Arte, Cultura & Spettacoli

«Constellations»

La Fondation Beyeler, rinnovata e ampliata, mostra la sua collezione

«Constellations» è la mostra inaugurale del complesso della Fondation Beyeler, recentemente ampliato: per la prima volta, un’esposizione si sviluppa attraverso il nuovo edificio museale progettato da Peter Zumthor (Wyss Museum) e l’edificio firmato da Renzo Piano (Beyeler Museum), coinvolgendo inoltre il parco ampliato e gli edifici storici riqualificati.

Con circa 230 opere, si tratta della più ampia mostra della collezione nella storia del museo; essa metterà in risalto quel dialogo tra arte, architettura e natura per cui la Fondation Beyeler è rinomata a livello internazionale. La varietà degli spazi, delle atmosfere e delle prospettive offrirà ai visitatori l’opportunità di vivere incontri suggestivi con le opere d’arte e il contesto che le circonda.

Con lʼampliamento spaziale e concettuale del proprio ensemble, la Fondation Beyeler approfondisce la relazione unica fra arte, architettura e natura grazie alla quale è famosa a livello internazionale. Dal 26 settembre fino al 14 gennaio 2027, il pubblico potrà visitare il già esistente museo progettato da Renzo Piano e, per la prima volta, accedere ai nuovi edifici firmati da Peter Zumthor, al Beyeler Park ampliato e restaurato e agli edifici storici riconvertiti. 

 Con lʼapertura dellʼensemble ampliato, la Fondation Beyeler completa lʼamato Beyeler Museum progettato da Renzo Piano con tre nuovi edifici dellʼarchitetto svizzero Peter Zumthor: il Wyss Museum, lʼAmmann Pavillon e lʼErlen Torhaus. Inoltre, lʼensemble ampliato comprende alcuni edifici storici sotto tutela che sono stati restaurati e riconvertiti. Essi ospitano atelier per i futuri workshop della mediazione artistica, una sala di musica, una serra e un piccolo spazio destinato a progetti sperimentali, creando così nuove piattaforme sia per le artiste e gli artisti sia per il pubblico. Un parco privato posto sotto tutela, con alberi secolari e opere dʼarte contemporanea, sarà inoltre ora aperto al pubblico. In questo modo si raddoppiano sia gli spazi espositivi dedicati alla collezione sia lʼarea del parco. Nascono così nuovi spazi per eventi culturali, aree naturali e ambienti di socializzazione destinati allʼincontro, al riposo e alla contemplazione.

 

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L'OMAGGIO A CEZANNE

Basilea 25 gennaio 2026 - Per la prima volta nella sua storia, la Fondation Beyeler dedica una mostra personale a Paul Cezanne (1839–1906) – un pioniere dell’arte moderna e un artista fondamentale nella collezione del museo.

La mostra, curata da Ulf Küster, Senior Curator della Fondation Beyeler, raccoglie un’ottantina di opere, e si concentra sull’ultima e più significativa fase della produzione del pittore francese e presenta Cezanne in tutto il suo splendore: ritratti misteriosi, bagnanti paradisiaci, nostalgici paesaggi provenzali e la montagna preferita dell’artista, la Montagna Sainte-Victoire, che Cezanne rappresentò numerose volte, vista da sempre nuove prospettive. Dal suo atelier nel sud della Francia, Cezanne seppe esplorare con sensibilità magistrale la forte tensione fra luce, colore e forma. Creò dipinti rivoluzionari che hanno ispirato generazioni di artisti e artiste fino a oggi.

La mostra illustra come Cezanne cambiò la pittura e divenne, per usare le parole di Pablo Picasso, «il padre di tutti noi».

Riunendo ben 58 dipinti a olio e 21 acquarelli provenienti da rinomati musei e collezioni private in Svizzera, Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca e Stati Uniti, la mostra offre al pubblico l’occasione di scoprire l’opera pioneristica della maturità di Cezanne. Accanto a opere iconiche provenienti da importanti collezioni pubbliche come il Museum of Modern Art, il Metropolitan Museum of Art, il Musée d’Orsay, il Philadelphia Museum of Art, la National Gallery of Art di Washington e la Tate, la metà dei dipinti esposti sono in prestito da collezioni private e quindi generalmente non accessibili al pubblico, tra cui l’opera Baigneuses (1900-1906), che viene qui presentata per la prima volta in assoluto.

Cronologicamente, la mostra inizia alla metà degli anni Ottanta del XIX secolo. A quell’epoca, Cezanne si era già emancipato dal confronto con l’Impressionismo e aveva trovato lo stile che lo ha reso un personaggio chiave della modernità. Affrancando la pittura da convenzioni tradizionali come la prospettiva centrale, al passaggio fra i due secoli, l’artista di Aix-en-Provence aveva osato mettere in moto un cambiamento radicale nell’arte. L’obiettivo dichiarato di Cezanne era di abbandonare la rappresentazione fedele della natura per analizzare e rendere visibile nelle sue opere il processo stesso del dipingere partendo dai motivi della natura.

Sulla scia di questa libertà artistica di recente acquisizione, Cezanne si dedicò con frequenza crescente ai motivi che avrebbero caratterizzato la sua produzione successiva, fra questi la sua terra natale. I suoi dipinti hanno trasformato la Provenza in un luogo nostalgico nel quale si fondono natura, tranquillità e bellezza eterna. Trasponendo il paesaggio in colori vigorosi, Cezanne gli conferì un’aura iconica, il cui effetto va ben al di là della pittura. Le vedute della Provenza di Cezanne rivelano al pubblico contemporaneo sia le origini dell’arte moderna sia il magico incanto al quale la regione deve il suo eterno fascino.

La Montagna di Sainte-Victoire esercitò un’attrazione costante su Paul Cezanne. Più volte collocò il cavalletto davanti alla montagna, perché la riteneva un campo di prova ideale per cercare la risposta alla sua questione artistica fondamentale: come si può dipingere il mondo nel modo esatto in cui lo si percepisce? Per Cezanne, ciò non significava semplicemente rappresentare la natura, ma renderne visibili la chiarezza, i colori e l’atmosfera; l’arte come parallelo della natura. Tra gli anni Ottanta del XIX secolo e la sua morte, l’artista dipinse la Montagna di Sainte-Victoire in circa 30 olii e in numerosi acquarelli. Sette di questi dipinti a olio e due acquarelli sono riuniti nella mostra della Fondation Beyeler.

Dipingendo la Montagna di Sainte-Victoire, Cezanne mise alla prova la tecnica che aveva sviluppato per comporre immagini sulla tela. Cezanne voleva conciliare la forza persistente della montagna e le impressioni fugaci del momento. Fu un tentativo che, in seguito, avrebbe influenzato in modo cruciale artisti come Pablo Picasso o Georges Braque.

Un altro motivo centrale della mostra sono i bagnanti, un tema che Cezanne riprese e modificò diverse volte per esplorare il rapporto fra uomo e natura. I bagnanti di Cezanne uniscono la classica tradizione del nudo artistico a una concezione moderna della forma e dello spazio.

Anche le nature morte di Paul Cezanne sottolineano la sua ambizione instancabile di trasformare il mondo visibile in un ordine stabile, quasi senza tempo. Illustrano come, nel piccolo, Cezanne perseguisse la ricerca di quell’ordine interiore che lo affascinava anche nella grandezza della natura.


Oltre alle sue nature morte con frutta e vasi, la mostra dedica attenzione anche al motivo del teschio in Cezanne, che rivela una dimensione esistenziale della sua produzione artistica. A differenza delle composizioni di frutti e tessuti, il teschio non è un semplice oggetto decorativo, ma un simbolo della caducità della vita e delle questioni fondamentali dell’esistenza umana. Il cranio diventa una forma concentrata, al cui peso, ombre e contorni viene dedicata la stessa attenzione riservata agli oggetti delle sue nature morte. In questi dipinti, la realtà materiale dell’oggetto si fonde con una riflessione sul tempo, la mortalità e la struttura permanente del mondo.

L’esposizione cerca di illustrare come Cezanne renda visibili le strutture dei suoi dipinti, invitando così il pubblico a confrontarsi con il suo processo pittorico e a parteciparvi. Questo vale soprattutto per le opere che sembrano incompiute. In quei casi, l’artista si prese la libertà di lasciare spoglia parte della tela e creò una nuova armonia proprio nell’incompiutezza. Queste composizioni sono caratterizzate da una sorta di finale aperto, che offre alle spettatrici e agli spettatori attivi la possibilità di completarle mentalmente e dipingerle con la propria immaginazione.

Sulla scia di questa ispirazione, alla fine del percorso espositivo, c'è la tecnica dell’acquerello, che Cezanne perfezionò con maestria. L’allestimento di un atelier all’interno del museo mira a rendere il procedimento sviluppato dall’artista esperibile non soltanto visivamente, ma anche praticamente.

 

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