il radar di Porto Palo
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Italia colonia Usa e avamposto Nato

Nuovi radar in Sicilia e tre catamarani giganti in passeggiata. E il governo lascia fare

Il 21 settembre 2021 la Marina Militare ha pubblicato l’esito della gara di “acquisizione di due sistemi radar trasportabili da integrare nella Rete Radar Costiera (RCC) della Marina Militare nei siti di Favignana (Trapani) e Portopalo di Capo Passero”.

“I sistemi radar implementati nelle sedi di Favignana e Capo Passero garantiranno la continuità dell’attività di sorveglianza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e tutte le informazioni saranno disponibili anche all’interno dell’NCC italiano”, riporta il Ministero dell’Interno a cui è affidata la gestione del Fondo Sicurezza UE.

Ne dà notizia il blog di un informatore ...molto ben informato, Antonio Mazzeo (clicca qui). A realizzare i nuovi impianti sarà la GEM Elettronica S.r.l. di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), società leader nella produzione di apparati radar e sensori navali, controllata per il 30% dall’holding del complesso militare-industriale Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica). Il valore del contratto sottoscritto dalla Marina Militare è di 2.266.580 euro + IVA (22%) e l’appalto è connesso ad un programma finanziato dal Fondo Sicurezza Interna 2014-2020 (progetto Italian surveillance capabilities - Increasing of radar capability performance in Sicily).

Come si legge dall'articolo di Antonio Mazzeo, tutto questo arriva dopo il MUOS nella riserva naturale di Niscemi, i cannoni a Punta Bianca (Agrigento), le esercitazioni nel bosco di Piazza Armerina, il potenziamento infrastrutturale del poligono di Punta Izzo ad Augusta e le selve di antenne e i funghi di acciaio sorti a Lampedusa e Pantelleria. I nuovi potenti impianti radar rischiano di sfregiare irrimediabilmente l’isola di Favignana (Egadi) e Portopalo di Capo Passero (Siracusa).

Il Bel paese, per gli americani è tutt'altro che mandolino e pizza. E' soprattutto la loro portaerei. Ma la colpa è solo di chi "governa" lo Stivale e la perdita di una sovranità, data in gestione in conto terzi.

E quindi non bisogna stupirsi se nei nostri mari passeggiano  da tempo anche tre catamarani giganti della Marina USA. Le rotte sono sempre le stesse: dal Canale di Sicilia allo Ionio, dallo Ionio all’Adriatico. Andata e ritorno con lunghe soste sempre negli stessi porti: Venezia, Brindisi, Messina, Augusta, quest’ultima la principale base navale USA-NATO nel Mediterraneo centrale. Di tanto in tanto anche l’attracco in uno scalo in Istria, Dalmazia e in Grecia. Caricano e scaricano container e scatoloni metallici, protetti da occhi indiscreti dalle pattuglie della polizia. Parliamo dei catamarani di guerra del Military Sealift Command, il comando delle forze USA che sovrintende alle operazioni di trasporto e rifornimento delle flotte navali e delle agenzie statali statunitensi che operano in ogni scenario internazionale.

Tre di essi, “gemelli” dal profilo turpe e minaccioso, sono ormai di casa nelle acque italiane. Si tratta dell’USNS Carson City, dell’USNS Yuma e dell’USNS Trenton, rispettivamente approdati alla vigilia di Natale ad Augusta, Venezia e Messina. Possono trasportare di tutto a bordo: attrezzature e mezzi pesanti, rifornimenti per le truppe, sofisticati sistemi d’arma ed esplosivi, finanche gli ultimi ritrovati infernali per le guerre disumanizzate del XXI secolo, droni e minidroni aerei, navali e subacquei.

Dai registri navali on-line è possibile ricostruire le loro rotte e soste. Antonio Mazzeo le descrive nel suo blog > clicca qui

I tre catamarani del Military Sealift Command sono unità della classe Spearhead: lunghi 103 metri, sono in grado di raggiungere in mare una velocità di 45 nodi (83 Km/h) con un’autonomia di crociera sino a 1.200 miglia nautiche (2.200 km). Imbarcano di norma un equipaggio di 35 uomini (tra personale dell’US Navy Sailors e civili). Attualmente sono in servizio dodici unità Spearhead, tutte realizzate nei cantieri navali “Austral” a Mobile, Alabama.

Altri due catamarani sono stati commissionati un paio di anni fa e dovrebbero essere consegnati a partire del 2025. Il loro costo unitario è di 180 milioni di dollari, ma annualmente ognuno di essi pesa sul bilancio del Pentagono per circa 25 milioni di dollari solo di spese di funzionamento.

I catamarani Spearhead sono piattaforme navali con capacità di spedizione e trasporto veloce (EPF - Expeditionary Fast Transport); possono effettuare un’ampia gamma di missioni anche se il loro ruolo primario è quello di trasportare uomini e mezzi nei vari teatri operativi a supporto dei Dipartimenti della Marina e dell’Esercito USA. A bordo ospitano un grande ponte di volo per elicotteri e una rampa di carico che sostiene sino a 100 tonnellate di peso e consente ai veicoli terrestri imbarcati di essere scaricati rapidamente.

Nei mesi scorsi il grande catamarano è stato impiegato in alcune importanti esercitazioni aeronavali in Africa settentrionale. A metà giugno l’USNS Trenton, insieme alle unità della VI^ Flotta, ha partecipato ai war games annuali “African Lion”, congiuntamente alle navi da guerra di Marocco, Tunisia e Senegal. A conclusione di “African Lion”, il catamarano si è trasferito in acque tunisine per condurre un addestramento con due pattugliatori e una nave appoggio della Marina militare di Tunisi (28 giugno – 2 luglio), e simulare “interventi di pronto intervento a difesa delle frontiere marittime dello stato nordafricano”. Analoghe esercitazioni con la Marina tunisina erano state effettuate dal Trenton nel Canale di Sicilia dal 18 al 21 gennaio 2021.

Particolarmente indicativo è pure il curriculum vitae del Carson City, attualmente in rada nel complesso NATO di Augusta. Varato nel gennaio 2016, il catamarano fu inviato ad operare nel Mar Baltico dove in occasione dell’esercitazione aeronavale USA-NATO “Baltops 2018” fece pure da nave comando-comunicazione dei veicoli a controllo remoto Remus 100 e 60, veri e propri droni subacquei che possono raggiungere profondità sino a 100 metri.

Dal luglio all’agosto 2019, l’USNS Carson City fu trasferito dal Comando generale di US Navy nel Golfo di Guinea, dove prese parte ad alcune esercitazioni con le Marine militari di Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria e Capo Verde. Dopo la missione nel continente nero il Carson City si è trasferito nelle fredde acque del nord Europa poco prima di “REPMUS 2021” il test effettuato a largo delle città di Troia e Sesimbra con i prototipi di robot navali (MUS) destinati a missioni anti-sottomarini, contromisure mine, “protezione porti”, intelligence, sorveglianza e riconoscimento, guerra anfibia.

Tra essi c’era in particolare l’imbarcazione-drone “Madfox” (Maritime Demonstrator For Operational eXperimentation) della Marina britannica, che ha effettuato “con successo” il lancio di missili anti-nave.

Piene di enfasi le dichiarazioni di Antony Crab, comandante della Royal Navy: “Il lancio dei missili dal Madfox, il primo nella storia del Regno Unito, ha dimostrato le potenzialità delle imbarcazioni di superficie senza pilota nell’uso di cariche letali e di altre cariche utili; in modo cruciale, tutta l’operazione è stata comandata, abilitata e facilitata utilizzando le informazioni proporzionate da sistemi a controllo remoto”.

''L’ennesimo passo verso l’assolta affermazione militare di droni e robot, in una spirale che rischia di condurre alla totale disumanizzazione delle guerra e delle operazioni di polizia e controllo dell’ordine pubblico" afferma Antonio Mazzeo.

L'Italia in quest partita c'è : con i suoi mari e i suoi silenzi.

 

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