Libia rimane il baricentro dell’instabilità del mediterraneo nord africano?

Michela Mercuri,  analista di politica estera, scrittrice, editorialista ed esperta di Nord Africa e Medio Oriente. afferma che "Delle rivolte libiche restano solo rovine". Dalla sua analisi emerge un Paese controllato da un complesso mosaico di milizie, diviso tra, almeno, due fazioni: il Governo di Tripoli (Gna) con a capo Fayez al-Sarraj, e le milizie del generale Khalifa Haftar riunite nell’Esercito nazionale libico (Lna).

''La presenza di attori esterni (come Russia e Turchia) che hanno basi in territorio libico costituisce un’ulteriore minaccia alla pace. Fintanto che permarrà la presenza di attori esterni sul terreno non si riuscirà a trovare una soluzione per la stabilizzazione della Libia'' afferma Mercuri.

Da Gibilterra al Bosforo, dal canale di Suez al Sahel, la sicurezza del Mediterraneo e del nord Africa è inevitabilmente condizionata dall’instabilità della Libia.....

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Libia, la tortura è ormai provata
Testimonianze dei sopravvissuti: i centri di detenzione sono l'Inferno

(24 Settembre 2020) - In Libia decine di migliaia di rifugiati e di migranti sono intrappolati in un circolo vizioso di crudeltà, con prospettive scarse o assenti di trovare un modo legale e sicuro per uscirne fuori: persone che, dopo le indescrivibili sofferenze patite in Libia, rischiano la vita in mare cercando salvezza in Europa solo per essere intercettate, riportate nel luogo di partenza e sottoposte alle medesime violenze da cui avevano cercato di mettersi al riparo.

La pandemia da Covid-19 ha esacerbato il razzismo e sempre di più i rifugiati e i migranti sono accusati di aver diffuso il virus nel paese e si chiede la loro espulsione.Le ricerche di Amnesty International hanno rivelato che nel 2020 le autorità che controllano la Libia orientale hanno espulso oltre 5000 rifugiati e migranti senza un giusto processo e senza che potessero contestare il provvedimento. L’accusa per tutti era quella di essere “veicoli di malattie contagiose”.

In un nuovo rapporto intitolato “Tra la vita e la morte”, Amnesty International riferisce di resoconti terribili di rifugiati e migranti che hanno subito o assistito a torture, sparizioni forzate, stupri, detenzioni arbitrarie, lavori forzati, sfruttamento e uccisioni da parte di attori statali e non statali in un clima di pressoché totale impunità.


Autore: Gianfranco D'Anna

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