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Donne contro: Amal Fathy, colpevole di verità

Ha accusato la polizia egiziana di molestie sessuali: condannata

La sua colpa? Aver detto la verità e aver sollevato il velo sul potere maschile espresso dalle forze armate egiziane. Amal Fathy, la donna che ha criticato in un post le autorità egiziane che non contrastano le molestie sessuali, si è vista confermare il 30 dicembre in appello la condanna a due anni di carcere. Amal Fathy non è una donna qualunque: è la moglie di Mohamed Lotfy, già ricercatore di Amnesty International e attuale direttore della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, l'organizzazione non governativa che fornisce consulenza legale alla famiglia Regeni.

Il fatto che una persona che ha subito molestie sessuali sia punita con due anni di carcere semplicemente per aver raccontato la sua esperienza è profondamente vergognoso e la  direttrice delle campagne di Amnesty International sull'Africa del Nord Najia Bounaim ha preso carta e penna per vergare una dichiarazione: "Questa sentenza rappresenta una parodia della giustizia e dovrebbe rimanere come una macchia sulla coscienza delle autorità egiziane" ha detto.

Dall'11 maggio al 27 dicembre Amal Fathy è stata in detenzione preventiva in relazione a un'altra inchiesta nella quale è accusata, tra i vari reati, di "appartenenza a un gruppo terroristico". I termini del rilascio condizionale prevedono che Amal Fathy debba trascorrere un'ora alla settimana in una stazione di polizia e non possa lasciare la sua abitazione se non per presentarsi alla polizia o per visite mediche.

"I tempi del verdetto d'appello sono stati particolarmente crudeli, dato che solo pochi giorni fa Amal ha potuto tornare a casa e riabbracciare i suoi cari. Le autorità egiziane dovrebbero cancellare immediatamente la condanna di Amal Fathy e annullare tutte le accuse nei suoi confronti", ha commentato Najia Bounaim.

 

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