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Amnesty International compie 60 anni

Senza Diritti Umani non c'è progresso

28 maggio 2021 - Da 60 anni c'è un faro sui diritti umani. Lo ha acceso Amnesty International con ...una candela. Fu infatti con la foto di una candela nel filo spinato che il 28 maggio 1961 compariva un "Appello per l'amnistia" dedicato ai prigionieri dimenticati. Fu l'Observer a pubblicarlo e quel giorno iniziò la storia dell'associazione per la difesa dei diritti umani che nel 1977 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

"Il nostro miglior regalo di compleanno per i 60 anni di Amnesty International sarebbe che Patrick Zaki potesse trascorre il suo di compleanno finalmente libero, il 16 giugno, quando compirà 30 anni. C'è l'occasione con l'udienza del 1° giugno al Cairo di ottenere questo risultato. Speriamo che dopo quasi 16 mesi di detenzione illegale e arbitraria questo incubo possa finire". Così il portavoce di Amnesty International, Riccardo Noury, sulla vicenda giudiziaria del giovane ricercatore egiziano che frequentava un master all'Università di Bologna in occasione dell'anniversario della Ong.

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10 dicembre Giornata dei Diritti Umani
Senza Diritti Umani non c'è progresso

La ricorrenza è stata indetta in memoria della proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sancita dall’Assemblea delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre del 1948, con l'obiettivo di diffondere in tutto il mondo i valori di democrazia, diversità e tolleranza affinché non si ripetessero gli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

Ma purtroppo non progrediamo, tutt'altro: i diritti umani stanno sempre più affievolendosi. Pensiamo allo scienziato iraniano Djalali, condannato a morte dopo processo sommario, pensiamo a Patrick Zaki, pensiamo a Nasrin Sotoudieh, pensiamo alle carceri cinesi e ai campi di lavoro.

Un dossier di Amnesty International denuncia  il giro di vite nei confronti del dissenso e della società civile si è significativamente intensificato in Arabia Saudita, Egitto e Iran, tre stati emblematici dell’inadeguatezza della risposta internazionale a clamorose violazioni dei diritti umani da parte dei governi.

In Iran le manifestazioni, costanti durante tutto l’anno, sono state soppresse violentemente e migliaia di persone sono state arrestate e imprigionate. Tuttavia l’Unione europea, che ha in corso un dialogo sui diritti umani con questo stato, è rimasta muta.

Nel 2018 la compiacenza della comunità internazionale verso le massicce violazioni dei diritti umani negli stati citati ha incoraggiato i governi a commettere spaventose violazioni dei diritti umani e dato loro la sensazione che non verranno mai chiamati a risponderne alla giustizia.

L’analisi illustra come le autorità di tutta la regione abbiano spudoratamente portato avanti brutali campagne repressive per stroncare il dissenso e colpire manifestanti, società civile e oppositori politici, spesso col tacito sostegno di alleati potenti.

La sconvolgente uccisione di Jamal Khashoggi nell’ottobre 2018 ha provocato un oltraggio senza precedenti a livello globale, costringendo l’Arabia Saudita a indagare e addirittura spingendo alcuni stati a prendere decisioni raramente viste in passato. Nel corso del 2018 - infatti -  Danimarca, Finlandia, Norvegia e Olanda hanno sospeso le forniture di armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Al contrario Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno proseguito, tra gli altri, a esportare armi che hanno consentito alla coalizione di colpire civili, scuole e ospedali in Yemen, in violazione del diritto internazionale. Sul piano interno, in Arabia Saudita è proseguito il giro di vite contro gli attivisti della società civile e uomini e donne protagonisti di campagne sui diritti delle donne sono stati imprigionati e sottoposti a torture.

“È giunto il momento che il mondo segua il cammino di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Olanda che hanno sospeso le forniture di armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e hanno dato il chiaro segnale che violare i diritti umani ha evidenti conseguenze” afferma Amnesty International che sta chiedendo a tutti gli stati di sospendere immediatamente la vendita o il trasferimento di armi sia a tutte le parti coinvolte nel conflitto dello Yemen che a Israele fino a quando non vi sarà più il concreto rischio che tali armi potranno essere usate per compiere o facilitare gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani o del diritto internazionale umanitario.

Stati come la Francia e gli Stati Uniti hanno continuato a fornire armi anche all’Egitto, che le ha impiegate a scopo di repressione interna nell’ambito di un massiccio giro di vite sui diritti umani.  Gli Stati Uniti si sono impegnati a fornire a Israele aiuti militari nei prossimi 10 anni per un valore di 38 miliardi di dollari, nonostante l’impunità di cui beneficiano le forze israeliane e il gran numero di violazioni dei diritti umani che esse continuano a commettere nei Territori occupati palestinesi.

Secondo il Centro palestinese per i diritti umani, l’anno scorso nella Striscia di Gaza le forze israeliane hanno ucciso almeno 180 manifestanti, tra cui 35 minorenni, nel corso delle proteste per il diritto al ritorno dei rifugiati. Il Consiglio Onu dei diritti umani ha istituito una commissione d’inchiesta ma Israele ha rifiutato di cooperare e le pressioni perché collaborasse sono state scarse se non nulle.
 

 

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