
Segantini, artista della luce
L'artista, con la sua sensibiltà sul mondo naturale, fu impareggiabile cantore della montagna
29 maggio 2026 - Segantini, è sempre un bel colpo. La collezione di opere di Giovanni Segantini di proprietà del Comune di Arco, in questo periodo è al Segantini Museum di St. Moritz, che nell'ambito della prossima mostra temporanea dedicherà uno spazio speciale per la presentazione delle opere segantiniane di proprietà del Comune di Arco ed in particolare per il bellissimo "Sole d'autunno", recentemente acquisito dalla Galleria Civica di Arco.

foto by Galleria Civica di Arco
Dopo la felice collaborazione con la mostra “Giovanni Segantini” tenutasi presso il Museo Civico di Bassano del Grappa, i musei di Arco e di St. Moritz hanno programmato di proseguire la loro collaborazione con un progetto che riprende il percorso antologico proposto dai musei bassanesi e che propone al pubblico un’esposizione che illustra l’intera vita artistica di Giovanni Segantini attraverso una selezione accurata di opere sia della collezione arcense che della collezione engadinese, che di prestatori privati.
Il progetto propone infatti sia opere dei primi anni Ottanta dell’Ottocento - fra cui alcuni dei pezzi più belli della serie dei Navigli, fra cui il bellissimo Sole d’autunno, recentemente acquisito dal Comune di Arco che è rientrato dopo il periodo di prestito a Bassano.
Noto anche come «Vacca bianca all’abbeveratoio», è un grande olio su tela (alto 90 e largo 192 centimetri) che il celeberrimo pittore di origine arcense ha realizzato nel 1887. Il dipinto, in rapporto alle sue specificità iconografiche, tecniche e pittoriche, rappresenta uno dei capisaldi della pittura di Segantini, configurandosi come uno dei suoi più importanti lavori, oggi noti, del 1887.

Giovanni Segantini, Sole d'Autunno - 1887
Si tratta di un dipinto di eccezionale importanza e dalla prestigiosa storia collezionistica, acquistato presso la galleria Bottegantica di Milano. Non più esposta dal 1954, anno della rassegna «Pittori lombardi del secondo Ottocento, a Como alla Villa comunale dell’Olmo, l’opera riemerge finalmente, dopo ben settant’anni, agli occhi del pubblico. Nel contesto italiano la musealizzazione di «Sole d’autunno» da parte del Comune di Arco per una cifra di 3 milioni di euro, costituisce uno dei più grandi acquisti pubblici mai avvenuti di un’opera del nostro Ottocento, e in particolare la maggiore acquisizione segantiniana a partire dal 1927. Un capolavoro della cultura artistica nazionale entra oggi a far parte del patrimonio pubblico, favorendo non solo gli studi su Giovanni Segantini, ma su tutta la pittura dell’Ottocento italiano.
La tela, da leggere in continuità con i risultati raggiunti con l’opera «Alla Stanga» (1885-1886, Roma, Galleria nazionale d’arte moderna), viene elaborata dal pittore nel momento in cui, complice la riflessione stimolata da Vittore Grubicy, sperimenta nell’«Ave Maria a trasbordo» (1886, St. Mortiz, Segantini Museum) una prima istintuale –e non sistematica– applicazione della stesura divisionista. L’uso dell’impasto a colori puri è più libero, la pennellata articola in modo complesso la superficie, facendosi ora più corposa, ora più allungata; le sottili variazioni cromatiche, svincolate dalla convenzionalità crepuscolare degli anni briantei, restituiscono meticolosamente i valori cromatico-luministici studiati dal vero.
La centralità di «Sole d’autunno» è connessa altresì al soggetto rappresentato, icona di primaria importanza del naturalismo segantiniano, collegato ad altri due capolavori della sua produzione quali «Allo sciogliersi delle nevi» (1888, St. Moritz, Segantini Museum) e «Vacche aggiogate» (1888, Basilea, Kunstmuseum). Sotto il profilo tematico, il dipinto costituisce inoltre un vero e proprio momento di frattura rispetto alle opere dei primi anni Ottanta dell’Ottocento. La tela supera infatti l’impasse letteraria dell’idillio tragico ed elegiaco, al fine di celebrare una più diretta esaltazione della natura nei suoi valori essenziali, svincolandola così da una rilettura sentimentale per avvicinarla, invece, ad una concezione panica e universale, entro ciò che il pittore definisce «simbolismo naturalistico».
La straordinarietà di quest’acquisizione risiede anche nella sua storia collezionistica, passata dalla collezione di Alberto Grubicy (1887) a quella dell’importante famiglia Dall’Acqua (1894), transitando poi nella collezione Rossello (ante 1926), una delle più consistenti e importanti collezioni di tutto il Novecento italiano.
LA Galleria Civica di ARCO è aperta dal martedì alla domenica e nei giorni festivi dalle ore 10.00 alle ore 18.00
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SEGANTINI, GENIO SCALPITANTE FIN DALLA GIOVINEZZA
Nato ad Arco da una famiglia di umili origini, Segantini si forma nella bottega del decoratore Luigi Tettamanzi e, successivamente, frequentando un corso serale all’Accademia di Brera. Sin dagli esordi milanesi, e successivamente al suo trasferimento prima in Brianza e poi sulle Alpi Retiche, la sua opera sarà determinata da una profonda comunione con la Natura e dallo studio delle potenzialità espressive della luce e del colore: una ricerca che il pittore porterà alle estreme conseguenze con l’approdo al Divisionismo e che troverà pieno compimento nella riscrittura, in chiave simbolica e panteistica, degli spazi alpini da lui resi assoluti ed eterni in termini pittorici.
Dagli esordi “scapigliati” alla pittura pastorale, dalle ardite sperimentazioni come colorista agli ultimi, lirici tentativi di catturare lo spirito della montagna e celebrarne il mito, la mostra seguirà gli snodi più importanti della sua vicenda biografica e artistica attraverso un percorso cronologico e geografico diviso in quattro sezioni e ritmato da numerosi focus tematici.


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SCALINATA CON PRETE, CHE MAGIA !
La figura solitaria di un anziano sacerdote che sale le scale, una separazione netta fra un’area inondata di luce e una parte in ombra, il tentativo di cogliere il momento in cui la luce del giorno e l’ombra della notte si avvicendano: tutti questi elementi si compongono magistralmente nel quadro noto come «Scalinata con prete».
Si tratta del dipinto «A messa prima», prima custodito al Museo Segantini di Saint Moritz, acquisito dal Comune di Arco nel dicembre 2021. Il soggetto è celebre. Il tema è il sacerdote intento a dirigersi nella chiesa di Veduggio.

Il Comune ha deliberato nel 2022 anche l’acquisto di due dipinti di Giovanni Segantini: «Paesaggio brianteo», olio su tavola di 24,8 x 35 centimetri datato 1884/85, e «Pulcini nell'aia», olio su tela di 43 x 70 centimetro datato 1883/85.
Le due opere sono dipinti giovanili nelle quali si inizia a intravvedere la pennellata e la divisione del colore che renderanno celebre Segantini, già da anni arricchivano i percorsi espositivi della galleria civica. Risale al 2017, infatti, l’acquisto, per 100 mila euro, del trittico «Natura di lepre e frutta», «Natura di pesce e verdura» e «Natura di cacciagione e frutta», olio su lamiera di zinco; occasione nella quale il Comune di Arco ottenne in deposito queste due opere, che ora ha stabilito di acquistare.

Paesaggio Brianteo

Pulcini nell'aia
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Inquieto, geniale, sofferto: Giovanni Segantini
Storia breve di un grande della pittura - di Corona Perer
Un grande innovatore della pittura alpina e un importante rappresentante del simbolismo di fine secolo. Giovanni Segantini è il padre del divisionismo. Artista famoso sbocciato da una infanzia difficile e da una gioventù irrequieta.
Era nato il 15 gennaio 1858 ad Arco, che allora faceva parte dell’impero austroungarico. Il padre era un venditore ambulante Agostino Segatini. La madre Margherita de Girardi morì giovane e il padre che di lui si era disinteressato portò il piccolo Giovanni, a 7 anni, alle cure della sorellastra Irene a Milano, dove trascorse anni di solitudine e tristezza.
Imparò la professione di calzolaio, lavorò per un breve periodo nel negozio di fotografia del fratellastro Napoleone e fu assistente di un pittore di pannelli decorativi. Frequentò l’Accademia di Brera a Milano e ottenne il suo primo successo con il dipinto «Il Coro della Chiesa di Sant’Antonio».
Nel 1881 Segantini abbandonò Milano e si trasferì con la compagna Luigia Bugatti, detta Bice, in Brianza, una regione ricca di laghi tra Milano e Como. L’allontanamento dalla città e dall’accademia con i suoi canoni e i soggetti mitologici e religiosi obbligati fu una scelta di principio. Come molti artisti, Segantini cercò l’originalità e i motivi della vita quotidiana per superare le strutture accademiche.
A quel tempo la Brianza era una regione rurale, Segantini concentrò il suo studio sulla vita quotidiana dei contadini e dei pastori. Lo stretto rapporto del pastore e della pastorella con gli animali divenne uno dei motivi preferiti, che in seguito riprese più volte nei Grigioni. Nel 1882 nacque il primo figlio, Gottardo (che divenne lui stesso pittore e scrisse una biografia del padre); seguirono i figli Alberto e Mario e la figlia Bianca.
Nell’agosto 1886 Giovanni Segantini, dopo un lungo viaggio esplorativo, si stabilì con la famiglia a Savognin, un villaggio di contadini di montagna nell’Oberhalb-stein (cantone dei Grigioni). Fu il paesaggio montano con la sua luce intensa che portò l’artista ad un nuovo linguaggio pittorico.
Spesso Segantini arricchì di un contenuto simbolico i paesaggi alpini meticolosamente osservati, in modo da creare visioni pittoriche allegoriche di rara luminosità. L’allontanamento dalla pittura realistica di genere avvenne in una fase di crisi in tutta Europa.
Dopo otto anni di soggiorno a Savognin, Giovanni Segantini si trasferì in Engadina con la sua famiglia, perseguitato dai creditori. Nel 1894 prese in affitto lo Chalet Kuoni a Maloja. Pur ben pagato (le sue opere erano tra le più costose dell’epoca) amava condurre un costoso stile di vita dell’alta borghesia milanese, e questo lo portava a sperperare in breve tempo i guadagni considerevoli che il suo mercante Vittore Grubicy gli procurava.
All’età di 41 anni, Segantini morì inaspettatamente di peritonite il 28 settembre 1899 sul monte Schafberg sopra Pontresina, mentre stava lavorando al quadro centrale del suo trittico alpino.
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