''La Vedoma Romana'' Dante Gabriel Ferretti, 1874
''La Vedoma Romana'' Dante Gabriel Ferretti,1874
Arte, Cultura & Spettacoli

Preraffaelliti, il Rinascimento ''moderno''

Imperdibile mostra al Museo Civico San Domenico di Forlì (fino al 30 giugno 2024)

(Forlì 24 febbraio 2024 - C.Perer) - E' la storia di un amore: quello che un gruppo di artisti inglesi, in tutto 7, ebbe per il Rinascimento Italiano. Fondarono un movimento che inizia ufficialmente in epoca vittoriana, nel 1848, e nasce ...una piccola rivoluzione. Tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento, l’arte storica italiana, dal Medioevo al Rinascimento, ebbe un forte impatto sulla cultura visiva britannica: alcuni artisti giovani e dallo spirito gogliardico come William Holman Hunt, John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti si ribellano ai canoni e alle regole severe imposte dalla Royal Academy e nel tentativo di rinnovare la pittura inglese, considerata in declino a causa delle norme eccessivamente formali, guardano a ll'Italia e a quel Rinascimento che si sviluppa prima di Raffaello. ''Non che lo detestassero, ma non accettavano gli epigoni, cioè chi copiava Raffaello'' è stato detto. Ad ogni buon conto le loro opere portarono una ''freschezza primaverile''.

La mostra forlivese racconta tutto questo attraverso 350 opere di artisti italiani e internazionali. Un evento internazionale, esaltante. Una mostra imponente e straordinaria perchè piena di capolavori e di inediti. Al Museo Civico San Domenico di Forlì  ''PRERAFFAELLITI. Rinascimento moderno'' si racconta l'influenza dell'arte italiana, dal Medioevo al Rinascimento, su tra generazioni di artisti e sul movimento che ha rivoluzionato l'Inghilterra vittoriana, influenzando poi la stagione europea del simbolismo.

foto: C.Perer

Si tratta di un progetto che ha richiesto tre anni e mezzo di lavoro. La mostra diretta da Gianfranco Brunelli è a cura di Elizabeth Prettejohn,  Peter Trippi, Francesco Parisi e Cristina Acidini, con un team internazionale composto anche da Tim Barringer, Stephen Calloway, Charlotte Gere, Véronique Gerard Powell e Paola Refice.

''Le opere dei preraffaelliti sono belle in un modo nuovo'' afferma Elizabeth Prettejohn (autrice di un testo fondamentale sul Preraffaellismo). ''L'arte del Rinascimento italiani che tanto avevano attratto i sudditi della Regina Vittoria continuava a esercitare il suo fascino sugli artisti, fino al Novecento''.

''La Confraernita di artisti inglesi iniziò una rivolta, un'autentica benedizione nazionale che ha messo radici e che ancora continua'' afferma il co-curatore  Peter Trippi alla conferenza stampa, iniziata con un commosso ricordo di Antonio Paolucci scomparso di recente.
 

foto: Elizabeth Prettejohn alla presentazione con alle spalle un meraviglioso Botticelli.
Nelle altre foto in senso orario un Palma il Vecchio e il San Michele di Andrea Della Robbia
foto C.Perer

 

Il percorso si apre con una sezione dedicata direttamente ai maestri italiani con opere di artisti come Cimabue, Beato Angelico, Filippo Lippi, Luca Signorelli e Botticelli, in modo da far immergere subito il visitatore nella cultura visiva a cui ha guardato il Preraffaellismo.

La Chiesa di San Giacomo con la sua navata centrale offre al visitatore un primo tuffo al cuore con l’esposizione  dei capolavori del Tre-Quattrocento italiano, mentre gli spazi laterali sintetizzano i confronti tra le diverse generazioni dei Preraffaelliti e il Rinascimento. Le grandi sale che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico consentono focus a tema e memorabili passerelle per i capolavori esposti.

foto: C.Perer

Il concept parte dalla volontà di mettere a confronto diretto i maestri italiani dal Trecento al Cinquecento con gli artisti inglesi di epoca vittoriana, proprio quelli che fondando una Confraternita ruppero le regole della Royal Academy. Il loro sguardo sul Rinascimento storico italiano (ecco perchè il loro fu un ''Rinascimento moderno''), è la premessa di questa rivoluzione. 

Ecco dunque che il visitatore incontra  grandi maestri del passato del calibro di Beato Angelico, Giovanni Bellini, Benozzo Gozzoli, Filippo Lippi, Michelangelo, Guido Reni, Luca Signorelli, Mantegna, Veronese, Verrocchio, Cosimo Rosselli, Palma il Vecchio, Filippino Lippi, a confronto o a fianco degli inglesi Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais, William Holman Hunt, John Ruskin, Edward Burne-Jones, William Morris, Ford Madox Brown, Elizabeth Siddal, Evelyn De Morgan, John William Waterhouse, George Frederic Watts, Henry Holiday, William Dyce, Charles Haslewood Shannon, Frederic Leighton, Simeon Solomon, Charles Ricketts, Frederick Sandys.

Magnifico l'allestimento curato dallo Studio Lucchi & Biserni: il colore di fondo è il verde pavone. "Un colore caldo, avvolgente, contemplativo estratto dai quadri dei più importanti artisti del movimento Preraffaellita'' è stato detto durante l'affollata conferenza stampa di presentazione. ''Il verde come colore della natura e della vita stessa, il colore della rinascita primaverile, il colore dell’Io, della vitalità, del sogno fatato".

La vastità della mostra chiede tempo e passo lento. E' un continuo susseguirsi di capolavori, un tuffo nella Bellezza con il dinamismo del prima e del poi. Il salto cronologico che chi guarda è costretto a fare, di opera in opera, mette a fuoco echi e suggestioni che dal Rinascimento storico arrivò a quello moderno. Un dinamismo straordinario. Gli spazi del Museo San Domenico con la meravigliosa architettura del complesso museale costituito dalla Chiesa di San Giacomo, le Cappelle, i corridoi delle antiche biblioteche, danno alla mostra una caratura palpabile.
 

 

Dipinti, sculture, disegni, stampe, fotografie, mobili, ceramiche, opere in vetro e metallo, tessuti, medaglie, libri illustrati, manoscritti e gioielli, persino uno stupendo pianoforte a coda decorato in stile preraffaellita, raccontano questa storia e grazie ai prestiti concessi dai musei europei e americani, affiancano per la prima volta una consistente rappresentanza di artisti ai loro modelli e ai loro successori arrivati a  fine Ottocento a mettere le basi per Simbolismo, Liberty e Art Decò. Tutto grazie ai loro precursori britannici.

''I Preraffaelliti attinsero infatti a un’ampia gamma di influenze ed elementi storici, in momenti diversi si ispirarono all’arte e all’architettura gotica veneziana, a Cimabue, oltre che a maestri del Rinascimento, come Botticelli e Michelangelo, rivolgendosi infine con altrettanto entusiasmo all’arte veneziana del XVI secolo di Veronese e Tiziano'' spiega Cristina Acidini,  massima esperta in Italia di Preraffaellismo.

La prof.ssa Cristina Acidini massima esperta di Preraffaellismo

 

La mostra si avvale di prestiti delle più prestigiose collezioni e musei: capolavori sono arrivati dalle Gallerie degli Uffizi e Casa Buonarroti di Firenze, Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, da Londra opere dal British Museum, Royal Academy of Arts, Victoria and Albert Museum, Tate, Royal Collection, dall’America ci sono prestiti dal Museo de Arte de Ponce, The Luis A. Ferré Foundation, Inc. (Portorico), dallo Yale Centre for British Art di New Haven (Stati Uniti), dai Vassar College e Dahesh Museum of Art di New York, dal Fine Art Museum of San Francisco e dalla Colección Perez Simón (Messico).

Una carrellata di opere che permette di leggere in controluce anche la mutazione dei canoni della raffigurazione femminile.  Le donne che emergono dai lavori di questa singolare e coraggiosa Confraternita di artisti (in particolare Rossetti, Leighton e Burne-Jones) hanno una sensualità forte e allo stesso tempo enigmatica, sono attraversate da passioni tristi, dalla bellezza sfuggente. Non solo muse, ma co-protagoniste di una nuova identità estetica che entrarono nell’immaginario preraffaellita''.

 

E alla fine del percorso ci si rende conto che il Preraffaellismo – iniziato1848 - non sia mai finito. Lo ritroveremo nel simbolismo e persino nelle avanguardie del decadentismo. Non fu assolutamente un  ritorno reazionario al passato ma un progetto visionario e moderno, che ha  restituito forza e presenza alla tradizione italiana. La mostra, organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, è accompagnata da un poderoso catalogo pubblicato da Dario Cimorelli Editore, con saggi dei curatori e contributi dei co-curatori ospiti.

Assolutamente imperdibile e visitabile fino al 30 giugno 2024.
(cperer)

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Per informazioni e prenotazioni
tel. 0543.36217
mostraforli@civita.art
www.mostremuseisandomenico.it

foto: C.Perer

 

foto: C.Perer

 


Autore: Corona Perer

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